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“Cosa respirano i bambini e le bambine nelle nostre città?”.

È la domanda che unisce, come un filo rosso, i flash mob che si sono svolti simultaneamente in sei città italiane, all’indomani del trentennale anniversario della ratifica italiana della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Torino, Napoli, Roma, Bologna, Brescia e Milano, sabato scorso hanno visto i loro cittadini scendere in piazza nell’iniziativa lanciata dall’associazione Cittadini per l’aria, con gli altri gruppi che in questi anni hanno monitorato il biossido di azoto (No2) di fronte alle scuole delle loro città: Città della Scienza, Napoli Pedala, Comitato Vivibilità Cittadina, Salvaiciclisti, Bike to School, Aria Pesa, Basta Veleni e Torino Respira.

L’obiettivo? Chiedere che il Governo rafforzi le misure nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, per migliorare la qualità dell’aria nelle città italiane, al fine di tutelare lo sviluppo e la salute dei bambini.

“Un paese che si rispetti deve tenere fede agli impegni – commenta Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria -. La Convenzione sui diritti dei fanciulli impegna gli stati membri ad assicurare ai bambini ‘la protezione (…) necessaria al loro benessere’ riconoscendogli il diritto ‘di godere del miglior stato di salute possibile’.

L’Italia non avrà rispettato questo impegno fino a che l’aria delle città, in cui nascono e crescono milioni di suoi piccoli cittadini, verrà risanata con misure ambiziose innanzitutto sulla mobilità. Il Pnrr è un’occasione da non perdere”.

In tutte le città monitorate dalle associazioni, infatti, le concentrazioni di No2 misurate durante le campagne di scienza partecipata (“No2 No Grazie”, “Che aria tira?”, “Quanto pesa l’aria a scuola?”) sono risultate, nella stragrande maggioranza dei casi, più alte rispetto al limite previsto dalla legge (decreto legislativo 155/2010) e, inoltre, sempre molto al di sopra del limite indicato dai ricercatori dell’Oms a tutela della salute umana.

In ogni città, una gradinata ha ospitato i cartelli colorati in base alle concentrazioni misurate davanti alle scuole durante le campagne di monitoraggio tenutesi dal 2017 al 2020, accanto a grandi nuvole grigie scure e ad uno striscione che chiede: “Cosa respirano i bambini nella nostra città?”.

“Il pesante inquinamento atmosferico presente nelle nostre città, così carico di veleni, rappresenta un serio pericolo, in particolare, per le figure più deboli: i bambini e gli anziani – afferma Maurizio Bresciani di Basta Veleni –. L’indebolimento costante che lo smog provoca alla nostra salute ha avuto un’ulteriore conferma nell’incidenza del Covid sulle persone fisicamente più fragili.

Qualsiasi ulteriore dilazione dei provvedimenti necessari a salvaguardare l’aria che respiriamo è un atto di complice responsabilità contro la tutela dell’ambiente e la precarietà della nostra vita resa ancora più insicura”.

I primi a subire gli effetti della cattiva qualità dell’aria, infatti, sono proprio i bambini, che hanno ripercussioni che vanno dalla riduzione dello sviluppo e della funzione polmonare all’incremento di asma e infezioni delle vie respiratorie (bronchioliti), ma anche disturbi dello sviluppo del sistema neuro comportamentale (disturbi dell’attenzione, riduzione del QI) e allergie, fino ad arrivare ai tumori infantili.

Patologie la cui insorgenza, come dimostrano molti studi, sono spesso associate anche all’esposizione della madre agli inquinanti durante la gravidanza.

“Una città a misura di bambino garantisce la salute di tutti i cittadini e l’ambiente salubre per tutti gli esseri viventi – conclude Gennaro Esposito, presidente del Comitato Vivibilità Cittadina –.

L’obiettivo non può mai essere lo sviluppo senza regole, ma uno sviluppo che renda vivibili le città in sintonia con la nostra madre terra. L’aria che respiriamo è un bene prezioso ed irrinunciabile, la sua qualità è una priorità per ogni azione di sviluppo”.