REGGIO EMILIA – Analisi delle diverse forme di violenza, alfabetizzazione emotiva, autodialogo e consapevolizzazione rispetto alle proprie responsabilità.

La cooperativa Centro sociale Papa Giovanni XXIII ha avviato il primo gruppo per uomini maltrattanti di Reggio Emilia: attraverso attività individuali e collettive, il progetto ha l’obiettivo di aiutare uomini violenti nella gestione della propria aggressività.

“Ormai non passa giorno senza che si apprenda dalle cronache di qualche atto di violenza sulle donne – dichiara Fabio Salati, presidente della Papa Giovanni XXIII –. Se per quanto riguarda le vittime esistono progetti strutturati e ben radicati, nel territorio reggiano non era attivo nessun servizio mirato agli autori di violenza.

È da questa considerazione che siamo partiti: dopo una lunga formazione è nato un gruppo specifico, in cui si fa sia terapia che prevenzione. Oggi gli uomini che si sentono a rischio di perdere il controllo possono scrivere una mail a sum@libera-mente.org: il servizio è anonimo e gratuito”.

Il percorso, che ha una durata di otto mesi, è articolato in tre moduli: nel primo, il gruppo analizza le varie forme di violenza (fisica, psicologica, emotiva) e gli effetti di questa violenza sulle persone; poi vengono organizzate attività di alfabetizzazione emotiva e autodialogo, per imparare a scorporare le varie emozioni ed evitare che confluiscano tutte nella rabbia; infine, la terza fase prevede una riflessione sugli aspetti culturali della violenza maschile e una responsabilizzazione dell’uomo violento, con una presa di coscienza delle proprie responsabilità.

“L’obiettivo del percorso è che le persone diventino più consapevoli e sappiano gestire meglio le proprie emozioni – commenta Giovanni Costi, referente del progetto –. Di solito gli uomini violenti tendono a minimizzare le proprie azioni e spostare la responsabilità: è un meccanismo di difesa tipico. Non è facile cambiare mentalità, perché alcuni atteggiamenti sono radicati da anni, ma riuscire a parlare apertamente di alcune dinamiche è già un primo importante risultato”.

A livello globale, le prime esperienze di aiuto per gli uomini maltrattanti sono cominciate a Boston nel 1977 con il Boston Emerge, il primo programma volontario per uomini violenti. In Europa il primo centro nasce alla fine degli anni Ottanta in Germania, mentre in Italia è nel 2009 che viene fondato il primo Cam (Centro di ascolto uomini maltrattanti) a Firenze.

Da lì si sono sviluppati altri sportelli e servizi in tutto il paese, tra cui quello di Reggio Emilia. I partecipanti, che hanno chiesto liberamente di essere aiutati, al momento sono 15: hanno un’età media di 35 anni, sono prevalentemente di origine reggiana e sono tutti sposati o conviventi di lunga data.

Nella maggior parte dei casi la violenza esercitata sulla compagna è stata di tipo fisico, mentre più raramente si è trattato di violenza psicologica ed emotiva, con un controllo eccessivo, una limitazione della libertà e il diniego dei propri spazi personali. “Il nostro approccio è socio-culturale, non psicoterapeutico – conclude Costi –. Quello che cerchiamo di fare è approfondire l’origine della violenza, analizzando le disparità, gli squilibri e il maschilismo della nostra società”.

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