Tempo di lettura: 6 minuti

La denominazione pareva rientrare fra gli esempi di quelle misteriose dedicazioni che si rivelavano perse nei riferimenti stessi dai quali presumibilmente traevano certe ispirazioni, per appellativi locali carichi di curiose evocazioni.

Fra questi, si profilava l’etichettatura impressa nella testualmente detta “Contrada del Diavolo”, chissà, se la stessa sia, oggi, pari, all’aleggiante “Cà del Diaol”, presente nella toponomastica di Cazzago San Martino, ove tale denominazione faceva sfoggio di sé, al punto da entrare nella letteratura ufficiale di un documento formale, come quello che la “Gazzetta Provinciale di Brescia” del 22 novembre 1853, andava a citare, pubblicando, fra l’altro, a proposito di un tale “Editto: L’Imperial Regia Pretura in Iseo, notifica che, nella Cancelleria della stessa, sopra istanza del nobile Paolo Riva e Consorte, rappresentati dall’avvocato Cottani, in pregiudizio di Santo Orizio di Cazzago, nei giorni 25 gennaio, primo ed 8 febbraio 1854, come fosse per occorrrere dalle 10 antimeridiane, alle 2 pomeridiane, avrà luogo la subasta degli immobili sottodescritti (…) Una pezza di terra aratoria, vitata, con ripe di ceppaie castanili, asciutta, denominata Trepolasso, sita in contrada del Diavolo, nel territorio Comunale di Cazzago (….)”.

A questo appezzamento, di cui la terminologia, utilizzata nell’accennato avviso ottocentesco, null’altro intendeva significare se non un terreno già abitualmente coltivato e valorizzato dalle arborescenze di viti, come pure dalla distribuzione di periferiche pareti irrigue, interessate ad essenze di castagno, pare si aggiungesse, nel medesimo lotto da potersi aggiudicare nei pressi, anche “(…) Una pezza di terra aratoria, moronata, asciutta, con ripe di contorno in ceppaie castanili, sita, come sopra, denominata Campetto (…)”, nella quale dava caratteristicamente traccia di sé pure il gelso, a cui si ascrive, nel frasario utilizzato, l’antica versione esplicitata in “moro”, dal bresciano “mur”, per alludere a tale albero, con le derivazioni di terra “moronata”, per indicare un’area pervasa da una serie di piante, proprie di questo genere, all’epoca utili per la filiera produttiva della seta.

Erano tempi nei quali, ancora tratteggiandosi nell’ambito dell’amministrazione asburgica, questo angolo di Franciacorta sperimentava la suddivisione istituzionale per distretti, analogamente ad altre zone bresciane, come testimoniato dalle note significative della “Gazzetta Provinciale di Brescia” del 3 giugno 1853 nella quale si offriva uno spaccato territoriale, inerente la visione imposta dal vertice al territorio locale, secondo il determinarsi di precisi accorpamenti, per la gestione degli stessi, in plurimi appaiamenti comunali, instradati su date prerogative apicali che, ad Iseo, imputavano, in competenza, un ampio riscontro di località, da potersi considerare: “Divisione Distrettuale della Provincia di Brescia, giusta l’Ordinanza del Ministero dell’Interno del 7 maggio 1853, concernente la divisione distrettuale del Regno Lombardo – Veneto. (…). Iseo – Adro, Borgonato, Bornato, Calino, Capriolo, Cazzago, Clusane, Colombaro, Erbusco, Iseo, Marone, Monticello Brusati, Nigoline, Paratico, Passirano, Peschiera d’Iseo, Pilsone, Provaglio, Provezze, Sale, Siviano, Sulzano, Timoline, Torbiato, Vello e Zone, 26747. (…)”.

In totale, chiudeva, a bella cifra, il presumibile numero degli abitanti, complessivamente riferibili al loro distretto di appartenenza, come, ad esempio, pure accadeva per quello vicino, con a capo Ospitaletto, dove si enumeravano 17735 abitanti, sparsi nelle rispettive località di Berlingo, Camignone, Castegnato, Cizzago, Comezzano, Corzano, Cossirano, Lograto, Maclodio, Ome, Ospitaletto, Paderno, Rodengo, Sajano, Torbole, Travagliato e Trenzano.

Qui, fra l’altro, un decennio prima, aveva avuto una particolare virulenza quel fenomeno atmosferico che era stato colto dalla “Gazzetta provinciale di Brescia”, il 27 agosto 1843, nel riflesso di una cronaca ispirata a dare visibilità alla materia divulgata fra gli argomenti che erano stati trattati, in quei giorni, all’Ateneo di Brescia, dove, in tale tuttora esistente istituzione cittadina culturale, ci si era presi puntualmente la briga di approfondire, mediante una pubblica conferenza, il cosa fosse successo, nei termini di questa subita contingenza meteorica, andando ad interessare, non solo la pianura rovinosamente attraversata da tale fenomeno estemporaneo, ma anche le colline di parte della Franciacorta già menzionata: “La tromba che il 25 prossimo passato infuriò nei comuni di Lograto e di Travagliato, nella nostra provincia, fornì il terzo argomento. L’autore ha visitato tutti i luoghi corsi dalla meteora e dopo avere descritto la forma, il colore e la luce mandata da essa, ed indicazione dei due movimenti di traslazione e di rotazione, e la direzione del corso ne enumerò i danni. Oltre parecchi minori accidenti, circa cento grossi alberi schiantò, gelsi e pioppi e ontani, e alcuni rapì a più che cento passi di distanza, scoperchiò un fienile, un migliaio di tegole in un vicino orto rovesciando, levò in aria il fieno di un prato. Pigliando principio alla Pieve di Lograto, rimetteva di sue forze oltre Travagliato, al di là del fienile Bassolino erasi mutata in un debole uragano, che portava ramoscelli d’alberi e falde di fieno, che vennero a cadere nelle campagne di Rovato e a Cazzago e a Calino, come a Bornato e Passirano: per lo che, la via che seguì, fu tortuosa e, come dicesi, a zic zac, e gli effetti furono sensibili in uno spazio di circa otto miglia geografiche. Questa diligente relazione fu vieppiù dichiarata e resa evidente da una grande mappa, colla quale piacque al dr. Perego di accompagnarla”.

La drammaticità di quei brevi, ma intensi istanti, anche in aderenza ai danni prodotti nell’intaccare la resa produttiva delle campagne, pare andasse a richiamare altre diverse problematicità, analogamente accusate nelle dinamiche sociali di quegli anni, nei quali, ancor prima delle sanguinose schermaglie risorgimentali, pare che l’esistenza fosse stata anche minata dal diffondersi del colera, apparso in Italia proprio in quel 1836 durante il quale anche il bresciano ne sperimentava gli effetti di un primo contagio, al punto che “Il Giornale della Provincia Bresciana” di domenica 10 gennaio 1836, nel testimoniarne l’eco di un presumibile impatto, ne documentava la reazione solidaristica, tradotta nel prodigarsi, come si poteva, in elargizioni a sostegno di quanti avrebbero potuto fare esperienza della pandemia di quei giorni lontani, come, ad esempio, tale giornale documentava, pubblicando, fra l’altro, che “(…) Segue l’elenco delle oblazioni a sollievo dei poveri pel caso d’invasione del cholera. Bornato. Giovanni Inselvini, quarte 6 frumento; diversi individui, austriache lire 55; il sig. Andrea Tonelli, austriache lire 12; il si. Domenico Minelli, austriache lire 12; la sig. Lucia Tonelli, quarte 3 frumento; il sig. Nicola Toccagni, quarte 2 di frumento; il sig. Bortolo Gatti, n. 1 letto completo; il sig. Pietro Offer n. 1 letto completo; il sig. Gio. Battista Tonelli, n. 1 letto completo; diversi individui, n. 6 lenzuola. (…) Calino: Diversi individui, austriache l. 447, n. 4 lenzuola e n. 3 coperte; il sig. N.N. tutti i letti che possono occorrere pei poveri cholerosi di Calino, compiutamente forniti. (…). Cazzago: Diversi individui, austriache lire 230, quarte 26 di frumento, quarte 55 di formentone, zerle 2 di vino, pesi 2 di farina di frumento, n. 14 lenzuoli ed una coperta”.

Quell’inizio d’anno, in avvicendamento nella seconda metà degli anni Trenta dell’Ottocento, pare sia stato preceduto dalla comparsa della nota cometa d’Halley, destinata anche in futuro a fare parlare di sé, come a margine di altre sue ulteriori apparizioni periodiche, avvenute, ad esempio, nel 1910 e nel 1986, e nella preventivata attesa, a detta degli esperti, del suo ritorno, nel corso di questo stesso secolo d’avvio del Terzo millenio.

Nel medesimo organo d’informazione sopra accennato, dove, fra l’altro, si dava cenno, tra le notizie riportate, alla raccolta di beni per poter giovare aiuto a quanti magari incappavano nel colera, era scritto, per il tramite di un’informazione, formalizzata dall’Imperial Regio Osservatorio Astronomico il 2 gennaio 1936, che “Questa Cometa che per un mese circa rimase invisibile essendo avvolta nei raggi solari, fu ritrovata ed osservata in questa Specola la mattina del 30 dicembre scorso, innanzi lo spuntare del sole, nella costellazione dello Scorpione vicino ad Antares, dirigendosi verso la costellazione del Lupo (…)”.