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A cura di Daniela e Beppe 

Il viaggio riserva sempre sorprese se si è disposti ad aprire gli occhi, a mettersi in gioco ed a tener aperto il cuore. Così è stato anche per noi la scorsa estate.

Perché non fare il pane per chi ha fame?

Ci presentiamo: siamo Daniela e Beppe, due ragazzi bresciani over 50, di Pontevico, professione fornai, sposati da 29 anni con due figli. Da sempre bazzichiamo parrocchia e oratorio, quindi conosciamo bene il Voica (Volontariato Internazionale Canossiano) e le sue iniziative; mai e poi mai, però, avremmo pensato di diventare, in prima persona, attori delle attività dell’associazione.

voica2 Invece, lo scorso maggio, arriva la proposta di Marco, impiegato di banca over 30, di Alfianello, alla quarta esperienza estiva in Africa e nostro compagno di avventura. E una domanda: perché non andare in Africa a fare il pane per chi ha davvero fame, anziché farlo per chi, spesso, ha soltanto mille pretese? La sentiamo subito come una chiamata di Colui che ci indica la strada da sempre, ma che non sempre ci trova pronti a seguirla. Così, quasi senza approfondire tanto il senso del viaggio, partiamo.

E’ così che è iniziata la nostra avventura. Era inizio luglio quando, come davvero fosse quasi un sogno, ci troviamo catapultati nella realtà di Aru, piccolo villaggio nel nordest della Repubblica Democratica del Congo, ad un tiro di schioppo dal confine ugandese. Grazie all’accoglienza delle Madri canossiane e della gente, iniziamo a calarci nella realtà africana.

Credo che non scorderemo mai quei viaggi in bus e le buche delle strade africane; la terra rossa e i tafferugli alla frontiera; la musica che tutte le notti ci teneva svegli insieme al timore delle zanzare e dei serpenti; quel fulmine che è caduto a pochi metri da noi durante un temporale.

voica4Eppure, siamo convinti che quello che ci accompagnerà per tutta la vita sarà il ricordo dei racconti delle Madri con cui abbiamo condiviso i nostri giorni; il sorriso della gente che ha camminato con noi in quei giorni; l’entusiasmo dei bambini, i mille progetti in cantiere da realizzare per la comunità; il Vangelo che trasudava da ogni gesto di queste Madri così speciali; i colori ed i canti; quel senso di pienezza che sentivamo nel cuore. E poi la visita ai carcerati, una delle esperienze più intense della nostra avventura ad Aru.

Sarebbero davvero tanti i momenti da raccontare. Quel che conta davvero però, oltre al lavoro che abbiamo svolto, sono stati tutti gli incontri che abbiamo fatto. L’incontro con i ragazzi catecumeni, l’incontro con le donne del villaggio per insegnar loro a fare i biscotti, l’incontro con alcune ragazze sull’aborto, l’incontro quotidiano con la gente e con le Madri.

voica3Sono stati giorni meravigliosi, non privi di umane difficoltà, nei quali abbiamo imparato un amore di cui non eravamo ancora a conoscenza, un amore davvero incondizionato; giorni in cui abbiamo partecipato alla vera gioia, quella gioia che la nostra società ha ormai dimenticato da tanto tempo; gioia nella povertà, fatta di tradizioni e valori ancora solidi e intoccabili.

Tra i tanti aspetti, abbiamo davvero misurato la differenza tra il necessario ed il superfluo; abbiamo visto le opere e l’operosità delle incredibili missionarie canossiane e abbiamo toccato con mano la concretezza e l’importanza del lavoro svolto dal Voica.

Insomma: chiunque dovrebbe andare in missione almeno una volta nella sua vita. Ci chiediamo sempre quale sia il progetto che Dio ha in realtà per noi… ma lo scopriremo prima o poi! Torneremo? Chi lo sa… Intanto conserviamo nel cuore quest’Africa che ci ha sorriso ed amato, onorati di aver potuto vivere un’esperienza tanto grandiosa.

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Marco Sacchi
Bresciano di origine e residenza, frequenta l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza dove si specializza in Economia aziendale. Dal 2011 in forza presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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