La scuola è ripartita dopo sei mesi di lockdown. Tanto giusto entusiasmo (politico?). Tanta giusta preoccupazione (delle famiglie, dei docenti..).

Ma che cosa serve alla nostra scuola oggi?

Il Virus che non guarda in faccia a nessuno ci ha resi nostalgici della normalità.

E parlare di normalità non significa negare i gravi problemi che pesano da sempre sulla scuola (edilizia, abbandono scolastico, precarietà del personale, vincoli burocratici…).

Mi pare di poter dire che in questi sei mesi non è stato affrontato con forza vera l’enorme disagio per la preparazione degli studenti, disagio difficilmente colmabile in tempi brevi.

La politica ha pensato più al ritorno alla normalità logistica, ha pensato a banchi con o senza rotelle e distanze, gel e mascherine: giustissimo, ma per me i banchi non dovevano essere le priorità.

Ora se il Virus non guarda in faccia a nessuno, è certo che la scuola è luogo di aggregazione e assembramento per natura, quindi anche luogo di possibile contagio.

Forse, allora, ci dobbiamo attrezzare per convivere con il virus anche a scuola.

Prendiamo tutte le precauzioni necessarie, sappiamo che il rischio zero non esiste ma impegniamoci tutti per poter vivere la scuola come il luogo dove lo sguardo di ogni adolescente dev’essere intercettato da adulti-maestri competenti nell’ascolto vero, adulti che colgano il disagio, adulti che siano in grado di accompagnare alla vita con senso di responsabilità i nostri giovani in ogni momento, ma ancora più in questo drammatico momento storico a livello mondiale.

Può la nostra scuola oggi assolvere a questo compito?

Purtroppo, nonostante il grande lavoro di molti docenti e dirigenti, spesso lacci e lacciuoli burocratici, vincoli contrattuali-sindacali vanificano l’impegno profuso, impegno spesso non riconosciuto economicamente.

Altro aspetto negativo è la mancanza di una politica lungimirante a lungo termine.

Come è giustificabile ogni anno che migliaia di cattedre siano senza copertura, che migliaia di giovani con disabilità siano senza docente di sostegno?

Sono solo piccoli spunti dalla povera ex preside «campagnola», ma che ha molto amato la scuola, alla quale ha donato la sua vita.

E che, nel giorno dell’inizio del nuovo anno scolastico, ha ancora una volta condiviso gioia e preoccupazione insieme a molti docenti e alunni.

Ermelina Ravelli è stata a lungo dirigente dell’Istituto d’istruzione superiore Vincenzo Capirola a Leno