Caro Mario,il gioco che mi piace di più con i miei amici è nascondino, soprattutto di sera, in estate. Il gioco inizia così: un bambino a occhi chiusi conta fino a venti, e gli altri bambini devono essere tutti nascosti. Mi piace perché si corre e si fa fuori all’aria aperta. Diego.

risponde il maestro Mario Lodi
Il gioco a nascondino, di sera, mi ricorda le serate estive quando ero bambino. Giocavamo in un grande cortile buio, con portici, angoli, magazzini, balle di fieno, dove era facile nascondersi. Una sera mi nascosi dietro il fieno e aspettavo che qualcuno venisse avanti per prendermi. Ma nessuno si era accorto di me. In quel silenzio, alzai gli occhi e vidi una cosa meravigliosa: il cielo sopra il cortile era immenso , pieno di stelle.

In quel momento ho capito come siamo piccoli di fronte all’universo. Quando il bambino si accorse dove ero, venne per catturarmi e io non fuggii: gli indicai cielo e gli dissi: guarda che bello. Ma lui non lo guardò. Quella sera non giocai più, volevo sapere tante cose sulle stelle, volevo contarle ma erano infinite.

Ancora oggi, davanti al cielo stellato, provo una forte emozione, vorrei sapere se in qualche angolo dello spazio ci sono esseri viventi. Mi piacerebbe sapere che non siamo soli nell’universo. Quando lo dissi a mio padre, mi rispose che un giorno mi avrebbe portato a vedere il cielo che si muove. E un giorno mi accompagnò in treno a Milano a vedere nel cielo finto del Planetario le orbite delle stelle e a imparare i loro nomi. Gli antichi osservavano e studiavano il cielo, per orientarsi e scoprire le leggi che regolano il traffico dell’universo. Ma oggi pochi guardano il cielo, preferiscono guardare la televisione.