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Una foto è per sempre. Mezzo, per lo più, inteso ad immortalare un’immagine effettiva, per il tramite di quello sguardo prezioso che seguita ad esservi presente. Quello che è celato, rispetto, invece, all’obiettivo che appare svelato e documentato, nella dinamica espressiva della fotografia, è sottinteso in una determinata ed in un’attenta regia compositiva.

Esempio appropriato, nel tema di questa compenetrazione, fra evidenti ed ermetici effetti, è anche il calendario, consacrato a tale mediazione visiva, da parte di un appassionato fotografo, nella persona del dott. Attilio Visconti, al secolo, attuale prefetto di Brescia, pure autorevole esponente, nelle opportunità evasive di edificanti prerogative personali, dell’arte fotografica, autentica inclinazione a rendere, tale metodica ricognitiva, come un versatile servizio di condivisione fra sensibilità pervase da una rispettiva capacità di osservazione, nel merito della valorizzazione di tutto un certo ambiente, meritevole di ispirazione.

Come miglior traccia raffinata di riflessione, per l’anno che, con il venti appaiato, è nel corso del tempo intercorrente, questa sinergia si sviluppa nella pregevole resa editoriale di un calendario, stampato in proprio, sul quale è posta, pagina per pagina, a cadenza di ogni mese, una bella e significativa immagine corrispondente, nell’ambito delle implicite suggestioni che vi sono rese.

Palazzo Singer – foto di Attilio Visconti

Siamo a San Pietroburgo, famosa città russa, pure emblematicamente conosciuta per il notevole apporto, a suo tempo, profuso, sul posto, da architetti italiani, per renderla, nel suo nucleo storico fondante, secondo l’elegante visione aristocratica di una sede imperiale, come si era voluto fare in un’operazione anche di avvicinamento con i conclamati ed asseverati canoni di bellezza propri delle maggiori corti europee.

Qui, il confronto è anche culturale, lungo la cerniera che lega l’oriente europeo e cristiano con il suo occidente, lungo i paralleli settentrionali di un continente che, ancora oggi, sviscera molteplicità di caratterizzazioni, utili ad un potenziale processo di vicendevole vantaggio generale, proprio a motivo del pregio dettato da ogni distinto particolare, su cui si fonda quell’auspicata fratellanza che risulta sostenuta dalla somma delle peculiarità che paiono sperimentabili pure in una loro più estesa codifica globale.

L’itinerario fotografico consta di una dozzina di immagini, pure rappresentate tutte quante insieme, mediante l’eloquente esposizione complessiva di una pagina cumulativa, quali vedute di profondità, espresse in simili effetti vibrazionali fra acquerello e china, che perseguono il fascino di questa metropoli zarista, sopravvissuta alle subentrate fasi della sua storia nella quale era stata denominata Pietrogrado ed, in seguito, Leningrado, per poi, alla fine, riprendere ufficialmente il nome originario, ispirato allo zar Pietro il Grande (1672–1725) che l’aveva fortemente voluta ed incentivata.

Omogenee nello stile, diverse nella loro estrinsecazione oggettiva, sono fotografie di un garbo gentile, in quanto stemperano ogni dettaglio in una composta armonia di insieme, dove la realtà è assecondata da una interpretazione mite e pacata, ma non sguarnita da una risoluzione volitiva del rappresentare il contesto in una efficace forza incisiva.

Pare che prevalga la luce “bianca” del più remoto settentrione: diafana, tersa ed apportatrice di quel riverbero efficace di candore che sembra trascenda oltre la materia, nel farsi concetto di un ideale messaggio di restaurazione, rispetto alla beltà primigenia delle cose.

Particolare da Prospettiva Nevskij – foto di Attilio Visconti

Dopo aver, fra l’altro, affrontato un’altra importante città, come Parigi, nell’analoga iniziativa amabilmente asservita alla fotografia per il 2019 e denominata “Le Ville de Réverbères”, con questo calendario del 2020, il dott. Attilio Visconti accompagna, entro il suo sguardo artistico, il poter sperimentare una serie di coinvolgenti attrattive urbane, rilevabili a San Pietroburgo, caratteristicamente fedeli ad una convinta rappresentatività locale ed, al medesimo tempo, coerenti con la volontà di chi le ha sapute rendere nelle immagini, attraverso pronti scatti fotografici, consequenziali ad interessanti intuizioni personali.

In questo caso, tecnica fotografica e selezione di vedute paiono derogare, nel loro insieme, ad una scelta preponderante circa l’elezione di un dato particolare, a ricercato motivo ricorrente e monopolizzante, per stemperarsi, invece, in una varietà di elementi, pure significativi di mirate tracce di lettura e contestualmente, non meno prodighi, in una delicata eleganza, del farsi carico dei più ampi e pluritematici riferimenti.

Ad esempio, nella fotografia, a corredo del mese di aprile, il titolo che l’accompagna è “Palazzo Singer con strisce”, in relazione ad una fotografia dove sussistono sia l’una che l’altra realtà, sui due piani dove si impone l’immobile e su cui si inchinano le orizzontali segnaletiche da attraversamento pedonale, in un evocativo ed altrettanto reale assortimento.

Un connubio che si conferma anche nella fotografia, d’ampio respiro, che è intitolata “S. Isacco strisce pedonali” dove, a differenza dell’altra, il moto direzionale che figurativamente la anima procede in un verso più animato, rispetto alla precedente immagine, la quale, pone, a protagonista, nel quadro di un doppio baricentro di scena, una sola figura umana, nell’atto di svolgere i propri passi su tali alterne sequenze cromatiche d’asfalto stradale.

“Ammiragliato”, “Fortezza”, “Heremitage”, “Peterhof”, “Palazzo d’Inverno”, “Prospettiva Nevskij”, “Piazza Palazzo d’Inverno” e “San Salvatore sul sangue versato” descrivono, nella più antica forma comunicativa, quale è, appunto, il ricorso all’utilizzo dell’immagine, un percorso denso di attrattive dove la misura adottata è l’arte dell’indagine, oltre l’apparenza, ma sempre, a ridosso del tratto verosimile, quasi emblema empirico di un progredire, entro l’orbita di quello scibile dove la natura umana evolve nella valorizzazione anche artistica di una evidente manifestazione condivisibile, entro ogni sua rispettosa chiave d’interpretazione plausibile.