Ci voleva una pandemia perché accadesse quello che dal 2007 sembrava ormai un miracolo irraggiungibile.

Nell’aprile di quest’anno, la zona di protezione del Parco Nazionale Kruger ha registrato zero casi di bracconaggio a carico dei rinoceronti della riserva mentre nella prima metà del 2020, in tutto il resto del Sudafrica sono stati colpiti 166 esemplari a fronte dei 319 dello scorso anno.

E’ solo una fotografia parziale dell’impatto che il COVID-19 ha prodotto in favore di una specie che nell’ultima decade ha visto uccisi almeno 10mila dei suoi esemplari ma conferma la diretta correlazione che intercorre tra bracconaggio illegale ad opera dell’uomo e la sopravvivenza degli esemplari.

Toby, il rinoceronte bianco del Parco Natura Viva
Toby, il rinoceronte bianco del Parco Natura Viva

“Nel periodo di lockdown globale – spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo che da anni sostiene l’organizzazione internazionale “Save the Rhino (il 22 settembre è il World Rhino Day)la presenza delle forze armate e i numerosi posti di blocco per le strade africane hanno funzionato da deterrente per i bracconieri, che hanno trovato sbarrate anche le vie del traffico illegale verso Cina e Vietnam – la più grande piazza per il corno di rinoceronte – a causa del blocco dei flussi turistici.

Questo tuttavia porta con sé un problema indiretto, causato dall’assenza di quell’ecoturismo in grado di supportare parchi e riserve che tutelano la specie”.

Una “tempesta perfetta” dunque, apparentemente in grado di produrre un risultato irraggiungibile a tutti i governi del Pianeta sin da quando nel 2009, si iniziò a registrare un incremento di rinoceronti massacrati con 201 animali persi, che poi portò all’annus horribilis del 2015 con 1.349 uccisioni.

“Per quello che riguarda l’Africa – prosegue Avesani Zaborra – quest’anno si registra dunque un aumento di 130 rinoceronti neri, che porta il totale a 5.630 e ancora un declino di rinoceronti bianchi, che si aggira intorno alle 18mila unità.

Notizie di speranza vengono anche dalle tre sottospecie asiatiche: in Assam, si sono registrati nel ’20 solo due casi di bracconaggio a carico dei 3.600 rinoceronti indiani rimasti (che a differenza di quelli africani, sono dotati di un solo corno), il rinoceronte di Java passa da 68 a 72 esemplari mentre il rinoceronte di Sumatra prosegue il suo declino con meno di 80 esemplari viventi.

E’ questo dunque il momento per i Governi di tutti i Paesi – conclude Avesani Zaborra – di cogliere l’occasione e affermare con forza ancora maggiore che quando si parla di conservazione della fauna selvatica, si tratta di una priorità”.