Tempo di lettura: 2 minuti

Proprio così: tanto inquina Internet. Ne è convinto Alessandro Graziadei redattore del portale Unimondo.org che ieri ha pubblicato un articolo che vale la pena leggere per intero.

Qui ci limiteremo a qualche dato.

“Come recitano le e-mail che spedisco e che mi arrivano da ogni parte del mondo”, spiega il giornalista,  “Risparmiando carta, rispetti l’ambiente. Stampa questa e-mail ed i suoi allegati solo se necessario”. E lui, come noi, stampa meno del necessario.

Purtroppo però una sola di queste e-mail, da 1 mega, comporta l’emissione di circa 19 grammi di CO2 e che l’uso costante che si fa di Facebook non è da meno quanto ad impatto ambientale2:

I numeri fanno rabbrividire: un’azienda con 100 dipendenti emette circa 13,6 tonnellate all’anno di CO2 solo per la posta elettronica. Come 13 viaggi andata e ritorno da Parigi a New York in aereo.

Secondo una ricerca di qualche hanno fa,aggiunge Graziadei  “se le infrastrutture digitali fossero uno stato sarebbero il sesto più grande consumatore di energia al mondo”, un dato in costante aumento trascinato dalla rapida crescita di utenti e di servizi, soprattutto streaming, come YouTube, Netflix o Spotify. Oggi oltre il 60% del traffico internet è usato per l’utilizzo in streaming, una percentuale che si stima possa arrivare al 76% entro il 2018.

Per evitare questi costi bisognerebbe affidarsi il più possibile alle fonti rinnovabili. Come già fanno, sia pur parzialmente Apple, Yahoo, Facebook e Google.

“Per Greenpeace” spiega ancora Graziadei, “che ogni anno realizza il report “Clicking Clean: A Guide to Building the Green Internet Amazon manca ancora di chiarezza visto che continua ad espandersi in Virginia, dove la rete elettrica è alimentata appena per il 2% con fonti rinnovabili. Secondo l’ong l’attuale mix energetico di Amazon è composto solo per il 23% da fonti rinnovabili.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *