Cosa hanno vissuto i minori che arrivano sulle nostre coste? A quali pericoli sono scampati, affrontandoli spesso da soli? Cosa li ha portati nel Mediterraneo centrale, sulla rotta migratoria più letale del mondo?

A raccontarlo sono James, Esther, Sélim, Souleyman, Yasmine, Magdi, Youssouf, Abdo, Hamid e Yussif, giovani che hanno viaggiato da soli. Le loro testimonianze sono raccolte nel dossier “Giovani naufraghi” realizzato da Sos Mediterranée.

“Prima di essere migranti sono soprattutto adolescenti con storie particolari, spesso molto difficili, dall’isolamento e dai pericoli del viaggio su rotte attraverso i deserti e poi il mare – spiega l’ong -. Quasi un quarto dei sopravvissuti soccorsi in mare dalle navi di Sos Mediterranee sono minorenni. Le navi Aquarius e Ocean Viking hanno salvato uomini, donne e bambini cercando anche di raccogliere le loro storie. Siamo testimoni del fatto che l’80% dei minori viaggia da solo, senza genitori o adulti di riferimento. Viaggi che durano mesi, a volte anni, scanditi spesso da detenzione, abusi e lavori forzati”.

I racconti dei minori in viaggio violano spesso la logica di chi è radicato sulla “terraferma”. Partire è sempre un azzardo, un rischio calcolato e accettato che però, a volte, non trova la comprensione di chi vive vite più comode. Mali, Niger, Eritrea, Libia. Conflitti armati, povertà, violenze familiari. La Libia – che rimane sia una destinazione che un importante centro di transito per migranti e rifugiati – è il cuore del racconto.

Il conflitto armato, le crisi politiche e la pandemia rendono 1.2 milioni di persone, tra cui oltre 348.000 bambini, bisognose di urgente assistenza umanitaria.

Secondo i dati dell’Unicef, ad agosto del 2020 c’erano quasi 47 mila bambini migranti e rifugiati in Libia, (quasi 12.000 dei quali non accompagnati). Il 9% dei migranti e i rifugiati sono eccezionalmente vulnerabili a causa del loro status migratorio, dei notevoli rischi di protezione e della mancanza di accesso ai servizi sociali.

Numeri che rischiano di restare freddi, sterili, se non diamo loro nomi e volti. Le storie raccolte a bordo devono essere lette. Da tutti. Sono le voci di chi cerca salvezza sulle coste europee, sono un vaccino che ci permette di tornare a vedere come persone questi ragazzi, invece che fermarsi a imporre l’etichetta di “migrante”.

I diritti umani fondamentali e i bisogni essenziali di questi giovani – particolarmente esposti a molteplici abusi durante il viaggio, la permanenza in Libia e la traversata del Mediterraneo – devono essere garantiti in ogni circostanza: il primo di questi è il diritto alla vita.

“Il dovere di prestare assistenza a persone in pericolo di vita deve essere garantito senza indugio sulla terraferma come in mare” spiega Sos Mediterranée che chiede, fin dalla sua creazione nel 2015, che una missione navale a guida europea venga attivata senza ulteriore indugio per soccorrere tutte queste imbarcazioni non adatte alla navigazione, in pericolo in alto mare.