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Un’esotica marina ed una giovane ciclista dall’aria sbarazzina. In questo modo, il pittore Vittorio Politi partecipa all’interessante edizione della mostra allestita, con cadenza annuale, presso l’Associazione Artisti Bresciani, con il titolo allusivo di “Ricognizione”.

Il contributo figurativo di questo stimato pittore d’origine calabrese, ma da molti anni residente a Brescia, esemplifica il libero apporto di un paio di opere d’arte visiva proposte dai rispettivi partecipanti a questa ricca esposizione collettiva, tripartita per sequenze, per una triade di corpose tornate di artisti che vi presenziano, fino al 27 ottobre.

Opera di Vittorio Politi
Opera di Vittorio Politi

Giornata che sentenzia, nell’autunno del 2021, il concludersi di una variegata manifestazione, appunto, ricognitiva delle tendenze, delle applicazioni, delle ispirazioni e delle metodiche praticate nello stile, dalla maniera nella quale risultano interpretate dai loro rispettivi autori, afferenti al composito cenacolo di questo importante sodalizio degli appassionati d’arte bresciani.

Ingresso, per visitare i loro manufatti, con il “green pass”, nella sede di questa laboriosa istituzione cittadina, in vicolo delle Stelle 4, dalle ore 16,00 alle ore 19,30, dal martedì alla domenica, osservando, come di consueto, l’evento, significativo di una buona parte dei molti artisti iscritti a tale associazione, il giorno di chiusura, da sempre, coincidente con l’esordio settimanale del lunedì.

In vari casi, come negli accennati lavori di Vittorio Politi, la produzione, esibita, collima con quella di altri autori, essendo che le sue opere ad olio su cartone telato di “Paesaggio esotico marino” e di “Pedalando all’aria aperta”, è pari natura sia del genere di colore che del supporto utilizzato anche, ad esempio, dalla pittrice bresciana Marina Venturi che, fra gli altri autori di questa “Ricognizione”, ha pure lei, tra le pagine del catalogo, editorialmente cumulativo di tutti coloro che vi espongono, oltre che, in uno spazio naturalmente della medesima mostra, un paio di lavori esposti, con scenari pittoreschi, dal rispettivo titolo di “Mulino della Croda” e di “Cervo nel bosco”, realizzati, appunto, in olio su cartone telato.

Con Marina Venturi, siamo alla seconda tornata dell’esposizione, in calendario, per circa un paio di settimane a seguire, dal due di ottobre, andando ad interessare anche quanto qualifica l’impegno artistico di Mariya Roman, Liana Signorini, Elio Uberti, Massimo Zuppelli, Loredana Andri, Laura Baronio, Pier Roberto Bassi, Augusto Bitonte, Fiorenza Brembati, Claudio Caffetto, Esterina Caprioli, Paolo Carucci, Mino Raul Colombo e Giuseppe Comba.

Dal 16 ottobre, fino all’accennata giornata conclusiva della manifestazione, la “sala del Romanino” dove si esplica questa significativa esemplificazione d’arte, appena varcata la soglia d’ingresso degli ambienti, ormai da tempo, adibiti a sede del sodalizio organizzatore, sta, anche, a Patrizia Conti, Alberto Cunego, Massimo Cuttini, Luciano Donini, Lorella Facchetti, Liubov Fedoseeva, Tullio Ferro, Attilio Forgioli, Patrizia Fratus, Johan Friso, Iva Garrini, Francesco Giancaspro, Antonella Giapponesi Tarenghi, Estela Jugovic e Maurizia Leggerini, contraddistinguere il profilo di questa esposizione, pur attraverso l’eco della propria affermata caratura artistica che ingenera contestuali richiami ad una area bresciana di appartenenza, come, ad esempio, con Attilio Forgioli e con Tullio Ferro, decani di un carismatico percorso esplicativo che, nell’alveo dell’arte, non può non richiamare alla memoria, oltre ai distinguo personali fra i due, anche ai luoghi gardesani, interessanti i diretti risvolti del loro annoso e spontaneo impegno, interpretato in quell’ambito culturale dove sussistono tracce di eclettiche testimonianze nel merito.

Testimonianze che rimandano anche alla realtà locale, come, per altro, avviene nelle opere che Tullio Ferro, pure indiscusso giornalista e prolifico scrittore, porta in “Ricognizione”: trattasi delle opere lignee dallo stesso titolo, perché tratte dal medesimo ed acuto campo di applicazione, percependosi come, pressoché, una esclusiva per questo autore, cioè, l’ambito di arcane leggende del lago di Garda, intitolandosi “Ninfa della mitologia Benacense”, in smalto, l’una, a modo di figura intera tridimensionale, ed in smalti acrilici, l’altra, a definizione di un volto non meno efficace e misterioso.

Opera di Vittorio Politi
Opera di Vittorio Politi

Anche nella seconda sequenza della mostra, non manca, insieme ad altri determinanti spunti di ispirazione, la presenza di rivisitazioni della realtà bresciana, caratterizzandosi in tal senso, per quel che attiene la città di Brescia, quell’opera in “tempera su carta” che l’artista Massimo Zuppelli dedica al capoluogo cittadino, evocando l’impresa sportiva, agli albori delle corse automobilistiche, con la raffigurazione, sviluppata ad accenno di questo fatto competitivo, recante la arcinota “Vittoria Alata” e l’ancor più noto impatto statuario, ma fiorentino, del “David”, rappresentati a rispettiva coniugazione di Brescia e di Firenze.

A Brescia, i cosidetti “Macc dele Ure” (I matti delle ore), nella fattispecie strumentale delle figure di due uomini bronzei, intenti plasticamente, nel metallo della loro struttura, ad azionare la “Torre dell’Orologio” di Piazza Loggia, sono fra i particolari dell’acrilico su telato di Gianfranco Montini, in una sua opera che è presente nella prima sequenza di questa collettiva, proponendola nel significante da lui perseguito, attraverso la concomitante valenza di un riscontro effettivo, rispetto alla realtà del momento, essendo che è nominalmente dedicata a “Covid – Rinascita”.

Fra i protagonisti della tecnica dell’acquerello è Maurizia Leggerini, con i suoi volti dallo sguardo penetrante, scelti per contribuire a sostanziare la parte conclusiva di “Ricognizione”, in una suggestiva triplice consequenzialità di altrettanti gruppi di autori, posti in successione, nella quale l’acquerello è, pure, praticato, fra l’altro, da Luciano Donini, come anche, in una completa dedicazione immaginifica, da Liana Signorini, interpretando quel riferimento, circostanziato in tale scelta espressiva, che, nel carisma di altri artisti, lascia spazio a tutt’altra metodica di rappresentazione, sia per lo stile che per i materiali utilizzati, come pure, tanto per un’affabulazione ermetica, piuttosto che, invece, arrendevolmente svelata.

In tale contesto, non mancano, ovviamente, anche i rimandi ad una robusta tradizione artistica, pure, in questo caso, costituiti, fra altri possibili esempi, dagli oli su tavola di un dato contributo di spessore, come, tra altre utili chiavi di lettura della mostra in questione, specifica Massimo Tedeschi, presidente dell’Aab, spiegando nel catalogo, correlato all’iniziativa stessa che: “(…) Anche quest’anno, è prevista l’esposizione di alcune opere di un artista ospite. La scelta è doverosamente caduta sul compianto Nino Fortunato Vicari (che scelse un nome d’arte arioso e lieve: Refolo). Fu presidente dell’Aab nel lontano 1954 e la famiglia ha generosamente donato alla nostra Associazione alcune opere di Refolo che rappresentano una bellissima pagina di arte bresciana (…)”.