Tempo di lettura: 8 minuti

di padre Attilio Zorzetti
missionario dehoniano in Argentina
Lui era provinciale dei Gesuiti e poi rettore della Facoltà di filosofía e teologia di San Miguel, nella provincia di Buenos Aires.

Noi dehoniani avevamo il noviziato in quella zona, popolata da case religiose di frati e suore. Partecipavo con lui alle riunioni del clero della diocesi. E lui ci accoglieva nell´incontro di fine anno con una grigliata (asado) di squisita carne argentina e poi lui stesso in cucina preparava un gelato casalingo. Buonissimo e abbondante.

Di lui si è sempre parlato come un uomo di Dio, ma dal profilo basso. Lo avvicini e non ti fa paura, non ti crea complessi e sei portato a chiacchierare con lui come con un compagno di scuola. Ti rompe tutti gli schemi: ti ascolta per cinque minuti e magari ti risponde con una frase di cinque parole.

Noi preti l´abbiamo sempre chiamato Giorgio. E se dov´essi parlare con lui oggi, credo che farei fatica a chiamarlo monsignore. Meno che meno sua santitá.

Scrivere di Francesco, il Papa argentino, non è facile. Alcune persone sono cosí poliedriche nel loro modo di fare e di vivere che non si sa mai quali aspetti sottolineare di piú. Allora voglio parlare di quel Bergoglio che ho conosciuto fin dai primi anni della mia presenza in Argentina.

A quell’epoca facevo il maestro dei novizi e un anno mi trovai in una situazione difficile. Non trovavo il predicatore per i miei otto novizi che si prepavano ai primi voti. Disperato, ricorsi a Bergoglio perché mi trovasse un predicatore tra i suoi confratelli gesuiti.“Non ti preoccupare, mi disse…tu prega San Giuseppe e vedremo”. Nonostante i suoi molti impegni, alla fine li predicò lui.

Il suo modo di fare è sempre stato abbastanza “asciutto” , di poche parole, spontaneo, semplice, direi senza “ fronzoli”, con un linguaggio diretto, chiaro e che va al grano. L´ho capito fin da quando era formatore di studenti di teologia. Il suo carattere è sempre stato forte anche se molto umano. Altrettanto potente il suo ascendente sui giovani. In quegli anni era uno straordinario organizzatore di comunità, di clero e anche nella pastorale diretta dei quartieri di periferia.

Il vescovo in autobus
Bergoglio in città viaggiava coi mezzi pubblici.

Poco piú di due anni fa, quando il mio caro confratello vescovo, Marcello, ammalato di un tumore, era ospite della nostra comunità in Buenos Aires, il cardinale Bergoglio veniva a trovarlo viaggiando in metropolitana. L´ultimo tratto di strada lo faceva a piedi salutando la gente che lo riconosceva. Di questo suo modo si fare il mondo già se ne è accorto.

La casa natale di Papa Francesco si trova nella nostra zona. Quando venne fatto vicario, gli abitanti lo vedevano spesso camminare per le strade, col rosario in mano e salutando i vicini del quartiere. Aiutava un’infinità di persone, spiritualmente ma anche materialmente, con il denaro delle proprie tasche. Ha aiutato famiglie, parrocchie, cappelle di quartieri poveri. E ancora anziani, suore di clausura, gente che ricorreva a lui, senza che la sua mano destra sapesse cosa faceva la sinistra. Parte o tutto il guadagno che derivava dai suoi libri, lui lo dava a istituzioni o a parrocchie bisognose.

Si ricordava con molto affetto, e andava a trovare, l´anziana suora che l´aveva preso in braccio da piccolo. Come pure quella suora, ancora viva, che fu sua catechista per la prima Comunione.

La sua vita, adesso come Papa, continuerà a darcu una infinità di queste segni tipicamente suoi. Forse qualcuno potrà dire che lo fa per posa, per mettersi in mostra o per colpire la sensibilità semplice della gente. Invece dietro ogni gesto c´è un insegnamento e un messaggio significativo.

Il religioso
Papa Francesco è un religioso. Quando si è presentato al mondo, ha detto che i cardinali sono andati a prenderlo tanto lontano, laggiú in fondo a Buenos Aires, una città quasi australe. Ciò mi fa pensare al medioevo, quando i cardinali scovavano il papa tra i monaci dei monasteri. Sicuramente lo Spirito Santo aveva i suoi motivi.

Papa Francesco è stato docente, maestro dei novizi, provinciale, rettore di facoltà, parroco. Come provinciale della Compagnia di Gesú in Argentina gli è toccata l´ora della crisi del dopo-Concilio e la sua provincia ha sofferto la fuga di religiosi e una forte crisi interna. In quegli anni, come molti di noi, ha vissuto la dittatura militare, che è stata molto dura anche per la Chiesa. E quando dico “chiesa” intendo tutti i cristiani, soprattutto quelli che hanno sofferto e sono morti, magari sotto tortura. Catechisti, sindacalisti, seminaristi, frati, preti, suore e vescovi.

Bergoglio ha ricevuto accuse rispetto ai suoi rapporti con la dittatura argentina. Ma adesso arrivano le testimonianze di tante persone che lui ha salvato, magari nascondendole nel soffito di casa o aiutandole a scappare.

Anche Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel della Pace, è intervenuto in questo dibattito: “Non credo che Giorgio Bergoglio sia stato complice della dittatura, però credo che gli sia mancato il coraggio per accompagnare la nostra lotta per i diritti umani nei momenti più difficili”.

La sua pastorale
E´interessante vedere Papa Francesco anche sotto l´aspetto pastorale. Ciò che piú si mette in risalto in lui è appunto questo suo stile “pastorale”. Con tre aspetti concreti.

La parola, ossia l´annuncio, i ritiri al clero e ai religiosi, la predica, la lettera pastorale e anche qualche libro. Tutti riconoscono che nell´assemblea latinoamericana di Aparecida, in Brasile, i suoi interventi hanno segnato il cammino della nuova evangelizzazione del continente e direi anche della chiesa universale.

Fu a capo del gruppo che ha redatto il documento finale e i suoi interventi nei sinodi lo hanno fatto apprezzare per stile e contenuto pastorale.
Il suo messaggio è chiaro, sereno, forte e attuale.

Bergoglio non è Martini, anche se tutti e due sono gesuiti. Il Vangelo sta alla base del loro messaggio e della loro riflessione. Ma Bergoglio è un “ruminante” del Vangelo, scusatemi il termine. Lo trasmette tradotto e “masticato” per la gente anche semplice, che così lo capisce e assimila.

Quando parla ai diaconi prossimi all´ordinazione, capisci subito che razza di preti vuole. Ed è esigente: mi ricorda un po’ Mazzolari del libro “Preti cosí”. Quando parla ai religiosi, risuonano le parole orazione e contemplazione, servizio, dedicazione, il fiat di Maria che si dona a Dio e si consacra e il gesto di Gesú che serve e lava i piedi.

E qui viene il gesto, il secondo aspetto: un’infinità di modi di fare, dire e sorprendere l´altro. Il gesto che piú colpisce in lui è quello imprevisto, verso il semplice, il povero, l´ammalato. Il gesto “pastorale” che dà importanza alla persona.

Fortissime sono le sue espressioni di condanna per la miseria e le ingiustizie provocate da una politica “egoista”. L´abbiamo visto nelle omelie delle messe celebrate nelle strade e nelle piazze di Buenos Aires: quelle con gli accattoni, le prostitute, i ragazzi di strada, gli operai. Erano messe non grate alle autorità locali.

Ho concelebrato con lui la domenica per gli emigranti nella chiesa degli Scalabriniani nella Boca perché io accompagno gli immigrati paraguaiani. Nelle sua predica Bergoglio ha manifestato chiaramente l´importanza dell´apertura all´altro, allo straniero, all´immigrante, il vero “povero” della nostra società latinoamericana.

Alla fine delle messe che celebrava nelle parrocchie, Bergoglio salutava la gente sulla porta e non accettava la busta che gli offriva il parroco. Sempre voleva che si desse il denaro a qualche famiglia bisognosa. Lui arrivava alla parrocchia in autobus e di ritorno prendeva di nuovo l´autobus. A volte qualcuno lo portava a casa in macchina.

Una parola forte l’ha avuta anche per il governo.Famosa la sua frase “nessuno vuole caricarsi sulle spalle la Patria”.
Bergoglio non ha avuto peli sulla lingua per tacciare di irresponsabili le autorità della città quando alcuni anni fa si è incendiata una discoteca dove morirono asfissiati e bruciati oltre 160 giovani: quella discoteca non era in regola. Oppure quando un treno entrò in stazione senza freni, schiacchiando più di cinquanta persone che stavano andando al lavoro.

Molto conosciuta è la sua presenza nelle “villa miserias“ , le baraccolpoli di Buenos Aires dove vivono oltre trecento mila persone. Con un gruppo di giovani preti molto impegnati ha creato un Vicariato proprio per la pastorale diretta tra questa gente. Ha animato convegni sulla pastorale popolare. Ha sempre dato gran valore ai santuari e quasi sempre partecipava alle feste dei patroni.

Tipica quella di San Gaetano da Thiene l´8 agosto: qui in Argentina è considerato il santo del “pane e del lavoro”.

Per salutare San Gaetano, in paese quel giorno si forma una fila di chilometri e chilometri di pellegrini che rimangono anche alle intemperie pur di arrivare a toccare la nicchia del santo per chiedergli la grazia di trovare lavoro o ringraziarlo per averlo ottenuto. In quell’occasione Bergoglio celebrava una messa all´aria aperta e poi andava a salutare personalmente la gente che faceva la fila: “Quando ci avviciniamo alla nostra gente con lo sguardo del Buon Pastore, quando non ci avviciniamo per giudicare, ma per amare, ci rendiamo conto che questo modo culturale di esprimere la fede cristiana continua a essere vivo tra noi, specialmente tra i nostri poveri. E´una grande ricchezza che Dio ci ha dato..”

Per ultimo la coerenza di vita. Anche adesso che è Papa, Bergoglio ha uno stile inconfondibile. Se adesso è Francesco, è perché lo era prima, nella semplicità del suo modo di essere e vivere. Non so se lascerà le grosse scarpe nere che gli conferiscono un modo di camminare alla contadina, per le scarpe rosse o bianche…o se riprenderá la limusina…

Francesco dice povertá, dice difesa della natura, dice fratellanza universale, è vero. Ma non dimentichiamo che Francesco ha ricevuto da Gesú Cristo anche il compito di tenere in piedi la Chiesa che stava per cadere. E di ricostruirla.

San Damiano non era la cattedrale di Assisi. All´inizio del Concilio, Papa Giovanni XXIII diceva che “la Chiesa si presenta cosí com´è, come la Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri”. Forse Papa Francesco vuole riallacciarsi a questa affermazione o programma di vita. Preghiamo per lui.

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Padre Attilio Zorzetti
Originario di Gambara, bassa bresciana, padre Attilio Zorzetti è missionario in Argentina da più di quarant’anni. Coinvolto nelle attività del Ciacc fin dall’apertura degli uffici a Buenos Aires, Attilio è padre spirituale della comunità paraguaiana emigrata nella città argentina. È grazie a lui che Cassa Padana ha intessuto le prime relazioni con la Conferenza Episcopale Paraguaiana, attraverso la quale è nato il progetto di costituzione della Centrale di Cooperative di Piccole e Medie Dimensioni in Paraguay.

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