Il suo corpo aerodinamico lo fa sfrecciare da zero a settanta in 3 secondi, fino a lanciarlo oltre i 110 chilometri orari per qualche centinaia di metri. E’ il ghepardo, il mammifero più veloce della Terra, predatore di gazzelle e impala, al quale nell’ultimo secolo è stato sottratto il 23% dell’habitat originario, estinto in 20 Paesi del Mondo.

“Dei 100mila esemplari presenti in natura all’inizio del secolo scorso, il conflitto crescente con le attività agricole dell’uomo ci lascia oggi appena 7mila esemplari”, ha spiegato domenica scorsa Laurie Marker dal Parco Natura Viva di Bussolengo, dove ha festeggiato con il pubblico e i tre ghepardi Teo, Duma e Mookane i 25 anni del suo impegno per la tutela di questa specie.

“Se possibile più preoccupante, è la rotta dei “nuovi” traffici illeciti di cuccioli, che dal nord-est dell’Africa attraversa il Mar Rosso e arriva nel Golfo Persico”.

La zoologa americana ribattezzata “la donna che sussurra ai ghepardi” fondò il Cheetah Conservation Fund in Namibia nel 1990. Lì ancora vive, con il suo staff e con 34 ghepardi orfani, non più abili a vivere liberi.

Cuore dell’attività della Fondazione l’allevamento di cani Pastore dell’Anatolia, poi donati agli allevatori africani perché proteggano il bestiame anche dai ghepardi. Con questo sistema, in vent’anni il numero di questi felini uccisi dall’uomo è sceso dell’80%.

“Si aggiungono ad una situazione già molto difficile i 300 i piccoli di ghepardo strappati alle madri ogni anno, immessi nelle rotte del traffico illecito verso Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi”, precisa la Marker.

“Con una buona propensione al rapporto con l’uomo, i cuccioli di ghepardo vengono allevati alla stregua degli animali domestici nelle case dei ricchi possidenti, per indicarne lo status symbol. Si tratta di animali molto delicati: quelli che riescono ad arrivare fin lì, vivono una vita di stress che ne dimezza le possibilità di sopravvivenza. La corsa per la sopravvivenza del ghepardo stavolta dipende da tutti noi”, conclude Laurie Marker.

Così, mentre in Africa la frammentazione delle popolazioni sta condannando la diversità genetica degli esemplari che stringono gradi di parentela sempre più prossimi, una moda antica tornata in auge negli ultimi decenni rischia di far scomparire il ghepardo nel giro dei prossimi 100 anni.