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Con il 2015 ricorrono i settant’anni da quando, il 31 marzo 1945, l’allora vescovo bresciano, mons. Giacinto Tredici (1880 – 1964), disponeva, con un apposito decreto, che il santuario e la chiesa annessa di “Santa Maria delle Grazie” di Brescia fossero affidati alla “Congregazione degli Oblati della Sacra Famiglia” che, alla tradizione, tipica per questi ambienti consacrati, di un particolare legame votivo, perdura a sostenerne l’apporto di un servizio liturgico, ispirato, fra l’altro, ad un proprio peculiare carisma religioso contemplativo.

Il santuario di “Santa Maria delle Grazie” di Brescia è inserito nel devoto circuito dei luoghi di culto mariani, contraddistinti da una particolare venerazione alla Madonna, a motivo di quell’intercedente aiuto manifestatosi, a chi vi crede, dal trascendente, per l’intervento miracoloso della Vergine Maria, che, in questo caso, è particolarmente invocata innanzi alla caratteristica interpretazione artistica di un’antica opera d’arte quattrocentesca con la quale è rappresentata.

Trofei MariaDa quest’affresco, imperniato sulla rappresentazione della scena del Natale di Gesù nella “santa notte” di Betlemme, un’asseverata tradizione attesta quella prima manifestazione soprannaturale attraverso la quale, il 22 maggio 1526, “molte persone devote videro la Madonna aprire e chiudere le mani con soave gravità e chiudere gli occhi, e così pure il Bambin Gesù”, in un accaduto, altrove, più diffusamente descritto, mediante l’affermazione, custodita in un’altra fonte documentaristica, secondo la quale “(..) Erano presenti al miracolo il Vescovo diocesano Monsignor Paolo Zane, e Monsignor Mattia Ugoni nob. Bresciano Vescovo di Famagosta i.p.i. e suo vicario; i quali con pubblico istrumento ne attestarono la verità, come ci fa fede Cesare Luzzago nel suo libro “Corona della Madonna delle Grazie di Brescia”. Assieme a numerosissimo popolo viddero essi l’immagine della Beata Vergine, dipinta sul muro della Cappella prossima alla sacristia, replicatamente aprire e chiudere gli occhi, aprire e congiungere le mani verso il bambino Gesù, e muoversi pure il bambino e fare volto ridente verso la madre; viddero muoversi egualmente anche le immagini di S. Giuseppe e degli Angeli in segno di adorazione”.

Risale a quel tempo lontano il conclamato riconoscimento di una specifica peculiarità, intrinseca al sacro edificio religioso, situato lungo l’odierna via delle Grazie di Brescia, per l’avvento di un ulteriore impulso locale pubblicamente sancito a favore della devozione a Maria, in riferimento all’avverarsi, attraverso il singolare riscontro di una manifestazione miracolistica, del concomitante esordio di una conseguente e lunga serie di eventi di analoga matrice sensazionalistica.
Ne è, fra l’altro, la riprova il libello del 1664, dal titolo di “Li Miracoli della Madonna delle Gratie di Brescia”, in cui, proprio a margine di un fatto miracoloso, si esplicita il riferimento alle tracce degli “ex voto per grazia ricevuta” che, ancor oggi, interessano gli spazi claustrali della chiesa, per altro, già accennati in questa pubblicazione, con l’affermazione che, l’esaudimento di molte preghiere e l’intervento provvidenziale di altrettante situazioni subitanee al cielo protese, si potevano vedere espresse “nelli voti appesi nella sua Chiesa piccola, e nel claustrino di essa, ma per essere consimili, si tralasciano per non replicar tante volte quasi il medesimo”.

In bell’ordine narrante, due pareti del quadrilatero interno del colonnato, dove il chiostro del complesso architettonico del santuario si trova strutturato, esplicano interessanti manufatti artistici dei secoli antecedenti ai tempi attuali, per sfoderare, in una versatile ed in una figurativa abilità compositiva, quell’espressività consona ad una funzionale documentazione visiva, per un’eloquente testimonianza capillarmente ricognitiva dei tanti miracoli che alla Madonna attribuiscono la favorevole mediazione della loro determinante manifestazione fattiva: sono questi i cosidetti “Trofei di Maria”.
Tra questi, a titolo di esempio, emerge quanto l’accennata pubblicazione seicentesca espone dettagliatamente per il tramite di quel fatto che, tra le sue pagine, si innesta nel resoconto raccolto dal nesso di correlazione corrispondente a come, in una data evenienza, l’invocata figura mariana, “preserva uno caduto in un profondo pozzo. Giovan Galeotto cadde in un profondo pozzo pieno d’acqua con pericolo evidente di restare sommerso nell’acqua; immediatamente fa ricorso a questa gloriosa Vergine, per aiuto della quale restò sopra l’acqua; e poi gli fece cadere in basso la corda,con la quale si prendeva l’acqua, onde con questa ne uscì senza danno alcuno. Successe questo nell’anno 1650. Il mese di Dicembre, il giorno di santa Lucia”.

Elevata al titolo di “Basilica minore” da papa Giovanni XXIII e, pure, particolarmente considerata dal suo successore Paolo VI per, fra l’altro, avervi celebrato la sua prima messa, questa antico ambiente consacrato, dedicato alla “Natività di Maria”, collima, all’insegna di una mistica predilezione mariana, con il riferimento evangelico della nascita del Messia, essendo che l’opera in questione si esplica nell’abituale iconografia con la quale la narrazione del vangelo ne descrive la venuta al mondo, nell’eco delle profezie veterotestamentarie di Isaia.
Questo insieme figurativo, con Maria, san Giuseppe ed il Bambin Gesù, insieme agli angeli e ad alcuni altri particolari interpreti di ciò che, nell’immaginario collettivo, solitamente corrisponde alla tipica scena di un presepio rappresentativo di una parte del noto retaggio cristologico complessivo, è presente anche negli ex voto custoditi nella stessa basilica bresciana dei quali se ne possono enumerare una intensa varietà, per la diversificata portata dei rispettivi casi che questa lunga serie vi condensa.
“PRG”, ovvero, “per grazia ricevuta”, è il ricorrente acronimo, specificato sulla superficie stessa di queste spontanee e popolari testimonianze di riconoscenza, come lo sono gli ex voto dipinti su diverse tavole di legno di varia misura che, nella somma di circa un’ottantina, documentano fra Seicento ed Ottocento, il rapporto fra queste storiche sopravvivenze, a corollario del “Santuario delle Grazie”, nell’attribuito intervento provvidenziale della venerata Vergine Maria.

La maggior parte di questi suggestivi contributi descrittivi di uno scampato pericolo, rispettivamente evidenziato in efficaci manufatti evocativi, sono anonimi, ma non mancano anche esempi sottoscritti con i nomi o, almeno, con le iniziali dei personaggi implicati nel contesto dei loro stessi riferimenti commemorativi, come, ad esempio, nel caso di “Paola Betinelli con figli”, che si legge, a caratteri cubitali, sulla base di una composita scena pittorica, sviluppata a tre livelli di profondità nel dipinto, figurativamente mosso dalla prospettiva di un racconto a cielo aperto, articolato in una serie di accenni particolareggiati, privi, però, in questo caso, della specificazione della data che, generalmente, è, invece, contemperata nella traccia che ad essa è assicurata, nella maggioranza di queste opere, con le quali, la grazia ricevuta, risulta, in questo modo, temporalizzata.
A tale specificazione pare, invece, dia riscontro la scrittura relativa a quell’essenziale resoconto per cui, nel contesto di una consona rappresentazione, ancor oggi si può leggere che “L’anno 1872, li 15 settembre, Angelo Bresciani, cadde improvvisamente in una ghiacciaia, profonda circa 20 metri e per grazia della S.S. Vergine si fece poco male. Due che erano presenti tosto calarono una cesta ed egli con stento entrossi. Ora per la grazia ricevuta pone questa memoria”.

Altro caso è la grafia stilata secondo la personalizzata attestazione tuttora rilevabile in “PGR in Aprile del 1853. Camillo Nulli in Iseo”, a margine di una drammatica scena domestica dove, fra l’altro, al capezzale di una figura maschile allettata, una donna si sbraccia nella sua preghiera rivolta all’alto, verso quel punto dove, insieme ad una sagoma orante si scorge la Madonna, il Divino Infante e San Giuseppe, in un chiaro richiamo all’incombere di quell’invocato intervento soprannaturale a cui pure tendono le devote mani giunte un paio di fanciulli in ginocchio e l’ammalato stesso dal letto, mentre un prete, loro accanto, è nell’atto di impartire la benedizione.

Come in questo, similmente alla generalità degli altri, si denotano negli “ex voto” gli impliciti richiami figurativi all’epoca nella quale l’evento stesso si pone, mostrando ad esempio, scene di vita agreste, in particolar riferimento al bestiame ed alla terra, per quanto di una probabile necessità un dato fatto è stato caratterizzato da una problematica insorgenza, come pure, carrozze trainate da cavalli imbizzarriti, carri rovesciati, calessi ribaltati, cavalieri disarcionati, processioni composte tra scenari abitati dove, alle caratteristiche del tempo, tutti gli aspetti ritratti risultano compenetrati, mentre tra il freddo sferzante delle brine, l’arsura siccitosa e l’opposta insistenza di una pioggia copiosa, nocive tutte quante ad una agricoltura fruttuosa, anche qui Maria Santissima è inneggiata nei suoi prodigi che le reputano pure il titolo di “electa ut sol”, scritto in un ex voto, mediante l’espressione latina dell’essere “eletta come il sole”, dentro la storia dell’uomo, nella quale Cristo, “frutto del suo seno”, si è incarnato, riscattando l’umanità a vita nuova, in una condizione di emancipata svolta nella verità rivelata e comprovata dalla Resurrezione con la quale è stata confermata.