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 “Ho cercato di immedesimarmi in quello che vivono. Sono come sospesi, non sanno bene dove sono e dove andranno”.

Diego Zanetti è il fotografo che ha realizzato la mostra “Milano, riPartenze”: una carrellata di volti e gesti di alcuni degli 87mila profughi che sono transitati dalla Stazione centrale negli ultimi due anni e mezzo.

Donne, uomini, giovani, bambini, anziani in fuga dalla Siria o dall’Eritrea o dalla Somalia o da altri Paesi martoriati da guerre e dittature. Sono passati da Milano con la speranza di poter proseguire il loro viaggio verso i Paesi del nord Europa. Nel capoluogo lombardo hanno trovato un sistema di accoglienza gestito dal Comune insieme alle associazioni e a decine di volontari.

Le foto sono state realizzate nell’Hub del Sottopasso Mortirolo di via Tonale, dove ogni giorno ricevono una prima accoglienza decine di persone, che vengono poi inviate nei diversi centri di accoglienza.

L’Hub rappresenta quindi un luogo dove riposarsi, dove consumare un pasto, ricevere un primo consulto medico. Un luogo dove i bambini possono giocare, disegnare e divertirsi per qualche ora.

“Ho letto nei gesti e nei volti di queste persone un grande desiderio di normalità -aggiunge Diego Zanetti-. Ricordo ancora una famiglia costituita da una decina di persone: insieme hanno realizzato un puzzle mentre aspettavano di essere mandati in uno dei centri”.

Le attività dell’Hub vengono gestite da Fondazione Progetto Arca, in collaborazione con i volontari e diverse associazioni della società civile milanese. Terre des Hommes ha contribuito alle attività dell’Hub mettendo a disposizione un mediatore linguistico e culturale eritreo, un consulente legale, oltre alla fornitura di oltre 5mila kit igienici.

Venerdì alle 20.30, dopo l’inaugurazione della mostra, sempre all’interno dell’Hub e a ingresso libero, verrà proiettato “Terra di transito” del filmmaker Paolo Martino.

Il docufilm, vincitore del Premio Aquila 2014 dedicato al genere documentario italiano e internazionale, racconta la storia del giovane Rahell che ha intrapreso, come migliaia di suoi coetanei in fuga dalla guerra, un duro viaggio dal Medio Oriente all’Europa senza visti né passaporto, tentando di congiungersi a un ramo della famiglia che vive da anni in Svezia.

Sbarcato in Italia scopre però che il regolamento di Dublino – la norma che impone ai rifugiati di risiedere nel primo Paese d’ingresso in Unione Europea – non gli permette di raggiungere la sua meta e il suo sogno. Per Rahell l’Italia non è altro che una terra di transito.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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