Scuola e tecnologia non sempre vanno d’accordo.

Vuoi per la solita mancanza di fondi oppure per via di alcuni docenti non sempre disposti a cambiare le proprie abitudini e convertirsi, almeno un po’, al digitale.

Ma c’è anche il problema dei social network e della massiccia presenza degli studenti su Facebook, Instagram o WhatsApp.

Fanno bene o fanno male? Porte aperte ai social network o porte sbarrate?

Gli insegnanti intelligenti, quelli che ai ragazzi non solo insegnano ma che ne conoscono bene passioni, paure e inclinazioni, sanno bene che anche se a scuola i social vengono banditi, a casa non potranno che essere pane quotidiano.

E sanno anche che per parlare a un maggior numero di studenti possibili, i social possono essere un’opportunità irrinunciabile.

Ermelina Ravelli
Ermelina Ravelli

Deve aver pensato questo Ermelina Ravelli, mitica preside dell’istituto Capirola di Leno, una scuola che con la sede di Ghedi mette insieme oltre 2.500 fra ragazzi e ragazze.

Così, invece di andare in pensione (come meriterebbe dopo decenni di scuola) la professoressa Ravelli, anche quest’anno sarà la timoniera dell’istituto, per aprire l’anno scolastico, ha deciso di mettersi davanti a una telecamera e di fare gli auguri di buona scuola su Facebook.

Con tanto di abbracci dati e, speriamo, ricambiati.

La Ravelli conosce bene i suoi ragazzi e sa perfettamente che, anche senza fondi a disposizione, ci sono alcune cose che i professori (e i presidi) possono fare senza sforzi eccessivi per introdurre in modo positivo i social network nelle loro classi e nel rapporto con gli studenti.

La ricetta è quella che molti pedagoghi e insegnanti stanno già utilizzando:

1. Perché non incoraggiare gli studenti a condividere il loro lavoro sui social network?
Negli Stati Uniti una docente della Penn State University ha creato un corso online su iTunes nel quale gli studenti vengono incoraggiati a valutare il lavoro degli altri e a creare comunità online di discussione e analisi.

2. Si potrebbero usare Twitter e un hashtag specifico per coinvolgere gli studenti negli incontri con ospiti esterni (e le scuole italiane ne fanno tanti…). Incoraggiare gli studenti a relazionarsi con gli ospiti via Twitter li allena a trovare e formulare domande intelligenti che possono essere condivise e offrire spunti e riflessioni a tutti i compagni.

3. Far tenere un blog a ogni studente potrebbe essere utile per allenarli alla scrittura, per spingerli a leggere ogni giorno articoli, fonti di informazione e a incuriosirsi.

4. Cercare fonti originali non è facile. Né in biblioteca né su Google. Ma si può fare.
Gli studenti possono essere incoraggiati a cercare nuove e non scontate fonti per approfondire i propri lavori. Anche sui Social.

5. Usare Google Hangouts (o piattaforme simili) aiuta se il professore è assente per qualche giorno o se qualche studente si ammala: un ottimo modo per verificare il lavoro degli studenti “faccia a faccia”.