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Cara Anna, la mia lettera è un po’ una richiesta di ascolto, perché oggi sono proprio
giù.  Mi chiamo Paola, ho 32 anni, vivo a Brescia. Ho una laurea in psicologia  (5 anni con il vecchio ordinamento) e un master in pedagogia clinica. Il mio problema è il lavoro.

Da quando ho finito l’università (la bellezza di 6 anni fa) lavoro per cooperative sociali facendo i lavori più disparati, con orari  flessibilissimi (nel senso che non ho un orario di lavoro fisso) e distribuiti su servizi che hanno sede su gran parte della provincia. E alla fine del mese il mio stipendio di avvicina più a una mancetta domenicale elargita dai nonni piuttosto che a un introito che mi permetta di rendermi autosufficiente ed autonoma. Vivo ancora con i miei genitori e neanche lontanamente si prospetta la possibilità di poter vivere da sola  (o almeno di poter contribuire alla gestione delle spese famigliari).

Ma quello che mi frustra ancora di più, è l’impossibilità a svolgere il  lavoro per il quale ho tanto studiato. La mia specializzazione mi consentirebbe di aiutare bambini e ragazzini in difficoltà scolastiche, con problemi di apprendimento(ad esempio  difficoltà  nella lettura e nella scrittura) e relazionali. Non solo: potrebbe essere una risorsa nel supporto degli insegnanti a partire dalla scuola materna fino alle superiori. Per non parlare della possibilità di studiare e condurre progetti su tematiche di interesse nella
scuola e su richiesta dei singoli istituti per far fronte a situazioni particolari e di difficile gestione.

Ma sembra che a Brescia questo tipo di professionalità non serva! Le scuole e gli istituti con cui ho provato ad avere un incontro mi hanno chiaramente detto che la cosa non interessa. Convinta dell’importanza del mio lavoro ho aperto uno studio privato.  Risultato? Pochissimi clienti (forse una media di 1 ogni due mesi) che si presentano per avere una diagnosi e che poi spariscono quando sentono dire  che il figlio ha bisogno di affrontare un percorso per recuperare le capacità deficitarie.

Per farmi conoscere, visto che so che la mia professione è poco conosciuta, ho provato a contattare gran parte dei pediatri di Brescia, chiedendo loro solo un appuntamento per spiegare quali fossero le mie competenze. Sono riuscita ad ottenere la disponibilità ad incontrarmi solo con due di loro, che tra l’altro mi hanno detto che sono già in contatto con neuropsichiatri e logopedisti.

Ma le mie competenze non sono le stesse di neuropsichiatri e logopedisti. Anzi, molte volte i ragazzini inviati a questi professionisti non hanno bisogno di queste figure ma della mia! Adesso comincio ad essere realmente sconfortata. Non solo perché la mia
situazione economica è più simile a quella di un’adolescente che a quella di una donna della mia età, ma anche e soprattutto perché mi si prospetta come unica soluzione quella di rinunciare a svolgere un lavoro che mi piace, per il quale ho fatto tanti sacrifici e che so potrebbe essere estremamente utile.

Paola Cartolano, pcpaola75@yahoo.it

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risponde la psicologa Anna Grasso Rossetti

Sono troppe le persone in questa situazione: anni di studi, di sacrificio, di entusiasmo e poi i muri che si alzano, a bloccare ogni euforia di produrre. La figura dello psicologo scolastico, in questi tempi di bullismo, di disagio generalizzato e localizzato, dovrebbe essere istituita al più presto, nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma…mancano i fondi.

E non so se la legge preveda un piccolo contributo, da parte di ciascun alunno, per poter avere un servizio così utile. Basterebbe poco, ma “tanti pochi fanno assai” dice un vecchio proverbio. E, probabilmente, poichè si impegnano di tasca propria, anche i nuclei familiari sarebbero più inclini ad ascoltare attentamente quello che l’esperto rileva e consiglia. Non sarebbe stupendo che proprio Popolis fosse la bandiera di una campagna di sensibilizzazione su questo argomento?

Mi piacerebbe conoscere il parere dei lettori. Scrivetemi.
Quanto alla collega, le chiedo , come dicono i bolognesi, di “tenere botta”. Chi vale riesce a farsi valere…

Ecco la risposta di una lettrice:
Con la maternità ho trovato i valori reali della vita

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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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