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Brescia – Intorno ai numeri 14-64–68 per D’Annunzio l’inizio settembre del 1907 si svolgeva all’insegna tanto di una vincita al lotto, conseguita grazie alla fortunata estrazione della ruota di Firenze di sabato 31 agosto 1907, quanto della volutamente mancata partecipazione all’ennesima edizione della gara automobilistica della coppa Florio in programma a Brescia, come conclamato evento di modernità sul finire dell’estate afosa di quell’anno.

Brescia insieme al poeta Gabriele D’Annunzio, già molti anni prima del suo lungo soggiorno nella residenza gardesana del Vittoriale a Gardone Riviera, è binomio documentato dalle ricerche svolte con dovizia di particolari dallo storico e giornalista Attilio Mazza nell’ambito dei suoi lavori bibliografici di approfondimento circa il poliedrico ed eclettico personaggio dannunziano.

Tanto è che di D’Annunzio la storia bresciana offre terreno suggestivo per un curioso innesto inerente un particolare della vita del noto esponente della letteratura italiana: “In quello stesso 1907 fu organizzata a Brescia in agosto la terza Coppa Florio, gara automobilistica alla quale avrebbe voluto partecipare anche Gabriele D’Annunzio. Ma una chiromante gli consigliò di rimanere tranquillo, e rinunciò alla competizione” ed ancora, sull’altro versante della sorte, intesa in diverso genere essendo legata alla previsione non del destino, ma della pesca dei numeri in relazione alla predisposizione di D’Annunzio a farsi sedurre anche dalle lotterie, si delineava per lui il caso fortunato che lo favoriva con la vincita di un terno generoso, nello stesso concomitante periodo: “Quest’ultima vincita, (….), avvenne nel settembre del 1907 e fu di 42.000 lire con un terno al lotto. D’Annunzio stava attraversando uno dei ciclici periodi di crisi finanziaria e si ritrovava a Brescia per seguire una corsa automobilistica. Così ne riferì Benigno Palmerio (amministratore di D’Annunzio nel periodo del suo soggiorno in quel di Firenze alla residenza Capponcina) testimone diretto assai attendibile anche per avere amministrato in arte il frutto di quella fortuna: i numeri giocati da Gabriele erano 14-64-68. Credo fossero stati rilevati dalla lettera di una nobile donna fiorentina, sua buona intima e compiacente amica. Un giorno, infatti, mentre Gabriele metteva a posto certo suo particolarissimo archivio epistolare, sentii che diceva: Guarda, qui ci sarebbero tre numeri!”.

Numeri che si incastonavano nelle cifre di quei giorni tutte comprese nelle cronache stese a descrivere l’appuntamento con il notevole richiamo del motorismo definito nell’apposita e pubblicizzata manifestazione assurta alla massima eco di sensazionalità sportiva di ultimo grido.

Istituita dal Cav. Vincenzo Florio nel 1905“, organizzata dall’Automobile Club di Milano, disciplinata in un laborioso percorso di poco più di 485 chilometri, rappresentati dalla percorrenza sulle pubbliche vie del circuito di circa 61 chilometri tracciato fra Brescia, Rezzato, Virle Tre Ponti, Ponte San Marco, Lonato, Castiglione delle Stiviere, Montichiari, Vighizzolo, Castenedolo e nuovamente Brescia, in un ripetersi continuo per otto volte del medesimo tragitto, la “Coppa Florio” si concretizzava nel capoluogo bresciano il primo settembre del 1907 nel coinvolgere una trentina abbondante di autovetture, contrassegnate in rosso se italiane, in blu se francesi ed in bianco se tedesche con la vittoria finale conquistata dal modello “Isotta-Fraschini” guidato da Minoia nel contesto di un debordante e spumeggiante flusso di pubblico, tutto ondeggiante intorno agli estremi dell’evento.

A proposito delle caratteristiche attribuite all’appuntamento fissato con la spettacolarità di una competizione automobilistica nelle cui regole si ritrovava pure la denominazione del titolo posto in palio, riferiva il quotidiano “La Provincia di Brescia”, la domenica primo settembre 1907, “Il regolamento della Coppa Florio è basato sulla limitazione della cilindrata complessiva del motore che non può essere maggiore degli 8 litri, ossia in altre parole, il motore non può nel suo ciclo completo aspirare più di 8 litri di miscela esplosiva formata dall’aria e dai gaz di benzina. La cilindrata dipende dalla corsa del pistone e dal diametro dei cilindri, i costruttori quindi cercano di proporzionare questi due fattori nel modo migliore per ottenere il massimo rendimento del motore cercando inoltre di aumentare il numero di giri del motore; i motori costrutti per le vetture della Coppa Florio avranno un regime di giri elevato appunto per poter sviluppare una elevata potenza nonostante la cilindrata limitata. Si può calcolare che la loro potenza varierà in media dai 70 agli 80 HP“.

Sullo sfondo agonistico dell’intera manifestazione d’auto in strada, l’arrivo in città di Gabriele D’Annunzio era sottolineato dai cronisti di quei giorni in una vaga notorietà che, nel comunicare la notizia, la poneva al margine di un dettaglio importante ritagliato a cornice dell’avvenimento in cui trovava spazio anche la vettura “Itala” con la quale il principe Scipione Borghese aveva vinto il raid automobilistico sull’avventuroso itinerario di sedicimila chilometri tra Pechino-Parigi nel medesimo 1907.

Curiosità nella curiosità, nell’ambito della singolare combinazione di cose, fatti e persone che dopo più di cento anni pone oggi in vista il ripetersi dello stesso particolare legato all’esposizione dell’identica automobile a Brescia in occasione della “Settimana motoristica bresciana” organizzata nel settembre del 2010, dopo che questa vincente e leggendaria autovettura era già stata esibita “nell’ala destra della Crocera di San Luca, gentilmente concessa dalla società Forza e Costanza” nel pieno centro di Brescia nell’ambito delle attrattive messe in atto per promuovere la manifestazione della “Coppa Florio” nello stesso settembre, ma del 1907.

D’Annunzio lo si legge, in questo caso non scrittore, negli articoli pubblicati sui quotidiani bresciani del tempo che pure documentavano l’arrivo in città di un altro noto ed apprezzato esponente della letteratura italiana, come è possibile desumere da quanto riferiva, nell’edizione del primo settembre 1907, “La Provincia di Brescia”: “D’Annunzio e Pascoli – Nel pomeriggio di ieri sono giunti Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli che avevano un appartamento in corso Magenta 41“.

Una sistemazione in città che si presagiva diversa secondo la lettura del quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 22 agosto 1907 quando ancora fervevano i preparativi del programma della gara automobilistica attraverso una notizia che è ulteriore elemento di conferma dell’interesse per l’iniziativa della “Coppa Florio”: “Gabriele D’Annunzio a Brescia – Al proprietario dell’Hotel Italia è giunto un telegramma di Gabriele D’Annunzio col quale preavvisa la sua venuta a Brescia. D’Annunzio sarà ospite in occasione delle corse automobilistiche del 1 e 2 settembre”.

Lo stesso giornale riprendeva l’informazione un paio di giorni dopo nell’uscita in stampa del 24 agosto: “Gabriele D’Annunzio a Brescia ed a Salò – Mentre Gabriele D’Annunzio ha fissato – a quanto si dice – un pied a terre a Brescia, in corso Magenta, egli ha pure ritenuto sette stanze per sé e per alcuni amici al Grand Hotel di Salò a incominciare dal 31 agosto. I proprietari del grandioso albergo signori Trinca e Guastalla hanno preparato al poeta un bellissimo appartamento sull’incantevole golfo. Nessun luogo più adatto per godere un po’ di quiete fra tanto fragore di motori vertiginosi!”.

Tra le varie personalità di spicco presenti all’evento agonistico bresciano sulle quattro ruote, anche sua altezza reale Letizia Bonaparte Savoia, nipote per linea femminile del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II ed in linea maschile di Napoleone Bonaparte, descritta dai contemporanei come una donna ribelle e poco osservante del protocollo, di personalità vivace e allegra, curiosa delle novità tecniche dell’epoca, come una assidua frequentatrice delle corse automobilistiche, spesso in veste di madrina dei circuiti. Altre personalità erano individuate e presentate dal cronista autore dell’articolo apparso sul quotidiano “Il Cittadino” di domenica primo settembre 1907 su quanto emerso dalla vista delle tribune allestite a Brescia lungo il passaggio delle autovetture in prossimità della zona attuale di viale Venezia, via Rebuffone, dove si era svolta l’attesa partenza alle 5 e 30 del mattino dello stesso giorno: “Alle tribune – (…) oltre alle autorità cittadine, presenti si può dire al completo – tra cui notammo i deputati Bonicelli, Molmenti, Morando, Quistini, Da Como – abbiamo visto l’on. Silvio Crespi, il marchese Dal Pozzo, il marchese Ferrero, il marchese Soragna, l’ing. Gamba, il marchese Stanga, tutti della Presidenza dell’Automobile Club di Milano – Vedemmo pure tra il pubblico Gabriele D’Annunzio…”.

E ancora D’Annunzio è il riferimento a quanto sviluppato, a scrupolosa precisazione, nell’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Cittadino” di mercoledì 28 agosto 1907, ad ulteriore riprova dell’aleggiante figura del poeta sul panorama della manifestazione motoristica bresciana: “Gli alloggi – Dopo notizie apparse sui giornali di fuori, ci preme far notare, nell’interesse pel buon nome della città nostra, che gli alloggi non mancano e non mancheranno qualunque sia l’affollamento dei visitatori. Non solo, ma è pure assolutamente inesatto che i prezzi degli alloggi raggiungeranno altezze favolose. Questa dichiarazione era indispensabile onde evitare che si spargano voci tendenziose a tutto danno della città nostra che ha fatto tanti sforzi per vedersi assicurata la corsa mondiale….la ditta Gondrand alla quel è affidato l’importante servizio vi attende con cura scrupolosa e con rara prudenza. Questo per rispondere ad una corrispondenza da Brescia al (giornale) Tempo nella quale si diceva che per l’appartamento che occuperà D’Annunzio per tre giorni egli dovrà pagare quattrocento lire (!). E’ semplicemente il quadruplo!”

Intanto, alla gente comune, quei giorni di traffico ingente sulle strade cittadine di inizio ventesimo secolo suscitavano ben altre concrete ispirazioni, derivate da diverso genere di considerazioni motivate dai disagi e dalle preoccupazioni testimoniate, sotto il titolo dell’articolo “Voci dal pubblico”, dal giornale “La Sentinella Bresciana” del 24 agosto 1907: “Si potrebbe avere un po’ di compassione per i poveri abitanti di via 20 settembre? In questa è un continuo via vai di automobili e la via resta tutto il giorno sepolta come da una nebbia, cioè dalla polvere. Non potrebbe il Municipio farla innaffiare almeno due volte al giorno? E fino a corse automobilistiche finite“.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.