Ogni soluzione organizzativa adottata per la riforma del credito cooperativo non può prescindere dall’idea che si ha del futuro e del ruolo che le banche di credito cooperativo sono chiamate a svolgere nei territori dove operano.

Ne sono una conseguenza. Servono per raggiungere l’obiettivo di fondo, non viceversa, pena lo snaturamento dell’identità più profonda delle bcc e un fallimento sicuro, anche dal solo punto di vista dei numeri e della sostenibilità nel tempo.

Sono questi alcuni dei presupposti da cui muove  la proposta di riforma del credito cooperativo presentata alla stampa oggi a Leno, nella sede di Cassa Padana Bcc, dal direttore generale Luigi Pettinati e dal presidente Vittorio Biemmi.

I principi cardine declinati nella proposta di Cassa Padana sono autonomia, libertà d’impresa, responsabilità e mutualità che devono caratterizzare in modo distintivo le banche di credito cooperativo.

“I problemi attuali del credito cooperativo”, ha detto Pettinati, “devono essere affrontati con soluzioni organizzative che non vadano a snaturare l’identità delle BCC. Non servono interventi legislativi. E’ necessario recuperare il senso profondo di fare banca cooperativa e utilizzare bene strumenti che già esistono”.

Nell’ipotesi di gruppo unico o più gruppi con a capo una S.p.A. , le banche di credito cooperativo si vedrebbero private di autonomia e di poteri. Ciò sarebbe grave anche perché le banche continuerebbero a essere responsabili senza però avere alcuna leva su cui intervenire.

La proposta di Cassa Padana affronta il tema della capitalizzazione del credito cooperativo attraverso due vie: la base dei soci per le BCC e il mercato per l’Iccrea holding che è già strutturata in forma di S.p.A.

Dal punto di vista organizzativo lo strumento individuato è il gruppo cooperativo paritetico, su base territoriale e con adesione volontaria, pensato come evoluzione delle attuali federazioni regionali, ridotte nel numero rispetto all’attuale.

Un sistema di controlli indipendenti ed efficaci è il presupposto per l’attivazione di forme di solidarietà fra BCC basate su fondi di garanzia.

“Un tema fondamentale come la riforma”, ha concluso Pettinati,dovrebbe comunque essere discusso nelle assemblee dei soci, vere sovrane del destino delle banche”.

Nel corso dell’incontro è stata presentata alla stampa anche la “lettera aperta” indirizzata dai direttori e ai presidenti delle Bcc italiane da 1500 dipendenti.

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1 commento

  1. Chiaro e franco come sempre il direttore generale Luigi Pettinati: mi è piaciuto.
    Suggerisco anche questo articolo del M5S Camera del 27 Febbraio: 2015
    http:… [il link è stato rimosso]

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