Tempo di lettura: 2 minuti

Più di 300 milioni di persone soffrono di depressione, una delle principali cause di disabilità. Più di 260 milioni di persone vivono con disordini dovuti all’ansia.
Molte persone convivono con entrambe.

Un recente studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha stimato che i disordini dovuti alla depressione e all’ansia costano all’economia globale mille miliardi ogni anno in termini di perdita di produttività.

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale, la giornata vuole richiamare l’attenzione sui disturbi mentali e sugli effetti che producono sulla vita delle persone.

In occasione dell’edizione 2018, dedicata ai più giovani (Young people and mental health in a changing world), la Comunità Papa Giovanni XXIII lancia un appello per quanto accade nella Regione Veneto.

«In nome della razionalizzazione delle risorse viviamo grosse difficoltà nel proseguire l’accoglienza di giovani con disabilità grave, al compimento del diciottesimo anno d’età: la sempre maggiore suddivisione delle competenze fra comparto sanitario e comparto sociale determina spesso l’inserimento di questi ragazzi in strutture sanitarie», spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Al raggiungimento dei 18 anni scattano in alcune situazioni l’interruzione del pagamento delle rette da parte delle Ausl, e l’indicazione di trasferire gli accolti dalle case-famiglia alle strutture sanitarie.

È capitato che le Ausl abbiano imposto di inserire persone con disabilità o problemi di salute mentale in struttura sanitaria anche dopo 30 anni di accoglienza in una casa-famiglia, dove l’accolto ha vissuto gran parte della propria esistenza accompagnato da una vera mamma e da un vero papà.

Sottolinea Ramonda: «In un Veneto che è sempre stato all’avanguardia dal punto di vista socio-sanitario fa riflettere il fatto che succedano tali cose senza che si tenga conto del progetto di vita delle persone coinvolte, per di più con il marcato aggravio di costi che l’inserimento in strutture sanitarie comporta per le casse dell’Ente pubblico. Chiediamo alla Regione un confronto per individuare possibili soluzioni al problema».

La Comunità ha organizzato un convegno regionale il 9 novembre a Padova, Oltre la Gabbia del disagio, per presentare come la casa-famiglia multiutenza sia una risposta integrata al bisogno di cura e relazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *