Montichiari (Brescia) – Al centro, l’epoca napoleonica, preceduta e seguita da quegli anni che la storia ha delineato nel corso della sua lunga ed apprezzata produzione pittorica.

Fra il declino degli antichi regimi, l’avvento degli ideali giacobini, l’avvicendarsi di Napoleone Bonaparte nella mappa europea ridisegnata entro nuovi confini e la successiva restaurazione dei governi dinastici, infine, ristabiliti, un abile artista, attento al proprio tempo, si è distinto, fra l’altro, per una serie di ritratti che, dei riflessi degli anni a lui contemporanei, ne ha recato gli indizi esplicativi.

Trattasi dell’insigne pittore bresciano Luigi Basiletti (1780–1859) passato a miglior vita proprio nell’anno dell’entrata a far parte della Lombardia nell’allora Stato sabaudo, a cui l’ideale risorgimentale, di un’Italia indipendente ed unita, dava l’embrionale sbocco effettivo nella dimensione nazionale di una corrispondente prospettiva.

Socio attivo dell’Ateneo di Brescia, questa medesima istituzione culturale cittadina ha rivolto, a più riprese, una peculiare attenzione alla feconda traccia memorialistica dove è deposta la sua fertile produzione ritrattistica, per dedicargli, durante il periodare del 2016, una mostra antologica d’efficace sintesi evocativa.

Basiletti_ritrattoE’ a proposito di quest’artista “intellettuale, sensibile al vero, ma capace di dare forma visiva agli archetipi ed alle ispirazioni più elevate”, parafrasando, con quest’espressione, una parte del contributo scritto dal prof. Sergio Onger, presidente dell’Ateneo di Brescia, ad esordio della pubblicazione realizzata specularmente alla mostra stessa, che il Museo Lechi di Montichiari ha aperto una sezione, a piano terra, dei propri spazi espositivi, secondo quella mirata iniziativa che si rivela significativa di ciò che, a firma congiunta del sindaco e dell’assessore alla cultura monteclarense, rispettivamente nelle persone di Mario Fraccaro e di Basilio Rodella, si può appurare nell’accennato volume, leggendo, fra l’altro, che “questa mostra nasce per festeggiare l’ingresso nel percorso permanente del museo (della collezione del Museo Lechi) del doppio ritratto della famiglia Balucanti, certamente uno degli apici qualitativi nel catalogo dei ritratti di Basiletti che, ricordiamolo, fu tra i protagonisti della pittura italiana dell’età neoclassica e tra gli artisti bresciani più colti ed apprezzati dell’epoca”.

L’evidenziata opera pittorica di questo affascinante dittico famigliare del 1812 condensa artisticamente la molteplicità di eloquenti riferimenti plurali, dal momento che si staglia nell’ambito di una coppia nobiliare con prole, alla quale uno studio analitico, ha, in occasione della mostra, stabilito l’attribuzione rispettiva del nome, riconoscendovi Teresa (1808 – 1882), Luigia (1809 – 1884), Polissena (1810 – 1887), Orsola (1802 – 1880), Ippolita (1804 – 1886) e Gianbattista (1806 – 1883), nel merito della figliolanza dei coniugi Marianna Cigola e Tomaso Balucanti (1758 – 1816), podestà di Brescia e nipote del cardinale Giovanni Andrea Archetti (1731 – 1805): “Nonostante i ventotto anni che li separano, i due si uniscono in matrimonio il 20 ottobre 1800, scegliendo come dimora l’importante palazzo cittadino dei Nobili Poncarali (oggi sede del Liceo Arnaldo, in Corso Magenta 56), passato ai Cigola e da questi ai Balucanti pochi anni prima e ricordato per avere ospitato, il 17 marzo 1797, i trentanove bresciani che giurarono di “vivere liberi o di morire”, dando inizio agli eventi che portarono alla nascita della Repubblica Bresciana. Dopo le nozze, la famiglia cresce velocemente e la contessa Marianna, in tredici anni, darà alla luce dodici figli, tre dei quali morti in tenera età, rimanendo vedova a soli ventotto anni nel 1816”.

Indicazioni funzionali ad una lettura ricognitiva dei due dipinti abbinati, mediante i quali si esplica caratteristicamente tale blasonato spaccato familiare, che sono sottoscritte da Paolo Boifava, direttore della prestigiosa sede culturale monteclarense, analogamente ad altre utili schede monografiche presenti nella settantina di pagine di questa pubblicazione, disponibile per la “Grafo Edizioni”, che sono sviluppate secondo i rispettivi approfondimenti di Annamaria Zuccotti e di Bernardo Falconi.

“Scene di conversazione e ritratti”, tale e quale è il titolo della mostra che è allestita fino al 26 giugno, costituisce la somma esemplificativa di ciò che, relativamente al pittore Luigi Basiletti, è contestualizzato dallo stesso Bernardo Falconi, ideatore e curatore, insieme a Paolo Boifava, della manifestazione espositiva, nello specificare che “questo studio monografico, il primo dedicato all’argomento, ideato e portato a termine in occasione dell’ingresso al museo Lechi dello straordinario pendant della famiglia Balucanti, proveniente dalla collezione del conte Piero Lechi, vuole essere un contributo alla conoscenza e alla valorizzazione di questa sua produzione”.

Dipinto Sgarbi_mostra_Basilettinel dipinto, l’opera, datata, invece, 1810 e dedicata al conte Federico Mazzuchelli bambino, reca, fra le varie caratteristiche desumibili a proposito del suo tempo, “una veduta di Brescia, dove sono riconoscibili il Duomo Nuovo, con la cupola ancora in costruzione, e la torre del Palazzo Broletto, sullo sfondo del colle Cidneo con il castello”, similmente a quanto, in un diverso ambito di assortimento, connesso, invece, ai frangenti contemporanei alla mostra, nella cronaca che ne ha registrato l’evento, pare potersi riscontare nella dinamica dell’affollata manifestazione inaugurale di fine marzo che, insieme alle maggiori autorità istituzionali della importante cittadina monteclarense ed ai referenti dello storico Ateneo di Brescia, ha avuto, quale ospite d’eccezione, nella pure sopraggiunta veste di applaudito relatore, il noto critico d’arte, Vittorio Sgarbi che, oltre ad entrare nel merito della natura della mostra, ha visitato le numerose opere d’arte antica, custodite nella pinacoteca civica del medesimo palazzo Tabarino, dove, fra i vari dipinti, è custodito un ritratto di fine Settecento, eseguito dal salodiano Santo Cattaneo (1739 – 1819), avente a soggetto l’accennato cardinale Archetti, zio di quel nobile Tomaso Balucanti di cui, per il suo pregevole ritratto, sortito dall’abilità compositiva di Luigi Basiletti, fra l’altro, in giovinezza, allievo pittore del medesimo artista Cattaneo, l’esposizione monteclarense ne promuove la rilevanza del manufatto pittorico, nella emblematica espressione prescelta, di una propria divulgativa rappresentazione attinente.