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Mentre la scuola riapre, tra regole e regolamenti, misure, norme, mascherine, distanze, orari scaglionati,  cresce l’interesse verso forme, luoghi e modi diversi di “fare scuola”: dalle sperimentazioni di scuole all’aperto all’educazione parentale e all”homeschooling.

Gli iscritti alla rete “Educazioneparentale” sono raddoppiati, in meno di cinque anni. E tante le famiglie che in questi anni hanno scoperto e hanno chiesto di conoscere questa possibilità, contemplata e prevista – lo ricordiamo – dal nostro ordinamento.

Dopo cinque anni, siamo quindi tornati a intervistare Erika Di Martino, “madre di cinque figli che non sono mai andati a scuola”, fondatrice del Network Italiano Edupar, e punto di riferimento per chi pratica l’Homeschooling in Italia e all’estero. A lei abbiamo voluto chiedere se e come la pandemia abbia avuto un impatto su questa esperienza.

Quando ci sentimmo, cinque anni fa, il network contava circa mille iscritti. Quanti sono oggi?
Circa duemila.

Qual è l’identikit più diffuso della famiglia che ricorre all’homeschooling? C’è una prevalenza, rispetto alla posizione geografica, al livello culturale e professionale, alla situazione economica?
Sicuramente l’Homeschooling è più diffuso dalla regione Lazio in su. È difficile dare un profilo standard, conosco famiglie homeschooler di diverse tipologie: coppie, genitori single, lavoratori indipendenti e classici impiegati, con un figlio o con sette… Quello che ci accomuna è il desiderio di prenderci la responsabilità dell’educazione dei nostri figli.

Quali sono per voi, oggi, i tre punti di forza principali dell’homeschooling? E le tre principali difficoltà?
Iniziamo dai punti di forza: primo, inevitabilmente porta a una introspezione sul ruolo del genitore; secondo, valorizza il proprio tempo; terzo, stimola l’autonomia degli studenti. Per quanto riguarda le criticità: primo, ci si può sentire soli, se non si fa parte di una community di supporto; secondo, è necessaria una buona organizzazione familiare per far quadrare casa-lavoro-studio; terzo, bisogna lasciar andare gli stereotipi di cosa significhino successo e apprendimento, per poterlo praticare serenamente. Non tutti sono pronti a vedere la crescita psicofisica dei propri figli con occhi nuovi.

Con l’inizio della pandemia e l’avvento della Dad, ci sono nuove famiglie che si sono avvicinate a voi e hanno richiesto la vostra consulenza?
Si, abbiamo registrato un incremento di richieste di supporto psicologico, legale e didattico del 50% circa.

E con il perdurare della pandemia e le relative restrizioni (mascherine, orari scaglionati ecc), ci sono più persone che decidono di ricorrere all’homeschooling? Prevedete un “boom” nel prossimo periodo?
L’interesse è in aumento, ma le famiglie che effettivamente pensano all’Homeschooling a causa di un disagio esclusivamente legato ai problemi causati dal Covid-19 preferiscono rivolgersi alle scuole parentali. Ma c’è differenza tra Homeschooling e scuola familiare o parentale: noi non facciamo “scuola”, noi siamo genitori che educano i propri figli e che si incontrano per stare insieme e imparare divertendosi. Qui non si delega, si vive in prima persona (qui la differenza tra le diverse espressioni, nello specifico, ndr)

Cosa pensate che l’homeschooling possa offrire, in questo particolare momento storico?
Ciò che offre da sempre: una connessione autentica con i propri figli, la possibilità di passare più tempo in famiglia, la libertà di vedere i propri figli crescere nel rispetto dei loro tempo di crescita.

Bambini e ragazzi con patologie o disabilità trovano beneficio nell’homeschooling? Quale percentuale (più o meno) rappresentano, all’interno della vostra “popolazione”?
Ogni bambini o ragazzo che non trova risposta nell’offerta formativa standard scolastica può beneficiare di un percorso Homeschooling, specialmente coloro che hanno bisogno di attenzioni speciali. Non ho percentuali precise, ma credo che possiamo parlare almeno di un 25% e in crescita.

Quali sviluppi immaginate, per rendere l’homeschooling accessibile a tutti?
Auspichiamo che ci sia una maggiore informazione sui propri diritti e doveri da parte dei i genitori, insieme a un sostegno capillare attraverso una rete più unita tra famiglie.