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Mantova – Mantova torna ad essere capitale del Rinascimento attraverso una mostra dedicata alle città ideali e al prestito di un’opera d’eccezione: la Città ideale proveniente dal Palazzo Reale di Urbino (in mostra fino al 29 novembre). Accolta nel castello di San Giorgio, l’esposizione è visitabile dal 22 ottobre al 2 aprile e l’inaugurazione è fissata per sabato 21 ottobre alle 18 nella sala di Manto in Palazzo Ducale.

La mostra “Sabbioneta e Charleville città ideali dei Gonzaga: costruire, abitare, vivere” pone l’accento, per la prima volta, intorno alle città ideali dei Gonzaga, ovvero ai due centri urbani realizzati sostanzialmente ex novo nel giro di un cinquantennio da due figure emblematiche quali Vespasiano Gonzaga, signore di Sabbioneta, e Carlo I Gonzaga Nevers, duca di Nevers, Rethel, poi anche di Mantova e del Monferrato, e fondatore di Charleville, in Francia.

Il concetto prende vita da una riflessione sul significato della città ideale, che è stato un momento altissimo di filosofia nel cuore del Rinascimento, con esiti fondamentali nelle lettere e nelle arti. Per questo motivo il primo ambiente dell’esposizione vuole essere un confronto tra alcune opere di straordinaria importanza anche per comprendere questo valore fondante che è alla base dei cantieri di Sabbioneta e Charleville: la Città ideale di Urbino, dipinto imprescindibile per la storia dell’arte, accompagnato da alcuni testi chiave per approfondire il pensiero che sta alla base di questa visione urbanistica.

Le sale successive si dividono tra le due città, con un continuo rapporto tra la figura del “conditor”, il motivo ispiratore della “città ideale” e il costruito. Così, anzitutto, per Sabbioneta. La sala al di sotto della Camera Picta di Mantegna accoglierà un grande modello della città, realizzato con moderne tecnologie dal Politecnico di Milano, con il quale è possibile interagire per approfondire la struttura del centro urbano.

Tutt’attorno oggetti ed opere d’arte per delineare la sua statura intellettuale e la sua vita: il confronto tra un ritratto dello stesso Vespasiano con quelli di Giulia Gonzaga (la bellissima contessa di Fondi, che tanta parte ebbe nell’educazione del duca di Sabbioneta) e di Vincenzo I Gonzaga (il quarto duca di Mantova, con il quale vi fu grande rivalità). Quindi alcuni oggetti appartenuti al signore di Sabbioneta (tra i quali libri e un piccolo scrigno), in una sorta di Wunderkammer (camera delle meraviglie, un’espressione in lingua tedesca, usata per indicare particolari ambienti in cui i collezionisti erano soliti conservare le loro raccolte), e una parete dedicata alla sua sepoltura, al rinvenimento del Toson d’Oro e alle indagini paleoantropologiche sui suoi resti mortali.

Sabbioneta_Credits Comune di SabbionetaGli ambienti successivi sono dedicati a due aspetti di grande interesse per la comprensione di Sabbioneta: la colonna ora posta di fronte al Palazzo del Giardino e il Teatro all’Antica (con riferimenti al Palazzo Ducale e alla Sala degli Antenati di Vespasiano, con la valorizzazione di una serie di calchi dei bassorilievi originali, realizzati in occasione della Mostra Iconografica Gonzaghesca del 1937). Segue quindi la sezione dedicata a Charleville, con numerosi dipinti e oggetti provenienti da diversi musei francesi.

L’attenzione si sviluppa su un duplice binario: la descrizione del duca e della sua famiglia e la narrazione dello sviluppo della città. Questo attraverso dipinti, disegni, incisioni, documenti e elementi architettonici (lapidi, targhe di fondazione, mattonelle) provenienti dai domini francesi dei Gonzaga.

Saranno inoltre presenti due modelli di Charleville: uno della città, realizzato in occasione della mostra grazie al Politecnico di Milano, e uno del Vieux Moulin, proveniente dal Museo delle Ardenne e adatto ad essere esplorato e percepito anche dai non vedenti. Si vorranno sottolineare anche alcuni aspetti legati alla presenza di Carlo I Gonzaga Nevers a Mantova, e per questo, tra l’altro, verranno esposti anche un falcione della guardia gonzaghesca, recentemente acquisito dal museo, e la parziale ricostruzione dello studiolo di Isabella d’Este con il riposizionamento degli elementi lignei originali voluti da Carlo I tra 1628 e 1637.

Di particolare interesse, pur trascendendo il focus sulla città ideale e l’ambito temporale del Rinascimento, sarà il ricordo di Arthur Rimbaud: il grande poeta francese, infatti, era originario di Charleville e a lungo abitò nel Vieux Moulin gonzaghesco. Un’ultima sezione è dedicata al concetto di città ideale ai nostri giorni, con numerosi esempi di aggregati urbani progettati e realizzati ex novo. Sezione che si ricollega idealmente alla prima, e a cui fa specchio, per proseguire nella contemporaneità il discorso della città ideale, e che si avvale in maniera significativa dell’apporto del Politecnico di Milano, che è una delle realtà portanti della presente mostra.

La mostra ha visto la collaborazione di diversi gruppi di lavoro: dal Politecnico di Milano alle Università di Verona e di Lleida, nonché del Museo delle Ardenne. Oltre settanta opere arrivano dall’Italia, dalla Francia e dall’Austria, in un clima ideale di perfetta collaborazione tra vari paesi dell’Unione Europea.

E’ stato realizzato un ampio catalogo con numerosi saggi di carattere storico, storico artistico e di storia dell’architettura. Al suo interno è presente anche una sezione dedicata a Casale Monferrato, altra capitale di uno Stato gonzaghesco, che nell’ultimo scorcio del Cinquecento vide sorgere la più potente cittadella d’Europa, anche questa, attraverso la sua struttura regolare, simmetrica e funzionale, ispirata ai dettami architettonici suggeriti dalla riflessione sulla Città ideale.

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