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Un messaggio chiaro quello che parte da Leno, bassa bresciana, dove venerdì mattina numerosi rappresentanti di banche di credito cooperativo di tutta Italia hanno partecipato al convegno “Banche di credito cooperativo in Italia e in Europa: quale futuro?” voluto da Cassa Padana Bcc. (Il video integrale dell’incontro).

Il mondo della cooperazione, è stato detto, deve respingere qualsiasi proposta di riforma che non tenga conto delle diverse anime, competenze e riflessioni in atto nel movimento cooperativo e che, soprattutto, non venga discussa dal territorio.

“Diciamo no ai colpi di mano. Ai golpe. Alle proposte non discusse”, ha detto il direttore generale di Cassa Padana, Luigi Pettinati.

“Non crediamo che la centralizzazione delle competenze e del potere decisionale, distante dal territorio, possa essere una soluzione per risolvere i problemi, sia delle banche di credito cooperativo, che degli stessi territori. Significherebbe creare il deserto e far morire il tessuto produttivo di piccole e medie imprese che è la caratteristica peculiare dell’Italia.“

Non ci interessano le dinamiche del potere, sia chiaro – ha aggiunto il direttore generale di Cassa Padana Bcc – ne siamo sempre stati fuori. Né vogliamo personalizzare le posizioni. Ciò che ci sta a cuore è il futuro dei territori e vogliamo che le banche di credito cooperativo possano essere in grado di incidere in modo positivo su questi anche in futuro. Per questo siamo favorevoli a un sistema di controlli indipendenti ed efficaci che dialoghino direttamente con l’autorità di vigilanza.

La guerra è solo all’inizio – ha concluso Pettinati – Faremo tutto quello che è in nostro potere per difendere un modello di credito cooperativo che resta vincente e attuale. Ricorrendo a tutti i mezzi democratici in nostro possesso”.

Sotto accusa anche la dirigenza del credito cooperativo nazionale: Fedecasse.

Se per Pettinati il presidente Alessandro Azzi “ha tradito lo spirito delle Bcc” e farebbe bene a mettersi da parte, Michele Albanese, direttore della Monte Pruno di Salerno e “portavoce di numerose Bcc del Sud”, ha chiesto “formalmente le dimissioni dei vertici” di Federcasse.

Il passo successivo sarà quello di far arrivare a Roma la richiesta di aprire il confronto con le Bcc con un dibattito costruttivo e trasparente.

Obiettivo: arrivare in tempo brevi a un progetto di riforma che salvaguardi, e rilanci, tutto ciò che di buono c’è in una tradizione cooperativa che affonda le sue radici nel XIX secolo.

All’incontro di Leno era presente anche Jean Louis Bancel, presidente di Credit Cooperatif e uno dei massimi esperti in Europa di credito cooperativo.

“Bisogna essere consapevoli”, ha detto Bancel, “che uno degli effetti inaspettati della crisi del 2008 è un’ondata di dilagante demutualizzazione in Paesi guidati da governi liberali. E va anche rilevato quale sia il movente che anima i fanatici del crimine della demutualizzazione: l’arricchimento privato.

L’esperienza della demutualizzazione britannica sotto il governo Thatcher ha dimostrato che ciò che la motiva è il miraggio e l’appetito del guadagno, l’appropriazione personale del bene comune, vale a dire le riserve delle cooperative. Demutualizzare non serve ad aiutare le banche cooperative o mutualistiche in difficoltà. Permette solo ad alcuni di appropriarsi delle realtà più interessanti per i loro compagni di borsa.

Il governo italiano – ha aggiunto il presidente di Credit Cooperatif – dovrebbe ricordarsi dell’esperienza della Northen Rock inglese: alla fine della storia sono stati i contribuenti ad aver pagato i profitti intascati dagli speculatori”.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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