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Pare che nessuno intuisse fossero lì. A Roncadelle, un valente artista della zona di Sondrio ha saputo, invece, svelarle all’attenzione di tutti. Ad una manciata di chilometri da Brescia, queste sculture sono ora visibili ai quattro venti.

Su via Roma, intersezione sulla perpendicolare via Togliatti, tre sculture lignee si impongono, in tutta la loro altezza, all’attenzione generale, in un contesto che, oltre alla pubblica via del centro di questa località situata alla periferia del capoluogo bresciano, è pure valorizzato dalla prospiciente presenza, fra l’altro, sia della sede comunale che della biblioteca civica.

Chiesa parrocchiale e Castello Guaineri, sembra, invece, che stiano a guardare, profilandosi da non molto lontano, non interagendo direttamente, in una contigua immagine di coesistenza, con la stretta ambientazione di queste opere, frutto della indiscutibile capacità dell’artista Andrea Fanchi di Villa di Tirano che ha utilizzato, per la resa armoniosa di queste sue personali rappresentazioni plastiche, altrettanti tronchi di pini marittimi, radicati in un’esigua aiuola pregressa, da anni allestita sul posto.

Per attenta mediazione dell’artista, queste sculture sembra che siano uscite dai tronchi dei tre alberi che, da lungo tempo, non si può che insinuare, a ragione, che le tenessero in gestazione. Dal ventre di questi solidi cilindri chiomati, si è materializzata una triade di manifestazioni scultoree, a soggetto diverso, che, a sua volta, pare evocare, in una distinta sequenza tripartita, il percorso di quelle differenti ispirazioni con le quali, queste difformi figure, a presumibile valenza simbolica, sono state concepite.

Il risultato, in tutta la sua tangibile oggettività, è ormai materia tridimensionale che caratterizza questa fetta di abitato, in una singolare ed insolita interazione artistica di prossimità, su una delle arterie stradali interne a Roncadelle, fra quelle che sono maggiormente significative del dipanarsi quotidiano dei molteplici traffici e palpiti diuturni della sua stessa comunità.

In un comunicato, diramato dal sindaco del paese, Damiano Spada, emerge, fra altre considerazioni, il precisare che “(…) Come sindaco mi è subito piaciuta l’idea di realizzare qualcosa di originale che potesse valorizzare anche la maestria di un Artigiano del legno. Se poi vogliamo valutare se il luogo è adatto o meno lo faremo in un secondo tempo, come pure sul personale concetto di bellezza che ognuno di noi ha. Di una cosa però siamo certi: dal contributo di ognuno di noi possiamo dimostrare che questa diversità è e può essere un arricchimento per tutti, anche grazie a queste piccole cose. (…)”.

Pare che, quest’intervento su strada sia stato parte di una presa in carico più generale della zona, sia rispetto alle condizioni dei medesimi alberi sempreverdi, poi interessati al lavoro scultoreo, che della manutenzione viaria, in modo che, dall’embrionale rivalutazione del tutto, si sia passati ad accogliere la proposta di un privato del luogo, circa la realizzazione delle opere artistiche da ricavare nei tronchi delle medesime essenze, a quanto pare, compromesse da un precario stato di salute.

Il lavoro dello scultore valtellinese Andrea Fanchi ha, fra altri aspetti, la connotazione di un’uniforme tipologia di basamento, posto ai piedi delle rispettive sculture che sembrano unite, fra loro, da un’evidente analogia d’impostazione, pure contraddistinguente la cifra di una omogenea metodica di sintesi, fra le diverse parti di una raccolta scultorea, concentrata in un condiviso spazio pertinente.

La mano dell’artista reca, al medesimo tempo, l’impronta di un approccio compositivo rilevabile nelle figure restituite dal legno alla realtà espressiva dei tratti che vi sono stati impressi, secondo quella corrispondente risoluzione che appare evocativa di autentici ambiti naturali, propri delle ataviche stratificazioni dell’immaginario collettivo dove hanno pure posto aquile agguerrite, notoriamente libere nell’alta quota delle non lontante cime alpine, ed anche creature ermetiche di quell’inconscio silente che, fra realtà e finzione, albergano in un parallelo altrove.

Al fruitore di ciascuna opera, per il fatto di assimilarla allo sperimentare una sua specifica impressione, va il lascito laborioso di questo artista, originario di zone valligiane consorelle a quelle bresciane, nella compenetrazione di un primordiale patto di alleanza fra territori, secondo la rivelazione ad effetto di ciò che, ancora, può sorprendere, in una sempre gravida e possibile inventiva che, in questo caso, ha fatto nascere da tronchi anonimi, prima materia a semplice cura di un periodico giardinaggio, il simultaneo materializzarsi di queste sculture, elevate ad una potenza espressiva asseverata, nella realtà effettiva, da ciò che, in origine, poteva, invece, solo apparire nell’attrattiva surreale di un emblematico miraggio.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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