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Il 15 Luglio resterà per me una data indimenticabile. E dopo alcuni mesi trovo l’ironia per raccontarla.

Ecco la cronaca.

Mi alzo, al mattino presto. Giornata che si preannuncia soleggiata, adatta al breve viaggio che mi sono prefissa. Preparo valigetta, metto pettorina e guinzaglio a Kir e scendo. Ho parcheggiato l’auto subito dietro l’angolo e mi avvicino alla mia fedele quattro ruote, faccio scattare il telecomando… ma non si apre.

Gli specchietti retrovisori laterali della mia Peugeot, che chiamo affettuosamente “gli orecchi della car”, non sventolano, salutandomi. Immobili. Apro manualmente, bofonchiando un po’ all’indirizzo delle pile che si scaricano troppo facilmente e l’occhio mi rimanda immagini inconsuete.

Il finestrino di destra, quello che non avevo ancora guardato, non c’è più. Vetrini scintillanti dentro e fuori ammiccano nel sole.

L’abitacolo è un caos. Carte stracciate, biro, accendini, una bottiglietta d’acqua, uno scialle sporcato, e , a pareggiare l’equilibrio di sì e di no, tante cose che mancano: il trasportino nuovo di Kir brilla per la sua assenza, come la borsa di tela in cui raccoglievo la mia collezione di obsoleta musica, da Elvis ad Iglesias, passando per Lauzi e Cocciante..

Manca la mia giacca da battaglia e non c’è più il fascio di foto, stampate dal pc, che volevo regalare agli amici. Mancano i due borsellini dell’emergenza benzina…Le ginocchia mi tremano, ricordandomi che sono umana anch’io. Senso di impotenza, rabbia, dispiacere, cervello che si affanna a pensare: ed ora, che faccio?

Non sono nuova ai furti in casa, ma è il primo, nell’auto. Avevo, sì, visto fogli di plastica tenuti attaccati alla carrozzeria altrui da strisce di nastro adesivo, al posto dei finestrini; avevo visto, per terra, manciate di quadratini di cristallo ed avevo pensato alla scomodità, al dispiacere di chi aveva trovato la sorpresa. Beh, ora toccava a me, essere dentro alla situazione.

Telefono al 113, spiego. Nonostante l’ora quasi antelucana, arriva subito una pattuglia di Carabinieri.
Onore alle Mamme che hanno messo al mondo questi due ragazzi, gentili, educati, capaci di aiutare fattivamente e di consolare la vecchietta che, cagnetto a latere ed appoggiandosi sul bastone, cerca di trattenere le emozioni negative.

Prima mi accompagnano alla Carglass più vicina, poi caricano Kir e me e mi portano al Comando, per la denuncia. Mi offrono il caffè, sorridono. E mi riportano là, dove la mia Peugeot viene restaurata, mi indicano un bar accogliente, dove posso aspettare, in compagnia della proprietaria.

E, con lei, parliamo di bimbi, di cani, di figli. A mezzogiorno, La stessa proprietaria del bar va ad informarsi se l’auto è agibile e, finestrino nuovo, risalgo e mi metto al volante. Nel frattempo, Kir si è sentito male e, dopo aver costellato di mucillagine giallastra il bar, fa lo stesso con il bagagliaio in cui è stato infilato, data la mancanza del trasportino. E tutta la roba recuperata è ammassata sui sedili posteriori, dandomi la vaga sensazione di essere una senza dimora, che si porta appresso tutte le masserizie che ha.

Torno a casa, e, verso sera, ricevo l’invito a cena di mia figlia. Vedere Martino, nipote di tre anni, da me affettuosamente chiamato “Attila”, è un buon diversivo. Andiamo, Marito mio, andiamo dalla nostra Primogenita! E ci andiamo con la mitica 500, quella con cui affrontammo il viaggio di nozze, 42 anni fa, che – per una volta – non è recalcitrante. Si è messa in moto senza fare storie ed io respiro, tranquilla, l’aria tiepida della sera.

Cena e buon vino risollevano l’umore. In fin dei conti, dico al mio Con-sorte, a parte il danno economico, tutto è finito bene. Ho conosciuto persone splendide, ho potuto constatare la grande capacità di aiutare fattivamente delle Forze dell’Ordine, di cui raramente si parla, importantissima, invece, per chi ha passato un momento di impasse inaspettata.

Torniamo alla magione verso mezzanotte. Parcheggiamo in garage la piccola, detta anche “scatolina” e, mentre l’Atletico affronta le scale (lui può), io mi fiondo in ascensore.
Pigio il bottone, per il mio terzo piano e… SPAAM ! le porte sbattono e poi si riaprono di due centimetri. Bloccate. Non so se ridere o se piangere.

Chiamo a gran voce Colui che è già al primo piano e attraverso lo spiraglio gli spiego il tutto. Mi dice: “Leggimi il numero dell’emergenza, sopra la bottoniera”: Di numeri ce ne sono due, con, a fianco, la scritta: “Nei giorni e negli orari lavorativi”

A mezzanotte, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori? Sembra di sì. Ma esistono anche i POMPIERI! Ed ecco che vengono chiamati… Mi appoggio alla parete dell’ascensore che si rifiuta di ascendere. Non mi fido a sedermi per terra, poi, chi mi tira su? Attendo un po’. Ed ecco, previe le sirene di rito, la liberazione.

Anche questa Squadra è composta di persone gentili, disponibili, cordiali ed efficienti… non è che possa essere un mezzo per fare nuove conoscenze, il ricorrere al Pronto Intervento? Del resto, non ho forse, da anni, amicizie splendide al 118?

Riassumendo: il 15 Luglio 2014 è iniziato col 113 ed terminato col 112.
Cosa mi manca? La sequenza è perfetta. Ed ho ribadito in me il fatto che vivono, nel mondo attorno a noi – anche se non sempre lo vediamo – persone meravigliose.

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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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