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Brescia – Anni Cinquanta: le cronache di quel tempo attestano una serie di apparizioni della Madonna, avvenute nel bresciano, tra i campi di Cossirano, nel territorio comunale di Trenzano, lungo il tratto su cui questa località sviluppa parte del proprio confine campestre con Castrezzato.

Dal 1953 al 1958, il fervore di una devozione popolare, verso la figura mariana, aveva qui assunto quegli incontenibili contorni spontanei che, solitamente, sorgono nei casi tipici di una attribuita manifestazione celeste, percepita nella soprannaturale fenomenologia dell’inesplicabile mistero del trascendente, contemplato in tutto quanto era stato colto sul posto, nella genuina veridicità di un autentico contesto agreste.

Il 25 giugno era stata la prima giornata verificatasi in capo alla diversificata sequenza pluriennale delle apparizioni, avvenute in prossimità dell’antica edicola devozionale un tempo conosciuta come la “santella dei morti di san Pancrazio” ed, in eseguito, denominata con il titolo di “Regina delle Vittorie”, secondo l’espressione, raccolta da uno dei fanciulli veggenti, dalla Madonna stessa, che asserivano e dimostravano, esprimendo una propria personale reazione inequivocabile, di averla dinnanzi agli occhi.

Sull’argomento esiste anche una pubblicazione monografica stampata in proprio, recante in copertina, i referenti di tale opera documentaristica, nelle persone di Cecilia Gazzoli, mons. Alfredo Maria Sipione e Giuseppina Verzeletti.

Tra le memorie che vi si trovano raccolte, anche la reminiscente testimonianza che “(….) con grande stupore, potemmo vedere riflesse in tutte le loro iridi come delle miniature a colori. Guardando con maggiore attenzione, potemmo vedere chiara la lucente figura di Maria, simile all’Immacolata di Lourdes. Indossava, infatti, una tunica bianca ed una fascia azzurra che le cingeva la vita, mentre dal lato destro pendeva un vistoso drappo azzurro. La figura della Madonna fu chiaramente visibile fino a che tutti i quindici devoti presenti non furono sfilati davanti alle iridi delle veggenti”.

Analogamente a quei giorni, anche oggi l’edificio devozionale è immerso nei campi, vicino ad un altro manufatto religioso di molto più recente fattura, lungo una strada vicinale a principio della quale è, nelle vicinanze, ubicata la cascina Fenil Nuovo, mentre al termine della stessa si erge, invece, un pozzo irriguo, profilando ai due lati che la delimitano la pianeggiante prospettiva rettilinea delle colture agricole abituali all’intera zona, fra le quali quelle cerealicole, come pare fosse pure all’esordio dell’estate della prima apparizione, quando una contestuale testimonianza ne riconduce gli aspetti di una data caratterizzazione, rilevata a sfondo del medesimo evento, destinato a suscitare nei contemporanei una forte impressione: “(…) il 25 giugno 1953, una ragazzina di 13 anni , T.M. usciva dalla sua cascina, Fenil Nuovo, con altri fanciulli a far pascolare le oche. Dovevano solo attraversare la strada ed entrare nel vialetto sterrato dove c’erano erba e scolo d’acqua, pascolo giornaliero dei pennuti. Quel giovedì la Madonna si mostra alla giovinetta vicina ad una pianta di platano, dove ora c’è la santella del Crocifisso, sollevata da terra, posata su una nube e che avanza verso l’unica santelletta dedicata a san Pancrazio. (…) La tredicenne osserva estasiata la Madonna che entra nella cappellina passando sulla pietra, ancora visibile, e che serviva da passerella per entrarvi. La veggente si inginocchia e rimane immobile, mentre i piccoli accompagnatori, forse spaventati, corrono in cascina a chiamare la mamma della veggente, mentre il quindicenne Terzo Lupatini, sta spigolando nel campo a sud della cappellina (…): – sono saltato di qua ed ho visto la ragazzina in ginocchio, ferma, gli occhi erano rivolti verso la cappellina, guardavo anch’io dove guardava lei, ma io non ho visto niente. Che impressione quegli occhi: non ha mai mosso una sola volta le palpebre ed è stata lì un bel po’ di tempo immobile e senza muovere ciglio. Quando la Madonna è andata in cielo, la ragazzina, stando in ginocchio, si è mossa all’indietro, ha alzato la testa verso l’alto, in estasi e senza mai muovere le palpebre. Io, quegli occhi li ho ancora qui impressi. Poi, in seguito, tante persone dicevano di vedere la Madonna. Non so. Io ho creduto solo a quella ragazzina, perchè l’ho vista io -. (…).”

Scorrendo simili fonti memorialistiche, raccolte dai devoti al culto mariano professato in tale sede, anche la testualmente scritta “testimonianza di mons. Alfredo Maria Sipione, Rettore della Basilica paleocristiana di Santa Balbina in Roma”: “(…) venni a conoscenza nel 1958 di quanto la Madonna, apparendo alla santella di Cossirano (Bs), operava tramite diverse veggenti dal 25 giugno 1953. Ricordo qualche nome: Domenica Galizioli di Bergamo, Maddalena Colombo di Legnano (+2010), Maria Targa di Varese, Vezzoli Paolina e la cugina Vezzoli Pierina, Machina Ernestina, Eugenia Casaletti di Urago Mella, Caterina di Balestrino (Ge, + 1984), Franceschetti Mariettina di Coccaglio, tuttora vivente, Lucia Oneda, custode della Cappellina, Arsenio e Giuseppe Gibellini. Per riascoltare con piacere le parole della Madonna e dei veggenti, portavo un grande registratore a nastro. Più volte mi sono recato a Cossirano, trattenendomi diversi giorni ogni volta. Con piacere ricordo piccoli episodi che confermano la presenza del soprannaturale”.

Una ispirata rappresentazione artistica della pittrice Gesuina Uberti abbellisce attualmente l’interno di quest’edicola devozionale, quale struttura, a suo tempo, assurta a riferimento cardine delle apparizioni, nel merito delle quali anche il libro “Segno dei tempi? I fatti straordinari del popolo di Dio”, realizzato dalla studiosa di religione Gabriella Lambertini, nel 1973 per la “Magalini editrice”, ne formula l’insieme connotativo di uno specifico assortimento: “(…) La giaculatoria che la Madonna avrebbe insegnato in questa apparizione, sarebbe appunto: “Maria, Regina delle Vittorie, vogliamo il tuo trionfo!”. Culto – Durante le giornate di apparizione, vi erano sempre centinaia di persone. Gruppi di pellegrini in pulman provenivano anche dalla Svizzera e dalla Francia. Si pregava mediante la recita del Rosario. L’apparizione esortava alla formazione di cenacoli nelle case e molti se ne erano costituiti. Fatti – Conversioni e grazie. Fenomeni nel sole e del sole (molti asserivano di vedere immagini apparire nel sole). Gli ossessi, portati sul luogo, durante l’apparizione, avevano le tipiche reazioni. Nei cenacoli di Castrezzato, Ospedaletto, Valseriana, Vertova, Cene e, particolarmente, in quello di Trenzano, avvennero lacrimazioni a sangue di immagini sacre. (…)”.

Congeniale a queste menzionate fonti scritte, sono pure effettive anche quelle manifestazioni devozionali di canti e di preghiere che, al presente, coniugano, oltre l’origine di una sopraggiunta tradizione, pure l’approssimarsi dell’annuale ricorrenza, nel giorno tramandato dalla storia per l’avvenimento di cui il motivo di un’ulteriore ispirazione orante è, fra l’altro, corrispondente all’interpretazione, sollecitata dalla Vergine Maria, delle “sette Salve Regina ai Sette Dolori, recitate a Cossirano (Bs)”, rispettivamente relative a “La profezia di Simone”, “La fuga in Egitto”, “Lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme”, ”L’incontro con Gesù al Calvario”, “La Crocifissione di Gesù”, “La deposizione di Gesù dalla Croce” e “La sepoltura di Gesù”, alle quali si accompagna l’invocazione: “Ave, oh Maria, tu occupi il posto di Redentrice. Stendi le tue ali azzurre fino a raggiungere tutte le anime, tu piega la volontà, converti i cuori, salva l’umanità. Misericordia, Signore, di tanti figli che rifiutano la luce e sono nelle tenebre. Misericordia per il sangue di Gesù. Misericordia per i dolori della tua Madre. Misericordia, oh Signore”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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