Bologna. 100 miliardi di capi di abbigliamento. In 15 anni la produzione mondiale di abbigliamento è più che raddoppiata: è la fast fashion, la moda veloce. Ma nello stesso periodo l’utilizzo medio dei vestiti prima di essere dismessi è diminuito del 36%. I vestiti costano meno, ne compro di più, li cambio e dismetto prima. Tutti contenti. Semplice, no?

Il 28 e e 29 aprile al Palazzo Re Enzo di Bologna c’è “Terra Equa, rivestiti di attenzione la moda di fare un’altra economia. 50 espositori, 27 laboratori, 5 sfilate, 4 degustazioni, 3 spettacoli musicali, 2 convegni, cinema, teatro, mostre, cibo, una due giorni per ripensare in modo consapevole alla moda.

Vestirsi è una necessità. Ma è anche cultura, comunicazione, piacere. Il vestito che indossiamo parla di noi, ma il filo col quale è tessuto quasi sempre viene da un mondo lontano, e ci lega agli altri, a chi l’ha prodotto, ed alla Terra da dove proviene la materia prima. Ma non sempre al piacere che proviamo ad indossarlo corrisponde il benessere di chi l’ha realizzato.

Non sempre la cura che abbiamo messo nel sceglierlo produce attenzione alla saluta nostra e del Pianeta. Spesso al basso costo economico che paghiamo per averlo, conseguono costi nascosti che paghiamo in seguito. Ogni volta che compri un vestito, voti, scegli, decidi per te e per altri. Rivestirsi di qualità e dignità è possibile.

La statunitense Agenzia di Protezione Ambientale (EPA) stima che ogni anno al mondo si gettino 14 milioni di tonnellate di abiti e tessuti usati, e che il 48% di noi getta vestiti ancora perfettamente utilizzabili. Di questi, l’84% finisce in discarica o all’inceneritore.
Per fare un paio di jeans occorrono oltre 3.500 litri di acqua (il 49% della quale si utilizza per coltivare il cotone, che necessita anche – se non è biologico – di grandi quantità di pesticidi). Annualmente si producono circa 5 miliardi di jeans. Con 1,2 miliardi di tonnellate all’anno (di più dei “gas serra” emessi da tutti i voli internazionali e spedizioni via mare), l’industria dell’abbigliamento è una delle più grandi produttrici di gas inquinanti e che favoriscono il cambiamento climatico.

Ma la moda “troppo” veloce fa male anche a chi la usa: secondo uno studio della Commissione Europea: il 7-8% di tutte le patologie dermatologiche sarebbe dovuto a ciò che indossiamo, come conseguenza del fatto che, secondo il Fashion Danish Institute, un quarto di tutte le sostanze chimiche prodotte nel mondo sono utilizzate nel settore tessile, per realizzare il poliestere e le altre fibre sintetiche, che dal 2007 sono diventate le più utilizzate (62%) per l’abbigliamento.

L’industria del tessile-abbigliamento-calzaturiero è una delle più grandi al mondo, dà lavoro a 75 milioni di persone (tre quarti delle quali donne), 4 milioni in Europa, 350 mila in Italia. I vertici della grande industria tessile del Nord guadagnano fino a 1.500 volte il salario dei lavoratori base nel Sud del mondo. Le cui retribuzioni incidono in modo estremamente esiguo sul costo finale del prodotto: fra lo 0,5 e il 3%, del prezzo di vendita in Europa. Ecco la composizione tipica del prezzo di una maglietta prodotta in Asia e venduta nell’Unione Europea:

  • 3% costo della manodopera
  • 5% dazi e trasporti
  • 6% costi generali di produzione
  • 11% materiali
  • 15% costi e profitti del marchio
  • 60% tasse, costi e profitti del distributore

Terra Equa è un evento gratuito, realizzata dalle 14 organizzazioni di Commercio Equo e Solidale dell’Emilia Romagna, col contributo della Regione ER (L.R. 26/2009), in partnership col Comune di Bologna.

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