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Bassa Bresciana. Il fiume Oglio, sovrano della pianura bresciana, ne conserva ancora alcune intatte di zone umide, stagni, acquitrini, sorgenti. Sono però sempre meno e molti non sanno che sono habitat di piccole dimensioni abitate da una vivace vegetazione acquatica, costituiscono un’importante risorsa per la tutela della nostra biodiversità d’acqua dolce.

Il WWF Italia lancia per il 2018 una campagna a tutela delle piccole zone umide, habitat spesso ignorati e dimenticati, che rivestono una grande importanza per la tutela della biodiversità acquatica. Lo scopo della campagna è far comprendere l’importanza del ruolo che le zone umide ricoprono nel nostro Paese e chiedere una mano per conservare questa preziosa risorsa che appartiene a tutti noi.

Per partecipare alla campagna basta segnalare entro il 30 aprile, stagni, paludi, acquitrini, raccolte d’acqua, dove sono presenti piante e animali palustri. Lo scopo è la creazione di un archivio fotografico per documentare la situazione delle nostre piccole zone umide. Si possono inviare 5 fotografie indicando località, coordinate (quelle inserite nella scheda on line) e autore. Le foto potranno essere inserite all’interno del nostro sito e /o utilizzate, citando l’autore, nelle presentazioni dei risultati del censimento delle piccole zone umide d’Italia.

La conservazione di molte specie di invertebrati e di anfibi dipende dalla presenza di questi ambienti. Questi habitat rappresentano infatti gangli fondamentali per una rete ecologica tra gli ambiti naturali, agricoli e urbani fondamentale per la tutela della biodiversità.

Il termine zona umida racchiude un’ampia gamma di habitat che sono così sintetizzati nella Convenzione Internazionale per la tutela delle zone umide di Ramsar (1971): “zone di acquitrino, palude o torbiera o acqua libera, sia naturali che artificiali, temporanee o permanenti, tanto con acqua ferma che corrente, dolce, salmastra o salata, incluse le zone di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non superi i sei metri, incluse le zone ripariali e costiere adiacenti alle aree umide o isole o tratti di acque marine la cui profondità non superi i sei metri durante la bassa marea” (Davis, 1994).

Sono generalmente ambienti di transizione con funzioni “tampone” tra terra e mare (es. lagune), tra terra e fiumi (es. paludi perifluviali) o tra terra e ghiacciai (torbiere alpine) e sono caratterizzati da significative variazioni del livello d’acqua sia giornaliere (es. ambienti sotto l’influsso delle maree) sia stagionali (es. lanche fluviali, il cui apporto idrico dipende dalle portate fluviali), da una ricca vegetazione acquatica e da un’alta produttività ecologica.

Le zone umide, sono una fitta rete di gangli vitali che accompagna, integra e arricchisce centinaia di ecosistemi diversi. Sono un vero e proprio sistema linfatico dove la biodiversità è accolta, protetta e rafforzata.

La tutela, il ripristino e la creazione di questi habitat ci permette di:
• Proteggere numerose specie di flora e di “piccola” fauna che altrimenti andrebbero perse.
• Ridurre la frammentazione degli habitat costituendo stepping stones per più efficienti reti ecologiche
• Favorire nelle città il drenaggio urbano sostenibile
• Divulgare criteri per la costruzione di piccole zone umide
• Sensibilizzare l’opinione pubblica per la conservazione della biodiversità d’acqua dolce

Una parte importante di questa iniziativa è stata rappresentata da una vasta campagna informativa e di sensibilizzazione per questi habitat e per le specie che li abitano, accompagnata da un censimento diffuso nel territorio. Successivamente è stato realizzato il “Pond Habitat Action Plan (HAP)”, che ha consentito di identificare aree adatte alla creazione di stagni, avviando poi il “Million Ponds Project”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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