Rovigo. Rivive al museo dei Grandi Fiumi l’antichissima il “Ciamar Marso”, batter marzo, il capodanno veneto, diffuso un tempo dalle vallate al delta del grande fiume. Segna il passaggio dall’inverno alla primavera, dal freddo al caldo, dalla segregazione invernale alla vita comunitaria che i primi caldi facilitano. Segna, con una sola parola, il cambiamento.
L’evento “Aspettando la Primavera” si terrà domenica 23 febbraio, alle ore 17. Nasce da una collaborazione tra il dott. Raffaele Peretto, Il Museo dei Grandi Fiumi e la società Aqua Natura e Cultura.

La tradizione voleva che adulti e bambini, uomini e donne battevano incessantemente qualsiasi supporto che faccia rumore, per svegliare la natura e la voglia di tornare a vivere dopo il letargo invernale. Al contempo si accendono i fuochi, simbolo di coraggio, di forza. Il capodanno veneto è festeggiato dagli ultimi tre giorni di febbraio, cioè gli ultimi giorni dell’anno, e si va avanti fino al nono giorno di Marzo. Batter Marzo, o brusar Marzo, o ciamar Marzo significa risvegliare l’anno nuovo, la vita addormentata, la terra addormentata dal gelo dell’incerno perchè si ridesti e si risvegli e si prepari per la nuova semina.

Si prevede l’accoglienza del pubblico nel piazzale di fronte alla Chiesa di San Bartolomeo per poi giungere all’interno del Monastero degli Olivetani, nel chiostro quadrato, dove si rievocherà l’antica usanza del batter marzo attraverso la produzione di un rumore festoso di pentole e campanelli, battendo il suolo con frasche e bastoni mentre il coro di Costa di Rovigo canterà una filastrocca tradizionale.

In sala Flumina verranno poi presi in analisi dal narratore, il dott. Raffaele Peretto, aspetti legati al calendario della Repubblica Veneta che poneva Marzo come primo mese dell’anno. Il racconto, alternato all’esecuzione di canzoni popolari del coro, si soffermerà su aspetti storici e alcune curiosità legate al territorio con riferimenti alla vita contadina.
Si consiglia alla cittadinanza interessata di portare vecchie pentole o piatti di metallo, campane, campanelli, al fine di ricreare lo spirito cui è legata la ricorrenza che, in quanto tradizione popolare, prevedeva la partecipazione attiva della popolazione.