Castelleone (Cremona) – Sono gli odori che ci colpiscono subito.Scendendo dall’auto, un buon sentore di stallatico, che quasi avevo scordato.Percorrendo un breve sentiero, è la menta selvatica che ci inebria e il profumodell’erba e dell’estate. Intorno pioppi, platani, salici piangenti e un frinire, amoroso, di cicale. Poi solo pace.

Siamo nella campagna cremonese,in piena pianura padana, due chilometri dall’abitato di Castelleone a trenta chilometri dalla città. Alla fine del sentiero uno slargo e propro lì solitaria, imponente ma non troppo in tutto quel verde, la chiesa di Santa Maria in Bressanoro.

Preposto all’entrata, un portichetto a tre arcate sostenuto da quattro colonnine .Un po’ attenua l’austerità dell’edificio. Un portale accostato ci invita ad entrare. Di solito si trovano chiuse le chiese e le pievi disseminate nei campi della Lombardia; oppure qualche prete le apre un paio d’ore,per celebrare la messa.

 Samo all’interno di un gioiello di arte lombarda della seconda metà del 400’ he propone la novità (per quel periodo) di una pianta centrale ,e di una costruzione a croce greca, con severi abbellimenti murari in cotto, culminanti nel tiburio che cela all’interno la cupola maggiore, mentre le altre, di più ridotte dimensioni, coprono i quattro bracci.

Proprio il severo impianto a croce greca della chiesa, di memoria bizantina, sormontato
sulla campata centrale da un rinascimentale tiburio ottogonale, crea un’impressione di maniero ancor prima che di edificio religioso, rafforzata dal gioco di spigoli e muraglioni che sembrano incastrarsi agli incroci dei
bracci.

All’interno importante é la decorazione pittorica che riveste una fascia dell’alto tiburio e che rappresenta una spettacolare “Crocifissione”, sostenuta nelle parti laterali e nei riquadri in opposizione da alcune scene della vita di Cristo, nonché della sua passione e morte, oggi concordemente attribuiti ad artigiani di bottega, che hanno conferito alla narrazione pittorica un sapore popolare. Nella cappella laterale
destra si trova una Assunta del Malosso (Giovanni Battista Trotti 1555-1619).

Nel 1460, grazie alla generosità di Bianca Maria Visconti, moglie di Francesco Sforza, il frate spagnolo,francescano Amadeo Menez de Sylva diede il via alla costruzione di un Convento e di una nuova Chiesa , dedicata a S. Maria.

Uscendo fiancheggiamo il campanile , a base quadrata che é stato aggiunto dopo la costruzione
della Chiesa. Dietro l’abside scorre una roggia e di fianco vi è l’orto del guardiano che ,evidentemente, ama anche i fiori. Alceste,è qui da 28 anni. Ha lasciato la città e parte del suo lavoro, per rifugiarsi in questa oasi di pace.

Mentre ci parla, un volo ardito di piccioni ci sovrasta e lo stormo cerca poi frescura nella roggia, tra la vegetazione. Il guardiano è un personaggio un po’ enigmatico e guardandolo nell’azzurro degli
occhi mi sovviene un frase del “Piccolo principe”:” Io credo che egli approfittò , per venirsene via, di una
migrazone di uccelli selvatici”