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Cremona. “Si nasce con la fotografia dentro” aveva detto in una intervista a Roberto Caccialanza Ezio Quiresi, fotoreporter cremonese a cui è dedicato il libro fotografico “Ezio Quiresi. Quella poesia chiamata Po“, curato da Roberto Caccialanza verrà presentato sabato 9 novembre alle ore 18 presso la sala Maffei della Camera di Commercio di Cremona.

Ezio Quiresi (1925-2010) è stato uno dei fotografi cremonesi più importanti e apprezzati del XX secolo, vincitore di premi a concorsi nazionali e internazionali, autore di alcune fra le più belle fotografie di Cremona e del Po, fiume che amò in maniera viscerale.
Fotografo autodidatta, si autodefinì un “fotoreporter extracremonese”.

Nel corso della lunga carriera, iniziata da amatore negli anni Quaranta, diventò uno dei fotografi ufficiali del Touring Club Italiano. Viaggiò in tutto il mondo. Il suo nome viene ricordato fra i grandi della fotografia italiana, come Mario De Biasi, Gianni Berengo Gardin, Stanislao Farri, Pepi Merisio, Fulvio Roiter, con i quali condivise alcune memorabili mostre e pubblicazioni e in alcuni casi anche un profondo sentimento di amicizia.

Questo libro è un doveroso omaggio a Ezio e un’occasione per tornare a vivere un Po che non esiste più.

“ La sua vita è iniziata sul Po “ scrive Roberto Caccialanza nella sua intervista redatta poco prima della scomparsa del grande fotografo cremonese “già a quattro anni papà lo portava sulla canna della bicicletta lungo il fiume; e del Po sa tutto, a cominciare dai luoghi della sorgente e del delta che elenca a menadito, spiegandomi che il vero Grande Fiume inizia al ponte della Becca di Pavia quando riceve le acque del Ticino.

È a Cremona e dintorni che scatta le prime immagini: nei pioppeti, nelle antiche trattorie rivierasche dove ritrae i volti e i personaggi, la gente del fiume, la campagna padana nel fulgore dell’estate o avvolta dalle prime nebbie autunnali. In molti dei suoi primi indimenticabili scatti sono fissati per sempre il volto della madre, della sua famiglia, dei luoghi dell’infanzia e della sua origine: fisionomie, arti, mestieri, cortili, vicoli e strade, paesaggi di sole e di nebbia, campi e brina, il fiume, la poesia della galaverna e il silenzio sospeso che conosce solo chi è nato qui o nel cremonese ha trapiantato il suo cuore…”