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Brescia – Araldica e medaglistica. Due diverse modalità espressive, per cesellare concetti e figurazioni connotative di determinati aspetti e di eloquenti caratterizzazioni, si incontrano nello specifico contesto di particolari stilemi e di correlate elaborazioni alle quali suggestivamente riconducono le loro rispettive manifestazioni, riscontrabili anche negli effettivi termini circostanziati di quanto a loro riguardo, si evince, fra l’altro, dalle interessanti informazioni raccolte da Giacomo Danesi, nel suo libro dall’esplicito titolo evocativo di “Ricerca Araldica dello Stemma di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Giovanni Battista Re”.

Se, della disciplina tecnica ed artistica, volta a definire ed a sostanziare gli stemmi, un determinato blasone ne è il tacito latore, non di meno, una medaglia commemorativa interseca la ricercata risoluzione di una perdurante forma espressiva, per il tramite dell’arte visiva che ne suffraga, per mano dell’incisore, la scelta e la narrazione compositiva che si fondono insieme, al pari di uno stemma araldico, in un’unica attestazione rappresentativa.

Come spiega, fra l’altro, nella prefazione del libro il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica Pontificia di San Paolo fuori le Mura in Roma, “L’araldica è lo studio e l’uso metodico delle insegne e degli stemmi gentilizi. Essa è un linguaggio del tutto particolare che si esprime con simboli ed ha avuto un notevole sviluppo nella storia dell’umanità da un millennio a questa parte, specialmente nel mondo cosidetto occidentale, ed ha visto una importante manifestazione nel campo ecclesiastico”.

Analogamente, l’incisione subordina la minuziosa tecnica espressiva ai validi temi rispettivamente di riferimento presi in considerazione, per imprimere, nel metallo utilizzato, i tratti identificativi che ne riassumono emblematicamente i significati nella loro corrispondente proporzione, per il tramite della personale maestria dell’autore.

Esempio di questo possibile connubio, fra l’araldica e la medaglistica, è l’opera, in tal senso, realizzata a Brescia dal noto incisore Francesco (Gino) Medici, nato a Ome nel 1924, della quale è presente una chiara riproduzione fotografica in questo libro dedicato allo stemma del cardinale Re, grazie a quella pagina dove Giacomo Danesi puntualmente scrive che “nel mese di aprile del 2001 il porporato bresciano è in visita alla città di Brescia. Per l’occasione il Presidente della Provincia di Brescia, dott. arch. Alberto Cavalli offre al cardinale una splendida medaglia ricordo opera del maestro incisore Francesco Medici”.

Il manufatto è denso di particolari significativi di tale apprezzato evento istituzionale, recando, al tempo stesso, verso la figura del porporato, anche quell’abbinamento artisticamente posto a baricentro di una sintesi descrittiva plurale, grazie a certi particolari, assurti a livello di compenetrati segni di riconoscimento, mediante il loro vasto scibile che risulta funzionale al contesto stesso a cui la robusta rappresentazione incisoria offre il metro confutabile di un ragionato assolvimento culturale.

Sul rovescio della medaglia, tra la scritta afferente l’ente provinciale e la data di quella manifestazione durante la quale, in un dono ufficiale, alla stessa si è inteso pubblicamente svelare l’onorifica attribuzione della sua ispirazione ideale, si notano sia lo stemma del cardinale camuno che quello della Provincia di Brescia; sul dritto della medesima opera si sviluppa, invece, un’armonia di suggestive evocazioni, mirate a coinvolgere, in una efficace interazione, la Valle Camonica ed il capoluogo bresciano, nell’ambito di una celebrata tradizione nella fede cristiana della quale il tempo ne perpetua l’antica affermazione, dando visibilità alla “Pieve romanica di S. Siro, a Capo di Ponte, con le sue tre caratteristiche absidi, appoggiata con la facciata al monte. A sinistra la facciata di S. Agostino in Broletto, sede dell’Amministrazione Provinciale. Al centro, la croce realizzata dallo scultore bresciano Domenico Lusetti, posta nell’aula consiliare della Provincia”.

Opera, come sottolineato nel volume, che, fra l’altro, nella soluzione espressiva della medaglia, include l’impronta allusiva di un altro tipo di manufatto, recando la riproduzione incisoria della menzionata realizzazione cristologica, analogamente a quanto avviene nell’araldica che, nel proprio ambito, coinvolge una sinergia di studi e di considerazioni, declinate in quel linguaggio simbolico a cui vertono gli elementi codificati nei contenuti del suo settore che questo libro, in attinenza con lo studio araldico in uso dalla citata figura cardinalizia, tratta con una specifica attenzione.

Giacomo Danesi, giornalisstemma_Cardinale_Reta, qualificato appassionato, fra l’altro, di storia della Chiesa e di Araldica Ecclesiastica e Civica, ha pubblicato questo suo apprezzato lavoro in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del cardinale Giovanni Battista Re “avvenuta nella chiesa di san Cristo in Brescia il 3 marzo 1957. L’ordine presbiterale fu ricevuto dal futuro Cardinale dalle mani dell’Arcivescovo – Vescovo di Brescia, Monsignor Giacinto Tredici”.

A tal proposito, spiega, fra altre diffuse riflessioni, mons. Lino Fumagalli, vescovo della Diocesi Suburbicaria Sabina – Poggio Mirteto, nel suo contributo d’esordio al circa centinaio di pagine della pubblicazione: “Credo sia un modo singolare ed intelligente per rendere il giusto onore a questo stretto collaboratore del Santo Padre che in tutto questo tempo ha esercitato il ministero sacerdotale ed Episcopale impegnando tutte le sue doti apostoliche per il bene della Chiesa universale”.

“La forza dall’alto”, nella caratteristica forma latina di “Virtus ex alto”, è stato, fra l’altro, lo stesso motto araldico del cardinale Giovanni Benelli (1921 – 1982) con cui, per anni, mons. Giovanni Battista Re aveva collaborato nella Segreteria di Stato Vaticana dal 1971 al 1977, nel ruolo di segretario particolare, proseguendo, poi, nell’incarico, a sua volta, assunto come assessore ed, in seguito, in qualità di sostituto per gli Affari Generali della medesima istituzione della Santa Sede.

Cardinale di Santa Romana Chiesa dal 2001, con il “titolo dei Santi XII Apostoli”, il porporato, nato a Borno nel 1934, ha fatto transitare tale ispirata espressione didascalica nel suo stemma cardinalizio da quello precedentemente contraddistinguente il proprio servizio nella Santa Sede, interpretato, a partire dal 1987, come arcivescovo titolare di “Forum Novum, oggi Vescovio”, nell’incarico di segretario della Congregazione per i Vescovi, nell’ambito della quale il porporato bresciano è stato, infine, prefetto dal 2000 fino al 2010.

Come, insieme ad altre indicazioni sul tema, è specificato nel libro, non mancando di citare e di esaminare anche altri stemmi ecclesiastici appartenenti a personalità della Chiesa, pure coinvolte nell’esposizione sviluppata in una chiave contestualmente biografica circa l’autorevole cardinale, protagonista della pubblicazione, “In araldica la destra dello scudo è quella posta a sinistra di chi lo guarda. La sinistra, naturalmente, è il suo contrario. Dunque, nello stemma del Cardinale Giovanni Battista Re, a sinistra possiamo ammirare in alto una stella a sette raggi che rappresenta la Madonna. Sotto la stella il più classico dei chrismon che indica la figura di Gesù Cristo, o monogramma: ovvero le prime due consonanti greche del nome di Cristo. Molto interessante la parte destra dello stemma, dove possiamo ammirare un leone posto su tre monti all’italiana. Un preciso riferimento al suo paese natale: Borno, in Vallecamonica, i monti, il leone ricorda la città di Brescia”.

Pure essendo conosciuta come “Leonessa d’Italia”, la città bresciana è araldicamente contrassegnata da quel leone che, fin dall’origine medioevale del suo blasone, ne segue la storia lungo gli eventi della sua plurigenerazionale progressione, fino a, forse, farlo confondere con la subentrata fortuna di un’aulica e di una epica attribuzione che del felino rampante ne cambia il sesso, mantenendolo nella sua ferina espressione, coniugata però al femminile, per forse farne meglio combaciare la rima della aleardiana e carducciana ispirazione.

Dello stimato cardinale camuno, in relazione al quale il libro documenta anche la visita di papa Giovanni Paolo II alla sua indimenticata Borno il 19 luglio del 1998, Giacomo Danesi ne illustra lo stemma araldico, in un raffronto lungo gli anni, pure inteso nelle varianti dei ruoli avvicendatisi in una crescente successione: “lo scudo è a forma di calice, come quello da arcivescovo, il cappello è di foggia diversa sia da quello da arcivescovo prima, sia da quello attualmente in uso. Diversa è anche la conformazione dei nodi posti appena sotto il cappello, diversa la forma della croce, alla quale lo scudo è accollato, e diversa è anche la forma del cartiglio”.

Il libro, nell’introdurre il lettore nella decifrazione dell’esemplificazione araldica rispettivamente analizzata in una ponderata interpretazione, offre anche un interessante “Piccolo Dizionario Araldico Ecclesiastico” posto in calce alla pubblicazione che, pure per questo apporto, acquisisce quello spessore che, nel verso simbolico degli stemmi, sembra, fra l’altro, evocare il monito evangelico, prefigurante il trascendente svelato nella Creazione, di “Sia fatto a voi secondo la vostra fede (Mt. 9,28-29)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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