Cremona. L’evoluzione della macchina fotografica è una storia che inizia da lontano, per arrivare alle sofisticate macchine moderne la tecnologia ha unito ingegno e alchimia.

Un viaggio visitabile nella mostra: dal titolo “Scatole Magiche: strumenti ed alchimie per creare immagini”, al Museo di Storia Naturale nella quale saranno esposte oltre ottanta macchine fotografiche che hanno fatto la storia fra la fine dell’Ottocento ed i nostri giorni, accompagnate dall’esposizione di fotografie realizzate nel tempo, poste in relazione con gli strumenti utilizzati. Inaugurazione il 2 marzo, la mostra rimarrà aperta sino al 4 aprile.

Venerdì all’inaugurazione, alle ore16 Giuseppe Begarelli e Giuliano Regis, nella sala Puerari  dello stesso palazzo presenteranno la mostra, raccontando le vicende delle scatole magiche e dei maghi che realizzano le magie. Seguirà la visita.

La mostra, presentata da Gli ex dell’Aselli nell’ambito del ciclo Tra scienza e fantascienza, è curata da Giuseppe Begarelli e Giuliano Regis ed è organizzata in collaborazione con Comune di Cremona, Archivio di Stato,  Museo di Storia naturale, ADAFA, Gruppo Fotografico Cremonese, BFI.Adafa e resterà aperta fino al 2 aprile. Le macchine fotografiche sono state messe a disposizione da collezionisti cremonesi e non.

Sebbene l’idea di una ”camera oscura” sia molto lontana nel tempo partendo dall’osservazione che un soggetto illuminato può riflettere la propria immagine capovolta  attraverso un foro sulla parete opposta di una stanza buia, l’aspirazione di poter fissare questa immagine  su un supporto stabile, senza disegnarla,  fu realizzata nel primo trentennio dell’Ottocento grazie agli esperimenti  condotti da una schiera di “alchimisti” mediante prodotti chimici sensibili alla luce.

Nacquero così quelle “scatole magiche” che fissano in breve tempo immagini dei volti o dei luoghi, poi chiamate macchine fotografiche ed i loro prodotti fotografie, figure scritte con la luce. Esse subirono costanti evoluzioni fino ai nostri tempi, diventando anche strumento tascabile di raccolta immediata di memorie con gli attuali smartphone.

Le magie per realizzarsi hanno bisogno di maghi: nel tempo per gli aspetti “alchemici”  furono chimici che hanno perfezionato i bagni di sviluppo e stampa per la fotografia tradizionale, definita ora “analogica”, fisici che hanno migliorato gli obiettivi di ripresa, meccanici per la parte costruttiva.  Nell’ultimo ventennio quello della fotografia “digitale”, sono arrivati i maghi dell’elettronica e dell’informatica con la costruzione di pro-grammi di elaborazione dell’immagine di incredibile versatilità.

Ma il mago principale è il fotografo, che in base alla sua capacità e sensibilità creativa può produrre fotografie più o meno belle, più o meno significative.