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Chi erano i garibaldini bresciani a favore dei quali, in occasione dei cento anni decorsi dalla nascita di Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), il Regno d’Italia aveva stabilito un’erogazione economica da devolvere a riscontro di tali loro corrispondenti referenze personali?

Una serie di elenchi, con nomi e località di appartenenza, era stata rispettivamente pubblicata sulla stampa locale, in una soluzione di ampia divulgazione editoriale, circa i superstiti di tutto un celebrato retaggio nazionale.

Come garibaldini non erano intesi solo i partecipanti alla nota spedizione dei “Mille” (5 maggio – 26 ottobre 1860), ma anche quella folta schiera delle camicie rosse e pure quella quota parte dei medesimi volontari che avevano militato nelle diverse formazioni guidate da Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882) o che, alla sua stessa figura, erano riconducibili per gli specifici ideali propugnati, negli ambiti d’intervento dove, in un’epopea intemerata, i loro contributi pugnaci erano stati pure documentati.

Il 04 luglio, giorno del compleanno di Garibaldi, era stato dichiarato festa nazionale il 28 giugno di quello stesso anno in cui era stata pure stabilita un’elargizione in denaro da devolvere ai reduci garibaldini che, per la parte attinente la contribuzione di cinquanta lire pro capite, era stata poi concessa ai rispettivi beneficiari nel periodo dal marzo al giugno del 1908, rappresentando, pure, una fonte d’ispirazione per recare diffusamente, alla presa d’atto di tale mirata e munifica legislazione, il resoconto di un dettagliato riepilogo delle camice rosse, allora ancora in vita, precisandone il nome e l’originaria terra di elezione, attraverso il canale di stampa di una pubblica informazione.

Qualche giorno prima, il 13 giugno 1907, il re Vittorio Emanuele III aveva firmato la legge, approvata dalla Camera dei Deputati e dal Senato, relativa al fatto che “in omaggio alla memoria di Giuseppe Garibaldi nel centenario della sua nascita, è assegnato un milione di lire a favore dei superstiti garibaldini in ristrette condizioni di fortuna. La distribuzione sarà fatta da una Commissione composta da undici persone designate per Decreto Reale che appartennero alle schiere comandate da Giuseppe Garibaldi. L’iscrizione del detto fondo sarà fatta sul bilancio del tesoro per l’esercizio 1906-1907”.

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Museo Civico di Como

Il 30 gennaio 1908, il quotidiano “La Sentinella Bresciana” inaugurava la copiosa serie delle liste dei veterani garibaldini destinatari dell’iniziativa, intitolando, un particolareggiato articolo di spalla, nella tipografica enunciazione di una evocativa pertinenza tematica espressa nei termini di “Primo elenco degli ex garibaldini della città e provincia che avranno le 50 lire”, snocciolando l’identità degli stessi militi, in ordine alfabetico, mediante una parziale stima di rappresentazione, accostata puntualmente, a quella zona bresciana dove si era, a suo tempo, verificata l’adesione alle schiere dei volontari in camicia rossa che si erano messi al seguito dell’Eroe dei due mondi, in una spontanea ed in una capillare gemmazione.

Ne emergeva una compenetrata rosa di localizzazioni, come petali infissi attorno ad una robusta corolla di condivise adesioni, a suo tempo scaturite dai paesi della Bassa Bresciana, come Alfianello, con Carlo Cantù, e come, fra gli altri, Orzinuovi, con Francesco Bonelli, Pontevico, con Giuseppe Briani, ma anche da centri abitati prossimi alla città stessa, come Travagliato, con Carlo Domenighini, e Ospitaletto, con Pietro Cimaschi, e pure da luoghi sparsi lungo la riviera gardesana, come nel caso di Pietro Samueli, di Carlo Tommasini, di Alfonso Zenati e di Luigi Zuradelli di “Desenzano sul Lago”, di Amedeo Zaniboni di Limone sul Garda, di Giuseppe Butti di Toscolano e di Carlo Contarelli, di Antonio Curami, di Francesco Galante, di Carlo Giacomuzzi, Andrea Leonesio Virgilio Maestri, Pietro Moniga, Angelo Piccini, Pietro Righettini e Paolo Tagliapini di Salò, senza che ne mancassero anche dal Sebino, come da quanto era attestato in capo ad Angelo Benedetti, ad Oreste Biemmi ed a Alessandro Ungaro di Sale Marasino ed a Domenico Belleri di Pisogne, mentre, a proporzionare il maggior numero dei citati, era il capoluogo stesso della provincia a profilarne la più estesa enumerazione, al di sopra, per quantità, anche di altre pure generose località del territorio, come Chiari, da dove, in questo primo elenco, ne emergeva il gruppo, di fatto, formato da Faustino Agosti, Germano Andreoli, Daniele Antonielli, Tommaso Bertoli, Annibale Ceriani, Paolo Gulberti, Clemente Martinengo, Giovanni Pazi, Carlo Pedrini, Gregorio Pelizza, Bernardo Pescali, Enrico Sbardolini e Giacomo Testa.

Ancora da Chiari era specificata, insieme alla paternità, l’origine attribuita a Federico Baitelli fu Giovanni, Enrico Cremona fu Carlo, Achille Falsina fu Faustino, Giovanni Massetti fu Bortolo, come si poteva appurare nel terzo elenco dei garibaldini, pubblicato dalla medesima testata giornalistica locale il 16 aprile 1908, dove erano, altresì, citati ulteriori paesi, prima non menzionati, come Leno, con il suo Carlo Pollonio fu Ernesto e come l’allora testualmente “Torbole Casaglio”, con Tabarrini Eugenio fu Giacomo.

L’articolo era accompagnato dalla succinta introduzione, posta a cappello di una conseguente elencazione, espressa nell’affermazione che “Pubblichiamo il terzo elenco dei superstiti garibaldini, residenti nella nostra provincia, ammessi a godere l’assegno di lire cinquanta sul milione votato dal Parlamento, avvertendo che, quelli residenti in Brescia, potranno ritirare subito le 50 lire loro spettanti alla tesoreria provinciale presso la succursale della Banca d’Italia, o quelli residenti nella provincia, presso gli uffici del registro o gli uffici postali dei rispettivi paesi”.

Come lo è tuttora per gli Stati Uniti d’America, a motivo del “giorno dell’indipendenza”, il quattro di luglio era stata giornata di festività nazionale per l’Italia, durante quell’anno coincidente con un secolo decorso dalla nascita di Giuseppe Garibaldi, di cui, pure essendone tuttora piene le piazze di monumenti, le facciate delle case, fra le patrie contrade, con lapidee epigrafi ed agiografici commenti, pare che più nessuno ne ricordi la curiosa coincidenza, con il Paese transoceanico, divenuto, nel frattempo, l’alleato della Repubblica italiana, per eccellenza.

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Museo Civico di Como

In prossimità di quella festività nazionale, sembra che fossero, fra l’altro, già emersi, i prodromi di quel livore, altrettanto nazionale, che, analogamente, sarebbe qualche decennio dopo apparso in una sorta di riadattata risoluzione, nel merito di schieramenti fortemente contrapposti, ancor prima che al fascismo se ne potesse attribuire l’univoca responsabilità politica insorta alla base di tale inconciliabile divaricazione, come pare si possa constatare, leggendo i commenti di stampa, presenti sul quotidiano “La Provincia di Brescia” del 5 luglio 1907, secondo una linea editoriale che, nei confronti di un altro giornale bresciano, di ispirazione, però, cattolica, con il nome di “Il Cittadino”, polemizzavano, prendendo causticamente le distanze da ciò che quest’organo d’informazione vicino alla Chiesa, idealmente rappresentava: “Il Cittadino, nel fare qualche po’ di cronaca del “corteo delle Scuole elementari per Garibaldi”, scrive: “I curiosi assistono piuttosto indifferenti al corteo, al quale ci è parso che mancasse affatto quella vivacità e quello spirito marziale che i vispi ragazzetti sanno di solito assumere quando prendono parte a simili cerimonie”. Difatti – a Brescia – i “curiosi” che formano ala al passaggio dè cortei, non sanno dimostrare interessamento che per….le processioni del Corpus Domini: e in quanto ai ragazzetti, serbano tutta la loro “vivacità” e il loro “spirito marziale” per gli accompagnatori del profumato cadavere di Sant’Angela Merici – in quanto al loro cuore e alla loro fantasia Garibaldi non può dire nulla! Risum teneatis...”.

Mentre anche Brescia, le istituzionali manifestazioni pubbliche, organizzate per la commemorazione di Giuseppe Garibaldi, avevano sopravanzato gli strascichi, nella società civile, di una strisciante contrapposizione anticlericale, quale prosecuzione giacobina, frapposta alla tradizione di una diversa stratificazione culturale, i garibaldini superstiti si preparavano ad intascare l’accennata cifra stabilita per loro dal Parlamento, fino a quando, a proposito di uno di questi insigni veterani, la stampa locale se ne sarebbe ancora occupata l’otto maggio 1908, fra le pagine de “La Sentinella Bresciana”: “Un superstite dei Mille scomparso. Ci scrivono da Gavardo, 7: Da quattro giorni manca dal paese certo Francesco Bresciani detto cazot dal nome della contrada nella quale abita, e la sua scomparsa ha dato luogo alle più strane congetture. Il Bresciani ha settant’anni, appartiene alla schiera leggendaria dei Mille, ha fatto la campagna con Garibaldi ed aveva appena riscosso le 50 lire d’assegno sul reparto di un milione votato dal Parlamento. L’ultima volta che era stato visto in paese fu lunedì. Aveva da poco riscosso il premio delle 50 lire ed aveva festeggiato l’avvenimento con copiose libagioni. La supposizione più accreditata è che il Bresciani, alquanto alticcio, sia caduto nel Chiese e vi abbia trovato la morte. Oggi, una squadra di contadini ha iniziate, appunto, le ricerche nel fiume, ma siccome per le piogge abbondanti di questi giorni il Chiese è molto gonfio, le ricerche dovettero essere sospese. Era anche corsa voce che si trattasse di un delitto, ma, le simpatie che godeva generalmente il Bresciani ed il suo carattere buono, lo escludono assolutamente”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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