Parma – Tra le sue navate per troppi secoli rimaste inaccessibili, la struttura gotica della Chiesa di San Francesco del Prato custodisce la memoria di una storia ricca di avvenimenti che in passato l’hanno vista prima luogo di culto e poi, a partire dall’epoca napoleonica fino al 1992, luogo di reclusione e carcere.

Un grande sostegno collettivo sta interessando l’opera di restauro volta a una riapertura al pubblico che, causa covid, sarà posticipata rispetto ai tempi previsti sulla tabella di marcia originale, secondo la quale i lavori si sarebbero dovuti concludere entro la fine del 2020.

Non si ferma però la possibilità di ammirare da un punto di vista privilegiato un monumento unico al mondo che, a pochi passi da Cattedrale e Battistero, da secoli aspetta di riportare alla luce il suo grande valore storico-culturale, le sue audaci linee architettoniche e la sua particolare evoluzione nel tempo.

 il rosone a 16 raggi creato nel 1462 da Alberto da Verona.
Il rosone a 16 raggi creato nel 1462 da Alberto da Verona.

Dopo il successo dello scorso anno, nei weekend (sabato e domenica) dal 19 settembre all’8 novembre riprendono infatti le speciali visite guidate in quota, che permettono di osservare da vicino il rosone a 16 raggi creato nel 1462 da Alberto da Verona, circondato dalla grande cornice di terracotta policroma.

È un’esperienza unica, della durata di un’ora, che comincia con la narrazione della storia della Chiesa, dove furono imprigionati anche noti personaggi come Giovannino Guareschi, per poi salire in quota e ammirare dall’alto tanto il finestrone incastonato nella facciata quanto il panorama sorprendente che si apre sull’anima storica della città e sul vicino Duomo di Parma.

«In un triste periodo, quello carcerario, il complesso di San Francesco è quasi stato estraniato dalla vita della città – commenta Don Alfredo Bianchi, direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Parma – Ora Parma, e non solo Parma, è tornata a reclamare attivamente il diritto e la volontà di ritrovare un simbolo artistico e un insostituibile luogo dello spirito».

Dalla chiesa sono infatti emerse meraviglie inattese, come il Cristo della chiave di volta e i frammenti di affreschi quattrocenteschi sotto l’intonaco dell’abside centrale, che ora saranno restituiti alla vista, grazie a una raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding di Crédit Agricole Italia, che ha come partner la Fondazione Cariparma, la quale donerà una somma pari al totale raccolto (fino ad un massimo del 50% dell’importo obiettivo finale).

È possibile sostenere il progetto di restauro di San Francesco del Prato anche attraverso una libera erogazione, beneficiando dell’Art Bonus, che consente il recupero fiscale del 65%, in tre anni, dell’importo donato sia da cittadini sia da imprese.