Gattatico, Reggio Emilia. Un video ha dato il via sabato 25 aprile alla maratona in streaming della giornata di festa, sulle note struggenti volava sopra l’aia e il grande prato che abbraccia Casa Cervi e la biblioteca Emilio Sereni, margherite e soffioni del tarassaco uniche presenze mosse dal vento, ha reso la sensazione di angoscia che attanaglia le nostre giornate.

La Festa del 25 Aprile a casa Cervi è una tradizione consolidata da tanti anni, anche se si parte di buon ora da casa trovi già nei prati migliaia di persone, famiglie, ragazzi che plaid a terra iniziano, tra i profumi del buon cibo emiliano, la grande festa della Liberazione nel luogo simbolo dell’Italia liberata dal nazi-fascismo.Casa Cervi non si è arresa ha “resistito” anche contro il nemico invisibile che falcia vite e soffoca la nostra libertà sociale, con una giornata di festa strana, via web, che comunque ha raccolto intorno al valore della Libertà migliaia di persone.

La mattinata, dopo Bella Ciao in tutte le lingue del Mondo,  è stata invasa da testimonianze di giovani studenti di tutte le età che hanno, senza retorica o finzione, raccontato il loro sentire di questi giorni.

Un ragazzo mi ha particolarmente colpito, semplicemente ha detto:per me il 25 Aprile e la festa della Liberazione è stata sino all’anno scorso una giornata di vacanza solo perché non si andava a scuola, ma oggi che la mia, la nostra libertà personale è paralizzata da un virus ho dato valore diverso alla parola Libertà e Resistenza. Sto imparando sulla mia pelle il significato dell’angoscia e dell’insicurezza, posso provare a capire l’agire dei 7 Fratelli Cervi. Oggi come allora combattiamo un “nemico” cattivo. Oggi che nonni, parenti, amici e la scuola sono lontani, capisco cosa significa Resistenza e lotta nella speranza di un domani di libertà.”

Poi sono volate di nuovo le note di Bella Ciao, dal flash-mob dell’ANPI cantato dalle finestre delle case, al violino di Francesco Moneti dei Modena City Ramblers, che accoglievano gli ospiti del pomeriggio.

Testimonianze forti, che lasciano il segno deciso nei giorni senza bussola, nell’inquietudine dell’incertezza, nel bisogno concreto di costruire una vita dopo-virus, fondata sulle cose reali. Perché è arrivata l’epidemia, ci ha attaccato alle spalle ed è allora che ti chiedi: “che mondo vuoi, quale futuro se non per i più, per una democrazia di tutti? Come ha affermato Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi.

“Dopo un raccolto ne viene sempre un altro” (Alcide Cervi)

La voce pacata e decisa di Gino Strada, che di epidemie e malanni causati da virus da debellare, il più difficile quello della guerra, ne porta un’esperienza di una vita, ha ribadito che la “sanità deve, dovrà e doveva essere pubblica gratuita e uguale per tutti, forse ci saremmo risparmiati molti dei morti di questi giorni.”

Si i morti, e questo è stato un pensiero comune, il virus sta falciando una generazione, quella della Resistenza, della Liberazione del 25 Aprile del ’45, della memoria.

La voce più penetrante, che fatto tremare l’anima e formicolare lo stomaco, è stata quella di don Luigi Ciotti. Una voce decisa quando ha parlato del “cattivo uso della libertà che ci è stata donata dai nostri padri. E’ ora di ripensare, di ricostruire una nuova idea di libertà, perché è da sempre il motore più potente della storia dell’uomo. Uomo che non sarà mai libero sino a che ci sarà un solo povero. E poi i giovani a cui abbiamo rubato il futuro, li abbiamo impoveriti. Ci svegliamo oggi con il coronavirus: ma dove eravamo prima? E la voce si è fatta tuonante.

Così finisco, nella speranza che l’Istituto Cervi metta in rete le testimonianze della strana giornata del 25 Aprile 2020, con il pensiero di un grande che ci ha lasciato da poco falciato dal coronavirus:

“La libertà è uno stato di grazia

e si è liberi solo quando si lotta per conquistarla” (Luis Sepulveda)