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Brescia – La segnaletica stradale avvisa che qui termina il territorio di Trenzano ed inizia quello di Castrezzato. Il più vicino luogo abitato è rappresentato dalla Cascina Fienil Nuovo, in quella campagna che, della frazione di Cossirano, si estende fino ai confini del Comune di Trenzano di cui fa parte integrante, con la parrocchia dedicata a San Valentino, nell’ambito di una comunità che si ritrova rispettivamente attorno ai campanili delle due località, comprese in un abbinamento identitario concomitante.

La visuale aperta sul posto dove si trova la santella devozionale, ispirata alla “Regina delle Vittorie”, consente di intravedere da lontano la chiesa parrocchiale e la tozza torre campanaria del vicino paese di Castrezzato che pare stagliarsi, in una curiosa simmetria, tra il suo principale edificio religioso e quello dell’accennata Cossirano.

In mezzo c’è questa santella che, ubicata su una strerrata via campestre, è stata sede, a partire dal 25 giugno 1953, di una serie di conclamate apparizioni mariane delle quali esiste pure una correlata documentazione, relativa agli effetti del fenomeno rilevato nel periodo ad esso corrispondente, secondo un interessante patrimonio memorialistico relativo ad una realtà che è rimasta custodita nello stretto contesto della fede, tra i misteri ai quali pure un certo suo indotto è confacente.

Sullo sfondo di quei giorni si stagliano anche alcune personali testimonianze che, a più voci, appaiono distribuite negli anni attraverso i quali l’evolversi della manifestazione, aperta al soprannaturale, ha assunto i contorni collettivi di una singolare cronaca popolare, a suo tempo intercorrente, durante il quinquennio in cui si è resa evidente.

Imboccando la strada campestre che conduce alla zona dell’accennata apparizione, la santella in questione è riscontrabile sulla sinistra, presentandosi in un’ubicazione affacciata a mezzogiorno, sul limitare di un campo coltivato che, sul suo lato opposto, qualche metro più in là del medesimo manufatto devozionale, delinea la prospiciente area speculare ad un’altra edicola religiosa, dall’aspetto più recente, rispetto all’altra, ma anch’essa dedicata alla Madonna.

Se la prima reca la dedicazione di “Regina delle Vittorie”, la seconda, rivolta invece a settentrione, offre materia per una devozione mariana che al “sacro cuore” dell’Immacolata pare porre la propria esplicita specificazione.

La differente storia di questo paio di punti di riferimento sembra porre le due santelle sui diversi piani di un’ispirazione che traspare nel silenzio manifesto dell’ambiente campestre, attraverso l’eco impercettibile di un misterioso dialogo fra le due architetture, situate in un’insolita prossimità di contestualizzazione, secondo una ravvicinata e quasi contrapposta prospettiva di risoluzione.

Regina delle VittorieSono entrambe sede di spontanei gruppi di preghiera che frequentemente si raccolgono in orazione, percorrendo i passi della propria eletta devozione che li orienta a questo o a quell’altro manufatto, a seconda di quella ispirazione che, nel caso della santella “Regina delle Vittorie” rende omaggio alle esclusive vestigia riferite all’apparizione.

Qui, la memoria dei fatti relativi alle vicende legate all’incontro con la Vergine Maria, nell’ambito di una sistematica manifestazione con la quale è stata vista farsi presente in più di una occasione, riporta agli iniziali frangenti contraddistinti da uno sprovveduto gruppo di giovani che, pascolando nella zona le oche, sarebbero state investite dall’irrinunciabile richiamo della sedicente “Regina delle Vittorie” che “scivolava verso la cappella sopra un tappeto di nubi bianche”.

Attraversata la capezzagna, nell’alto della quale, era stata scorta accanto ad un grande platano in una singolare apparizione, la figura mariana pare abbia poi percorso la grossa pietra allora situata a ponte di ingresso con la santella ed, in quest’antica struttura, la stessa “Regina delle Vittorie” ha quindi rappresentato tutto quanto è stato ricondotto nella sintesi dei vari aspetti connessi al suo manifestarsi che, al medesimo ambiente, si è, in questo modo, legato in un’inscindibile significato di caratterizzante attribuzione.

Nel variabile gruppo dei giovani veggenti, destinatari dell’apparizione, si affacciano al cielo di quegli anni, percorsi nel tempo mentre ancora era regnante papa Pio XII, i giovani volti, fra gli altri di Eugenia Casaletti, Mariettina Franceschetti, Ernestina Machina, Paolina e Pierina Vezzoli, mentre anche il sacerdote Alfredo Maria Sipione si era poi, in particolar modo, preso la cura di seguire devotamente sul posto l’evolversi di quegli articolati episodi, unificati nel minimo comune denominatore di una soprannaturale intersecazione con il trascendente improntato ad una mariana configurazione, intesa nell’inafferrabile dinamica della sua stessa manifestazione.

Ad opera di un sacerdote diocesano, Ernesto Pasini, allora “membro dei prelati del Duomo di Brescia” è la preghiera, con “approvazione ecclesiastica”, del 18 marzo 1954, pure riscontrabile, tanto sul verso di alcuni devoti santini, quanto in un quadretto incorniciato che è stato collocato sulla parete esterna della santella stessa: “Maria Vergine del Buon Consiglio/ Dispensatrice di tutte le grazie/ Ricorriamo a te con grande fiducia e infinito amore/ Per chiederti la grazia di preservarci da tutti i mali spirituali e corporali./ Intercedi dal Tuo divin Figliolo Gesù la salvezza delle famiglie/ Della patria e del mondo intero./ Fa che la tempesta della guerra che si addensa minacciosa/ Sull’orizzonte cristiano sia placata, che la pace e la serenità/ Ritorni trionfatrice nel cuore di tutti./ Chiama o Vergine, operai nella Vigna del Signore, guida il/ loro passo, consola la loro tristezza, sostieni il loro coraggio, prepara il/ loro trionfo, che è pure trionfo del tuo nome di Madre e della gloria/ del Tuo divin Figliolo Gesù; allora Ti chiameranno Beata/ Tutte le genti, come Tu hai profetato./ Noi vogliamo affrettare con le nostre preghiere questo giorno di/ Universale letizia e Ti affidiamo con immensa fiducia la sua auspicata/ Attuazione./ Sia lodato Gesù Cristo”.

Lo stesso sacerdote interveniva sul profilo orante della devozione a Maria con un altro testo ispirato, recante la data del 17 febbraio 1955, che è pure visibile, alla stregua dell’altro, dinnanzi all’edicola campestre dal tetto spiovente sotto il quale, entro un postumo portichetto, è ancora riscontrabile la pietra immortalata dai documenti fotografici dei giorni delle apparizioni, in prossimità dell’ingresso a mani giunte, anticamente realizzato secondo i profili di un portale gotico, attraverso il quale, una volta aperto il cancellino, si accede, a sua volta, nell’ambiente interno dove è situato l’altare a parete ed il dipinto che si attesta ad ultimo di una serie di avvicendamenti di opere collocate in sostituzione dell’originario affresco, perdutosi nel tempo, insieme alla sua immagine, raffigurante la Madonna venerata da una santa in preghiera.

Il pannello pittorico, opera di Gesuina Uberti, reca la data del 2007, quale anno contestuale ad alcuni utili interventi conservativi della santella che è tuttora oggetto delle premure di un gruppo di devoti della “Regina delle Vittorie” rappresentata dalla pittrice nell’atto di una strenua e di una solerte accoglienza verso chi si converte alle verità della fede proclamata nel Vangelo.

Nell’epilogo dell’epoca, prima del Concilio Vaticano Secondo, delle apparizioni, durante le quali pare che la Madonna fosse pure visibile nel riflesso degli occhi delle veggenti, sembra che il messaggio della venerata figura, vestita di una bianca tunica, con una fascia azzurra alla vita, sulla quale scendeva sul lato destro un drappo azzurro, fosse, fra l’altro, che “il cielo ha decretato al mondo una nuova era, ma in questo tempo la Chiesa subirà ogni sorta di dolore. Beati quelli che fanno tesoro della mia misericordia. Il nemico ha posto le tende in ogni campo, siate forti e pregate per non cadere in mano alla superbia. L’esercito azzurro sta in attesa del mio comando. I figli delle tenebre saranno sepolti nell’inferno. Pregate e fate penitenza, il tempo è brevissimo. Io sarò la vostra guida!”.

La stampa locale è, fra vari spunti di informazione, intervenuta sull’argomento con un articolo fotografico, pubblicato sul “Giornale di Brescia” di mercoledì primo luglio 1953, dove il contenuto telegrafico pone l’accento sul fatto che “Maria Targa, la bambina tredicenne che in questi giorni “vede” una “Signora di luce” accanto ad un’antica cappella di Cossirano, racconta come le appare e cosa le dice l’arcana visitatrice. Maria Targa ha deposto anche davanti ai Carabinieri, sostenendo la realtà di queste affermazioni. L’episodio costituisce il fatto del giorno per la gente di Cossirano e dei centri limitrofi della Bassa Bresciana”.

Sulla linea del quotidiano è anche il breve cenno che, alla medesima questione, concede l’Enciclopedia Bresciana, per le edizioni “La Voce del Popolo”, tra altre diffuse ed interessanti informazioni storiche inerenti la citata frazione di Trenzano, mettendo in evidenza il ruolo di una solitaria figura al centro delle vicende della cronaca evocata, nel vagamente riportare quanto ad essa pare potersi assimilare in una possibile coincidenza con quella accennata dal giornale: “(….) Nei pressi della cascina Fenilnuovo venne eretta una cappella dedicata a san Brancato che pochi anni fa ebbe momenti di risonanza popolare per presunte apparizioni ad una ragazza del paese”.

Oggi, al medesimo luogo resta l’analogo spazio virente che l’andare del tempo ha conservato nello sfondo di quell’apertura celeste divaricata da una miracolosa maternità trascendente, generatrice di figli spirituali, cominciando dal tratto del sentiero di campagna, percorso dai pellegrini anche in ginocchio sotto la recita penitente della preghiera, mentre, da lontano, ancora giungono i rintocchi campanari che modulano a fine giorno l’Ave Maria, nello struggente palpito a cui si riconducono ogni sera.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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