a cura di Anabella Masu

Salinas, piccolo villaggio ecuadoriano, raggiungibile solo attraverso strade tortuose e strette che si perdono in mezzo alla Sierra.

Arrivati a Salinas alloggiamo in un rifugio tenuto da un gruppo di giovani volontari che si danno da fare per incrementare il turismo all’interno del loro paesino; si dividono i compiti, c’è chi pensa alla cucina, chi alle camere, chi fa anche la guida.

Case sulle pendici delle montagne, fabbrichette dove lavorano gli abitanti del villagio, stradine sterrate, una piccola chiesa e la piazza piena di bambini che giocano e di animale lasciati in libertà: questa è Salinas vista dagli occhi distratti di chi ci passa.

Ma il cuore di Salinas è l’interno delle fabbriche, dove la gente lavora per mandare avanti l’economia del villaggio. Creare posti di lavoro e sviluppo è quello che da sempre cercano di fare. I ragazzi vengono formati fin da piccoli e poi introdotti nelle fabbriche o spinti ad iniziare attività improprio per garantire nuovi servizi alla comunità e dar senso agli studi da loro fatti.

Salinas funziona come una grande famiglia dove tutti collaborano per progredire e per crescere sia in campo economico che in campo culturale.

Padre Antonio, che è tra i fondatori della cittadina ci spiega che molte volte rinunciano a macchinari più moderni perché così ridurrebbero troppo i posti di lavoro lasciando senza impiego molti campesinos. Quello che si vorrebbe fare a Salinas è dare lavoro a tutti quelli che ci vivono e incrementare l’economia del villaggio, si vorrebbe inoltre servire da esempio alle comunità vicine con la speranza di migliorare così l’intera nazione.