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Verolavecchia, Brescia. Nelle linee del fronte della Grande Guerra c’erano anche canzoni, scritte nelle miserie delle trincee, uscite dalle nostalgie dei vent’anni passati in guerra e delle morose lasciate a casa. Ritornano reinterpretate dal re del folk-rock Massimo Bubola in “Rosso su verde tour”, in concerto venerdì 26 giugno alle 21,15 all’anfiteatro in piazza Risorgimento 1 a Verolavecchia nella Bassa bresciana. Sul palco, oltre a Massimo Bubola con la Eccher Band, ci sono  Enrico Mantovani alle chitarre e mandolino, Erika Ardemagni alla voce e auto harp, Alessandro Formenti al basso e la presenza di un attore gardesano, Fabio Gandossi che leggerà brani da alcune lettere dal fronte ed estratti dai Poeti Soldati.

Bubola 2

Per Massimo Bubola è più che una reinterpretazione in visione rock dei canti dei soldati a 100 anni dal fronte, è un progetto che scava una trincea nell’animo delle canzoni della Grande Guerra. A seguito di “Rosso su Verde Tour”, che prevede nel corso dell’anno l’uscita di un libro, c’è anche un prossimo album che va a completare la trilogia iniziata nove anni fa con il successo di “Quel lungo treno” e proseguito poi con Il “Testamento del Capitano” nel 2014.

Massimo Bubola riprende e ri-arrangia, caratterizzandoli profondamente col suo sound e la sua poetica inconfondibile, grandi brani tradizionali come: Ta pum, Il Testamento del Capitano, Sul ponte di Perati, Monti Scarpazi, Bombardano Cortina, La tradotta e proponendo anche suoi grandi successi del passato. Tutto quanto rivisitato con la sensibilità e l’esperienza di un grande autore, scrittore e musicista, autore di capolavori della canzone italiana e non, come Fiume Sand Creek, Don Raffaè interpretati dalla voce immortale di Fabrizio de Andrè.

Poeta e musicista veronese, Massimo Bubola, cantautore di culto e tra i più significativi d’Italia, è una figura centrale nella scena musicale del nostro paese. Negli oltre trent’anni della sua carriera, ha composto venti album e scritto più di 300 brani. Le sue musiche e parole sono intrise poetica che si abbevera, oltre che alla poesia contemporanea, alla tradizione della musica popolare e della canzone d’autore italiana, non tradendo mai la sua anima rock. Ne restano testimoni album di canzoni indimenticabili contenute nei brani folk-rock di Fabrizio De Andrè: “Rimini” e “L’indiano”, album che hanno attinto dal decisivo contributo creativo di Massimo Bubola.bubola

Dell’ultimo difficile album sulle canzoni della Grande Guerra Bubola dice: “Molti di questi brani li conoscevo fin dalla più tenera età, sono stati il mio primo approccio con la canzone, li cantavo con mio nonno, con mio padre, coi miei zii. Tante volte mi è stato chiesto perché, negli anni, avessi io stesso scritto tante canzoni sulla guerra e in particolare sulla Prima Guerra Mondiale; riflettendo ho capito che mi è rimasto dentro una sorta di imprinting a partire da queste esperienze infantili, da questo primo approccio alla musica popolare.

La mia prima canzone connessa con questa tematica fu Andrea, che poi cantò Fabrizio De André. Dopo l’album Quel Lungo Treno, Il Testamento del Capitano è la seconda tappa di un percorso nella musica popolare di area veneta. Ho voluto anche qui unire canzoni tradizionali, che hanno cento anni, con mie canzoni nuove, che hanno un anno di vita, un po’ come in un film che accosta immagini di repertorio e immagini nuove, sotto un’unica regia. Un artificio realizzato anche nei due film sulla Prima Guerra Mondiale: Uomini contro di Rosi e La Grande Guerra di Monicelli.

Queste sono canzoni che ho voluto riportare ad una visione individuale, visto che oramai sono da sempre più un repertorio corale e, contemporaneamente, ho voluto portare alla coralità due mie nuove composizioni Rosso su verde e Noi Veniàm dalle pianure, con l’esecuzione del coro Ana Milano con la direzione del maestro Massimo Marchesotti, per arricchire una letteratura dei canti di montagna e della Guerra, che in Italia è poco visitata – spiega Massimo Bubola – Il Testamento del Capitano è un’altra importante tappa del mio lungo lavoro di rivisitazione e riscoperta delle radici musicali e letterarie del folk di area lombardo-triveneta”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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