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Maggio 2018, tre ragazzi poco più che ventenni fondano una piccola onlus, Still I Rise. Si chiamano Nicolò Govoni, Giulia Cicoli e Sarah Rizek. Obiettivo: regalare, anzi, restituire, ai bambini e ai ragazzi migranti ospitati nell’hot spot di Samos, in Grecia, il diritto alla vita, alla scuola, al sorriso. Alla vita. Qualche ora al giorno, in attesa che chissà, forse, un giorno una nuova altra vita, altrove, possa iniziare.

In un anno l’associazione mette in piedi una scuola – Mazì, che in greco significa “insieme” – prepara una mostra fotografica e presenta una causa penale per crimini contro l’umanità e negligenza nei confronti dei minori contro l’amministrazione dell’hotspot di Samos.

Nicolò Govoni
Nicolò Govoni

Nell’isola di Pitagora ed Epicuro, dove il moscato è più dolce e solo due bracciate a nuoto separano dalla Turchia, c’è un centro di prima accoglienza per migranti che piano piano si è trasformato in una prigione. Migliaia di persone, fra cui troppi bambini, un terzo, sono qui rinchiusi, in attesa di un futuro che non è chiaro se e quando arriverà.

E poiché “dentro” non c’è più posto, centinaia di altri rifugiati si accampano con tende di fortuna “fuori” dal campo. Nella “giungla”, come la chiamano. Dove è ancora più difficile sopravvivere con dignità. Dove è quasi impossibile non impazzire.

La vita nel campo è raccontata senza fronzoli da un libro che il cremonese Nicolò Govoni ha appena pubblicato con la Rizzoli, “Se fosse tuo figlio”.

E’ una “vecchia” conoscenza di Popolis Nicolò. L’abbiamo intervistato qualche anno fa quando, appena ventenne, aveva deciso di trascorrere le sue vacanze da volontario in un orfanotrofio, la Dayavu Boy’s Home a Tamil Nadu, all’estremo sud dell’India.

Un’esperienza che gli cambia la vita, quella. In Italia raccoglie fondi per costruire un dormitorio nell’ orfanotrofio e decide di trasferirsi in India per dedicarsi completamente “ai miei bambini”.

“Lo faccio con una promessa, usare la mia fortuna di ragazzo bianco e occidentale per prendermi cura di loro”, spiega. Nicolò in India lavora e studia, giornalismo.

Nel 2014 l’orfanotrofio rischia la chiusura per mancanza di fondi, ma Nicolò non demorde. Raccoglie fondi e lo salva. L’anno dopo pubblica “Uno”, il racconto delle vite dei suoi bambini.

Nel 2016 riesce a mandare tutti i bambini dell’orfanotrofio a scuola e tre dei ragazzi più grandi all’università. Un traguardo. Nel frattempo scrive, sempre. E lavora per BBC, South China Morning Post e Metropolis Japan. Con un obiettivo chiaro e dichiarato: dare voce a coloro che ne sono privi, agli oppressi, ai dimenticati.

In classe a Mazì, la scuola aperta a Samos da Still I Rise (foto tratta dalla pagina FB della onlus)
In classe a Mazì, la scuola aperta a Samos da Still I Rise (foto tratta dalla pagina FB della onlus)

Nel 2017, i ragazzi da mandare all’università sono cinque, e i fondi raccolti insufficienti. Allora per un mese si mette a scrivere. Arriva “Bianco Come Dio” . Lo pubblica da solo e spera che, grazie al supporto dei lettori, il ricavato potrà essere sufficiente a coprire le rette universitarie dei ragazzi.

Il successo di “Bianco Come Dio” va oltre ogni aspettativa e diventa un caso editoriale che conta oggi quasi 10mila lettori. Nicolò lascia l’India e l’orfanotrofio in buone mani e, dopo una breve parentesi in Palestina, approda a Samos.

Un’altra vita, in tutti i sensi. Anche sotto il profilo professionale perché è in Grecia che arriva la telefonata della Rizzoli: “Crediamo nel potenziale di ‘Bianco Come Dio’ e crediamo che le tue Missioni debbano essere conosciute in tutta Italia.” E ora c’è “Se fosse tuo figlio” dedicato a Samos.

Una tenda nel campo profughi di Samos (foto tratta dalla pagina FB della onlus)
Una tenda nel campo profughi di Samos (foto tratta dalla pagina FB della onlus)

Nicolò dà i numeri di quell’inferno greco: 3.400 persone, tra cui un migliaio di minori, in una struttura costruita per 650 persone; picchi di 5mila persone; due medici; servizi igienici pressoché inesistenti: 3,4 ore di fila per avere da mangiare. E non ce n’è mai abbastanza.

Con due giovani insegnanti, Giulia e Sarah, fonda I Still Rise. A giugno 2018, grazie alle vendite del libro, raccoglie fondi a sufficienza per affittare un edificio e iniziare a ristrutturarlo. I ragazzi si danno un mese di tempo. Folli. Ma con tanti angeli custodi come quell’anonimo lettore di “Bianco Come Dio” che decide di sponsorizzare la futura scuola per un anno intero.

In 30 giorni vengono costruiti i muri, rifatto l’impianto elettrico, ordinati banchi e sedie ad Atene, installati i condizionatori. Anche tutta la cancelleria arriva in tempo. E’ agosto, Mazì apre. Dieci mesi dopo oltre 150 bambini e adolescenti – che sono scappati dalle guerre, che hanno attraversato mari e monti, che portano nel cuore dolori e speranze – imparano e vivono in uno spazio più sicuro, e, dice orgoglioso Nicolò, “il più bello dell’isola”.

Ogni giorno a Mazì si insegnano inglese e greco, matematica e storia, geografia e arte, danza e informatica, falegnameria e fotografia. Ogni giorno vengono servite colazione e pranzo. Ogni sabato sera anche la cena.

Non ci si ferma. Mazì non può essere sufficiente a riscattare quel campo di derelitti. E’ solo un cerotto su una ferita infetta.

Nasce il progetto “Attraverso i nostri occhi”: una mostra fotografica che racconta il campo profughi con gli occhi dei bambini. Sono loro i fotografi, accompagnati per mano da Nicoletta Novara, giornalista e fotografa. La mostra è stata a Torino. Speriamo ora di vederla girare tutta l’Italia.

Ma anche questo progetto è “solo un cerotto”. Bisogna andare alla radice di questa giungla, di questo “campo di concentramento statale”: la UE ne finanzia dieci in Europa, 5 in Grecia (Samos, Lesvos, Leros, Chios e Kos) e 5 in Italia (Taranto, Messina, Trapani, Pozzallo, Lampedusa). Luoghi dove l’UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati “è solo un placebo”, dove non tutte le piccole e grandi organizzazioni, con i loro volontari, lavorano davvero per la vita, per cambiare qualcosa, per aiutare, per dare speranza.

Così lo scorso 11 giugno Still I Rise deposita una denuncia ufficiale alla procura di Samos contro la gestione del Centro di accoglienza e identificazione dell’isola. La causa per crimini contro l’umanità e negligenza nei confronti dei minori è indirizzata alla manager del campo e al suo supervisore ad Atene, entrambi funzionari pubblici della Grecia, oggi governata dalla coalizione di centro sinistra di Alexis Tsipras ma che dal 7 luglio, data delle elezioni politiche, con molta probabilità virerà a destra consegnando il paese nelle mani della destra di Nea Democratia.

Mazì in festa (foto tratta dalla pagina FB di Still I Rise)
Mazì in festa (foto tratta dalla pagina FB di Still I Rise)

Due giorni dopo aver depositato la denuncia alla procura di Samos, Nicolò torna in Italia per la presentazione del suo ultimo libro, sempre edito da Rizzoli. Non fa tempo ad arrivare a casa che viene a sapere che la polizia greca l’ha cercato al campo: la manager lo aveva denunciato per diffamazione. Sembra che le autorità greche volessero arrestarlo e processarlo in direttissima per diffamazione. Non l’hanno trovato.

Qualche giorno fa la denuncia di Still I Rise è stata depositata anche presso la Procura di Roma. L’azione legale diventa internazionale. L’obiettivo è enorme. Nicolò Govoni ne è consapevole. Ma non è la prima volta che affronta obiettivi a prima vista irraggiungibili.

La piccola Still I Rise vuole scuotere Bruxelles e avviare una causa a livello europeo che costringa l’Ue ad assumersi le proprie responsabilità.

Ora è tempo di tornare. Questo fine settimana Nicolò sarà di nuovo a Samos, nel “suo” campo, fra i “suoi” bambini. E con tanti altri progetti, fra cui una nuova scuola da costruire con il ricavato delle vendite di “Se fosse tuo figlio”. Questa volta in Turchia. Alla faccia di Erdogan.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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