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Le colonne son quelle del nome della sala, dove, questa mostra primaverile è allestita, ma sembrano rivelarsi pure nel dipinto scelto per la locandina divulgativa della stessa iniziativa espositiva.

Nel caso di questo manufatto, il pittore bresciano Renzo Rivadossi si esplica pittoricamente nella fitta verticalità di solidi alberati, ramificati in spazi avvinti fra loro nella compresenza di sagome umane, contestuali, nella nuda essenza di manifestazioni adamitiche, alla primitiva dimensione di corpi ascensionali, vuoi radicati alla terra, vuoi, invece, appoggiati su di essa in peripatetici passi infinitesimali, nell’effimero corso di comuni destini esistenziali, indirizzati, infine, a giacere, entrambi, nella fissità inerme di definitive e di incontrovertibili soluzioni orizzontali.

Giardino di inverno
Giardino di inverno

Tanto è per l’uomo, quanto è per l’albero: distesi, per lungo, vanno a finire.

A queste simboliche colonne, proprie di significati speculari, quali metafore naturali della vita, eretta nella sua rispettiva sembianza vitale, pare associarsi il nome di “Sala delle Colonne”, sede, presso “Cà La Ghironda” della mostra personale di questo pittore, calendarizzata, lungo il segno delle inziative di questa realtà museale attraverso il corso del 2019, dalla data dell’inaugurazione, di domenica 26 maggio, alle ore 16, fino a sabato 15 giugno, in località Ponte Ronca di Zola Predosa.

Nel bosco
Nel bosco

Un testo critico, a traccia di una personale proposta di presentazione dell’arte visiva di questo autore, protagonista di una resa onirica diffusa nell’incisivo cromatismo pervaso secondo l’effetto delle sue “creature”, accompagna le varie opere allestite sul posto, per mezzo di una serie di riflessioni espresse da Vittorio Spampinato, nel, fra l’altro, rimarcare in un testo che “(…) Il linguaggio di Rivadossi assume una valenza comunicativa immediata e laconica, sempre sospesa tra il racconto esplicito e l’immaginazione, quasi a voler lasciare lo spettatore nei suoi dubbi e nella sua incertezza, protagonista, forse, di quanto poi dell’accaduto ne saranno le conseguenze.

Un filo tra il pittore, l’opera e l’osservatore che lascia in sospeso il dialogo e ne rimanda il risultato agli eventi di cui l’uomo e la natura dovranno scriverne il futuro.

Mi piace interpretare la pittura di Rivadossi come un dettato del già scritto dove se ogni passato è memoria e valore da cui attingere per farne materia di conoscenza, il futuro è ancora lì, in una dimensione spazio-tempo, ancora in divenire dove il gioco della vita ne materializzerà il percorso e, per il pittore, il segno”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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