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di Marta Mele e Rosanna Continanza

Buenos Aires (Argentina) – Ci presentiamo, siamo Marta e Rosanna, due laureande del corso di laurea specialistica in “Innovazione e Sviluppo” dell’Università la Sapienza di Roma. Siamo a Buenos Aires per reperire informazioni per le nostre tesi. Rosanna si occupa delle imprese recuperate mentre Marta sta analizzando il movimento di rinascita delle Casse di Credito cooperativo, e sta svolgendo uno Stage presso il CIACC, il Centro internazionale di assistenza al credito cooperativo di Cassa Padana.

La sera del 1 aprile 2008 siamo partite alla volta di Pigüé, circa 600 KM a sud di Buenos Aires, con l’obiettivo di conoscere meglio questa realtà interessata al movimento di rinascita delle Casse. Pigüé è una cittadina di circa 20.000 abitanti, situata nella Pampa Argentina. La popolazione è principalmente impiegata nel settore agricolo, ma un ruolo rilevante lo ricopre “La Cooperativa de Trabajo Textiles Pigüé Limitada”, meta del nostro viaggio.

La mattina del 2 aprile 2008 veniamo accompagnate nelle strutture dell’Impresa, qui Carlos e altri operai ci illustrano lo stabilimento e ci raccontano la storia che ha portato alla nascita della cooperativa, creata dopo il fallimento della Gatic SA, una delle più importanti imprese del paese che aveva stabilito proprio a Pigüé uno dei suoi 15 impianti distribuiti su tutto il territorio argentino.

La Gatic era specializzata nella produzione di capi d’abbigliamento sportivo per conto dei più grandi colossi del campo, come Adidas e Arena, dava lavoro a circa 500 persone. Sul finire degli anni 90 ha iniziato una fase di lento declino che è coincisa con la crisi del 2001, che ha messo in ginocchio tutta l’Argentina. Gli operai sono stati licenziati da un giorno all’altro senza nessun preavviso, con stipendi arretrati e nessuna prospettiva di re-impiego in altre strutture.

Alla fine del 2003 dei 200 operai, circa 40 decidono di occupare la fabbrica e di lottare ad oltranza contro la chiusura, vengono così recuperati i primi posti di lavoro. Verso la metà del 2004 però vengono fatti sgomberare dalla polizia, che interviene duramente anche contro le donne che stavano partecipando alla lotta. Il movimento si organizza al suo interno e chiede un supporto anche istituzionale con l’obiettivo di ottenere la concessione degli impianti produttivi, la quale avviene nel dicembre del 2004. Da questo momento in poi i lavoratori rimettono in moto i macchinari e la produzione, anche se la proprietà delle strutture è ancora della Provincia.

Oggi la cooperativa conta 122 impiegati tra soci lavoratori e non, una volta ottenuta la proprietà della fabbrica l’obiettivo è quello di mettere in funzione tutte le macchine a disposizione. Grazie alla nostra “guida” Carlos abbiamo visitato l’intera fabbrica, questo ci ha permesso non solo di conoscere tecnicamente il processo produttivo, ma anche di ascoltare le esperienze dei lavoratori.

Abbiamo così conosciuto direttamente gli operai protagonisti del recupero della fabbrica: la nostra impressione è stata quella di un coinvolgimento diretto del personale più anziano nella fase di lotta, mentre i giovani che oggi popolano la fabbrica sono stati riassunti successivamente dalla cooperativa. I racconti dei lavoratori sono stati molto forti, spesso velati di lacrime; per loro ripercorrere quei giorni di difficili lotte non è stato facile.

Concluso il nostro giro siamo state accolte da Francisco Fernando Martinez, l’attuale presidente della cooperativa, il quale ci ha illustrato alcuni dei progetti che la cooperativa sta portando avanti: in particolare quello dell’ “Algodón Justo” e il progetto portato avanti nel carcere di Pigüé, volto all’inserimento nel mercato del lavoro dei detenuti.

Il progetto dell’“Algodón Justo”, in collaborazione con CTM Altrometrcato prevede la creazione di magliette da vendere nelle botteghe del commercio equo in Italia. La produzione si basa sul coinvolgimento di varie imprese: il cotone viene coltivato nel Chaco, zona del Nord dell’Argentina, grazie all’”Asociación Civil Unión Campesina”, un’associazione di contadini di etnia Toba.

Poi il cotone viene trasportato nella cooperativa di Pigüé dove il tessuto viene lavorato, passando anche per la fase di tintura grazie ai macchinari ereditati dalla vecchia impresa. Infine il materiale viene confezionato e imballato in piccoli laboratori nella provincia di Buenos Aires. Si tratta di piccoli centri produttivi che offrono opportunità di lavoro soprattutto a personale femminile. La cooperativa coinvolta in questo processo è quella della “Juanita”, nata grazie allo sforzo di ex disoccupati e situata in una delle zone più povere della Capitale Federale, La Matanza. L’obiettivo, ambizioso, è quello di creare all’interno della fabbrica di Pigüé anche un laboratorio di confezionamento, per rendere autonoma e più competitiva sul mercato la cooperativa.

Il 3 aprile siamo state invitate a proseguire la nostra visita nel carcere di Pigüé, Unità 19. Questa struttura, di recente costruzione, ospita detenuti per tutti i tipi di reato. Qui la cooperativa ha avviato un progetto di recupero dei detenuti, ai quali personale della cooperativa di Pigüé fa formazione sulla produzione di indumenti. Una volta scontata la loro pena, i detenuti avranno acquisito le capacità adeguate per poter entrare nel mondo del lavoro e, se lo desidereranno, potranno andare a lavorare nella fabbrica recuperata, o in qualsiasi altra fabbrica, con l’aiuto della cooperativa di Pigüé.

Termina qui il nostro viaggio. Abbiamo conosciuto persone estremamente disponibili, il solo parlare con loro ci ha trasmesso positività, sono persone pronte a farsi coinvolgere in nuovi progetti, ma coscienti di quanta fatica si necessaria per andare avanti. Come ci ha detto Lena, – una socia della cooperativa – “pensavamo che i giorni della lotta fossero i più duri, mentre ora ci rendiamo conto che il difficile viene adesso”.