Poco più di centocinquanta robuste pagine patinate sintetizzano l’espressione storica e culturale della Bornata di Brescia.
Punto di snodo per questa vasta porzione cittadina, rivolta al sorgere del sole nell’oriente dei Ronchi e dei campi piani estesi intorno alla periferia della città, è la sua erezione a parrocchia nel 1963 per autorità dell’allora Vescovo mons. Giacinto Tredici.

Da quasi mezzo secolo la realtà della Bornata è stata più della semplice espressione di un pre-esistente schema geografico per invece rappresentare l’identità di una nuova parrocchia capace di amalgamare le caratteristiche della zona che le vengono dal passato con quelle del presente e dell’inesauribile divenire di novità.

Intorno alla figura di uno fra i primi santi della nostra tradizione cristiana, qual è appunto Santo Stefano Protomartire, la Bornata ritrova la denominazione della propria più recente parrocchia, nata dalla riorganizzazione del territorio in relazione all’espansione abitativa nel secondo dopoguerra sulle pendici dei Ronchi nella zona est della città, e della ridefinizione dell’area suburbana nei confronti della parrocchia originaria di San Giovanni Battista in San Francesco da Paola che ha dato forma e sostanza alla comunità parrocchiale della quale il libro “Santo Stefano alla Bornata“, stampato in prossimità della Pasqua del 2010 dalla Tipolitografia Squassina di Brescia, è dettagliato latore di informazioni.

Grazie all’accurata opera di ricerca archivistica e di assimilazione memorialistica, nell’organicità scorrevole dei capitoli e della documentazione anche fotografica, l’autore don Casimiro Rossetti circostanzia la parrocchia della quale è titolare da vari anni nella sua tipicità che, fin dal suo sorgere con la prima guida spirituale del parroco don Stefano Buila, si ritrova incastonata fra le realtà parrocchiali tanto di San Francesco da Paola quanto di Sant’Eufemia della Fonte. Qui, arte, religione, agricoltura, istruzione, istituzioni ed anche, su tutt’altro versante, autovetture storiche, hanno i nomi fra i più caratteristici dell’intera Brescia.

Per tutto questo basta pensare all’istituto agrario “Pastori“, al museo della nota gara automobilistica della “1000 miglia“, alla disseminata e generosa presenza di opere di famosi artisti come il pittore, tra quelli scomparsi, Oscar Di Prata, e fra quelli viventi, Adriano Zordan, per poter poi porre attenzione anche a Villa Barboglio, sede dell’assessorato provinciale all’agricoltura, alla proposta formativa della scuola privata Isaac Newton, con indirizzo liceale tanto classico che scientifico, alla zona della Wuhrer che evoca, anche attraverso le sue conservate strutture di stampo industriale, la prima fabbrica della birra in Italia risalente al 1829 durante il dominio asburgico, sotto l’aquila bicipite del Lombardo Veneto.

Un contesto dai teutonici accenti, quello della rinomata sede di produzione della birra sopravvissuto anche nel rispetto dell’archeologia industriale usata ai suoi edifici, che invece, in relazione al vicino parco Ducos, si ravviva di sonorità transalpine per essere dedicato ad Olga Ducos (1881 – 1947), esponente di una famiglia d’origine francese, discendente da Etienne Ducos che arrivò in Italia, come medico delle truppe napoleoniche, per poi trovare moglie in Lucrezia Gussago, nipote del celebre ed erudito frate francescano Jacopo Gussago.

Quest’ampia ed accogliente area verde che si situa al confine di viale Piave con via Vivaldi, è una rigogliosa risorsa offerta dalla natura, nella riuscita fattispecie di un parco con percorsi salutistici, laghetti con flora e fauna ed esposizione documentata di alberi assortiti, così come invece la chiesa parrocchiale di Santo Stefano è tipico esempio di un tempio moderno che, nell’intero assetto delle variegate caratteristiche della parrocchia, fa pace con la storia attingendo da proprio passato, attraverso la presenza imponente, possente e silente dell’antico monastero di Santa Eufemia.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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