di Letizia Piangerelli


Riobamba – Riobamba, fiorente città di 100.000 abitanti, è situata al centro della regione andina, proprio nel cuore dell’Ecuador, a metà strada tra le montagne più alte e l’oceano pacifico. Forse è stata questa sua centralità geografica a farla eleggere sede del quinto incontro Ecuador-Italia, dal titolo “Rimesse, esportazioni e finanza popolare per promuovere lo sviluppo locale”.

La storia di questi incontri, inizia nel 2002, sulla spinta della collaborazione tra la cooperativa di risparmio e credito Codesarollo e le BCC italiane. Quest’anno l’accento è posto sul ruolo che le rimesse degli immigrati ecuadoriani possono giocare nello sviluppo del loro paese d’origine. L’idea alla base è semplice ma non ancora efficacemente applicata: i flussi inviati dagli ecuadoriani alle famiglie rimaste in patria, oggi in gran parte utilizzate solo per il consumo quotidiano, possono essere investite in attività produttive che seminino le basi per lo sviluppo locale.

Se efficacemente veicolati, quei flussi, da semplici trasferimenti di denaro, possono diventare gli strumenti per una crescita dal basso, che emancipa i poveri dalla necessità di emigrare e che unisce la comunità intorno ad un progetto comune. Ma perché i piccoli risparmi individuali si trasformino in imprese, cooperative, negozi, occorre una presa di coscienza di tutti: dagli emigranti, alle banche europee, dalle autorità nazionali alle comunità ecuadoriane, con un impegno costante in formazione, educazione, assistenza tecnica e riflessione.

Mi è venuta in mente la comunità che ci hanno fatto visitare nel viaggio di ritorno di ieri, Salinas, l’esempio vivente di come l’Ecuador stia già applicando i suoi propositi di sviluppo locale. A Salinas, in una piccola vallata circondata dai monti, abitano 1200 abitanti e nel 1970, all’arrivo di Bepi Tonello in Ecuador, c’erano solo poche case. Oggi tutta la comunità di Salinas è organizzata in cooperative, prima tra tutte quella di “ahorro e credito”, la cassa rurale che ha reso possibile la nascita di tutte le altre. Col tempo a Salinas sono nate anche la fabbrica di cioccolato, dove le confezioni vengono chiuse a mano una per una e dove tutti, convinti dal profumo e dagli assaggi, abbiamo fatto buone scorte. E ancora, i funghi di Salinas, esportati in tutta Europa come una prelibatezza che in Ecuador dà lavoro a 400 famiglie, i formaggi, gli insaccati e la signora anziana che nello stanzino di una casa piccola e scura avvolge con cura nel fieno fresco dei panetti di sale, per farli conservare.

Incredibile la storia di Salinas, un paese nel mezzo delle ande che ha saputo generare così tanto fermento e così tante speranze. Certo i cioccolatini sono incartati a mano, i macchinari dei filati sono datati 1920, le condizioni di lavoro ancora troppo precarie per gli standard di efficienza e le certificazioni di qualità a cui siamo abituati.

Ma sono solo dettagli che il tempo e la crescita potranno affinare, il piccolo hotel-ristorante dove ci siamo fermati a pranzare è sempre pieno di gente venuta a Salinas per prendere nota del suo miracolo economico ed esportarlo altrove. Il modello funziona, a Salinas i giovani non hanno più bisogno di emigrare, il loro territorio gli permette di investire nel loro futuro. Se non fosse bastata la risonanza mondiale del nobel a Yunus, questo viaggio in Ecuador ci sta facendo capire, lo sviluppo locale è il nuovo nome della pace.