Rovereto, Trento. Dico Rovereto e penso a… Settenovecento, il festival dedicato alla musica classica con concerti in programma nei luoghi più inaspettati, terrazza del Mart compresa, e Oriente Occidente, dove da 40 anni va in scena il meglio della danza contemporanea mondiale. Casa Depero, con le stravaganze, le provocazioni, le intuizioni dell’avanguardia più italiana della storia, e la Campana dei Caduti, luogo di silenzio e struggimento che domina le montagne e ci ricorda le atrocità della guerra e lo splendore della pace.

La seta, enorme risorsa economica che si perde nella notte dei tempi, e le eccellenze del bicchiere, con vini ricchi di personalità e distillati carichi di profumi inaspettati. I piatti della cucina povera di montagna e i sapori della tradizione riletti dai grandi chef in chiave moderna. I vicoli sinuosi e le ville eleganti del centro storico, e i minuscoli paesi in quota, dove regna la semplicità e ci arriva l’eco delle fatiche di una volta, quando era difficile perfino trovarsi un paio di scarpe per macinare decine di chilometri al giorno, in un costante saliscendi.

Questa cittadina di 40mila abitanti, a pochi chilometri dalla ben più conosciuta Trento, ha talmente tanto, da offrire, che una sosta qui è un obbligo. E pensare che tante volte gli italiani andando verso l’Austria o i nordici scendendo a sud la attraversano di fretta, uno sguardo veloce alle rovine dantesche, magari, ma poco più, diretti verso mete più note, forse. Dimenticando che in questo modo si perdono tanta, troppa bellezza. Conservata con la discrezione che è il marchio di fabbrica dei suoi abitanti. Poche parole, tanti fatti. E soprattutto, una meravigliosa e calorosa accoglienza, quella che nasce dalle cose genuine.

Parto da un mea culpa, per onestà. Mezza bolzanina come sono, e di quella bolzanina c’è comunque una quota di sangue trentino, non conto le volte in cui ho visto Rovereto, ma senza scoprirla realmente in tutti i suoi dettagli.

E questo Oriente Occidente 2020, edizione specialissima in un anno che passerà alla storia per il lockdown, e dunque ha messo a dura prova ogni umano ma soprattutto ogni artista, è per me occasione per gettare uno sguardo più attento e curioso su una terra dove mi sento un po’ a casa, che mi seduce, come seduce sempre ciò che si lascia osservare con delicatezza, facendosi scoprire poco per volta.

Fino a dicembre le visite guidate agli scorci più belli di RoveretoIl chilometro delle meraviglie, la città più all’avanguardia del Trentino, la città della seta e la Rovereto di Fortunato Depero. Si chiamano così i quattro itinerari pensati e realizzati da Apt Rovereto e Vallagarina e Comune di Rovereto, con la collaborazione professionale dell’Associazione Guide e Accompagnatori turistici del Trentino. E che permettono di ammirare le bellezze e gli scorci più suggestivi della città, a piccoli gruppi, in compagnie di guide e esperte, e soprattutto davvero appassionate.

 

È con Loretta che ho scoperto le tracce della seta in questa 

città, con gli splendidi edifici che si affacciano sul Leno, il filatoio Tacchi e palazzo Masotti.

L’obiettivo? Ripartire, riscoprire, valorizzare un patrimonio storico per soddisfare le esigenze di turisti che hanno, oggi, una nuova consapevolezza: dietro casa propria si nascondono tesori. Il servizio è attivo fino a fine anno, con l’intenzione di metter in calendario nuovi appuntamenti per il 2021. Si è partiti l’11 luglio, dunque, e si procede fino al 26 dicembre, con itinerari di due ore.

La prenotazione è obbligatoria e va fatta presso l’ufficio informazioni di Apt, via, mail, telefono o di persona entro le 17 del giorno prima. Tutte le informazioni sul sito www.visitrovereto.it.

La Valle di Terragnolo, alla scoperta degli antichi mestieri, borghi nascosti e specialità da gustare. A venti minuti d’auto dal centro di Rovereto, a meno di un’ora da Trento e dal lago di Garda, si nasconde la Valle di Terragnolo, con le sue 33 frazioni collocate lungo le sponde del torrente Leno, fonte di vita e di energia per la comunità. Si scoprono qui tracce di un passato che ha visto intere generazioni di donne rivestire un ruolo essenziale nell’economia montana.

E lo facciamo attraverso il Sentiero dele teragnóle: “Si svegliavano all’alba, queste donne”, ci racconta la nostra guida. “Mungevano le mucche e poi via, a piedi, verso la città, la schiena carica di latte, ma anche funghi e altri prodotti della terra. A volte non avevano neppure le scarpe, e utilizzavano stracci che diventavano robusti a forza di cucirli e ricucirli. Alcune prestavano servizio nelle famiglie benestanti, per fare le pulizie, e poi su, di nuovo, verso la montagna,  a far la polenta da portare agli uomini che erano impegnati nei campi”.

Ce le immaginiamo, queste ragazze, che a dispetto della fatica disumana trovavano la forza di lavorare cantando, se la raccontavano macinando chilometri di discese e salite, con il caldo e con la neve.Oggi, a ricordare le fatiche di un tempo, ci sono le tracce sparse della presenza umana in una terra meravigliosa e ancora intatta. Poco conosciuta, per ora, e quindi ancor più adatta a regalare a chi la raggiunge attimi di tranquillità e silenzio. E sulle sponde del Leno sono conservate ancora le tracce di antichi mestieri, come testimonia la segheria veneziana del Settecento: qui il taglio del legno avveniva sfruttando la forza dell’acqua. Oggi la segheria ospita il Museo etnografico e i suoi spazi sono utilizzati per creare incontri e ascoltare concerti, per leggere e per conoscere.

Respirare… e gustare. Attraverso sentieri ben segnalati, armati di bastoncini da trekking e scarpe robuste, si può raggiungere la chiesa romanica di Santa Maria Maddalena, sopra la frazione Puechem di Terragnolo, a 925 metri s.l.m. Qui dentro si conserva un meraviglioso tesoro: un ciclo di affreschi del Trecento, dai colori sgargianti, che tanto ha da dire al visitatore che arriva fin qui. Perché in questo piccolo tempio, luogo di culto e rifugio rassicurante nel bosco, si respira la quiete di una montagna maestosa ma rassicurante: ammirando la vallata, che si apre sotto il nostro sguardo e i nostri piedi, viene voglia di respirare a fondo, gustando tutto il silenzio a cui, a volte, sembra non siamo più abituati.n

Attenzione al ritorno a valle: il sentiero è ripido. Ma una volta raggiunta la fontana della piazza del paese, a pochi metri ci aspettano vere leccornie. Come il fanzelto, un pane sottile a base di grano saraceno, che ha contribuito per tempi immemorabili al sostentamento degli abitanti. Oggi la sua coltivazione è ritornata, nell’ambito di un progetto di recupero dei prodott locali per ripresentare ai visitatori i sapori di antiche ricette. Come si prepara il fanzelto? Acqua, grano saraceno e sale, cotto in una padella di ferro con un po’ di olio di oliva e servito in abbinamento con salumi e formaggi.

Aspettando l’autunno. Ci avviciniamo al momento più variopinto dell’anno. Rovereto, Terragnolo, Vallagarina riflettono i colori dell’autunno. E il vino rosso, qui, è un’eccellenza. Lo racconteremo nella rubrica Vini Divini.

Intanto, prepariamoci a ritornare qui. L’incanto ci aspetta, insieme alla quiete di queste valli dove bastano pochi minuti per sentirsi a casa.

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