Tempo di lettura: 3 minuti

In questi giorni di riflessione, a cinquanta anni dall’enciclica, mi è capitato di pensare cosa aggiungerebbe o integrerebbe Paolo VI, se si trovasse a riscrivere oggi la Populorum Progressio.

Probabilmente Paolo VI entrerebbe più in profondità su due temi rilevanti, rispetto ai quali negli anni 60 la sensibilità e l’elaborazione non era ancora così diffusa: il problema ecologico che implica un corretto e sostenibile uso delle risorse del creato (il concetto di sviluppo sostenibile, per come è affrontato nella Laudato sii di Papa Francesco, nella Populorum Progressio si percepisce nettamente, ma non viene ancora compiutamente definito) e la piena valorizzazione del ruolo delle donne, come motore insostituibile dello sviluppo.

Questo è uno dei grandi sprechi attuali del mondo.

La mia esperienza diretta nel progetto Microfinanza Campesina in Ecuador dice che la donna, nelle comunità, è più capace dell’uomo di cogliere l’essenziale, di orientarsi al bene comune. Ad esempio in Ecuador le casse rurali con a capo le donne sono gestite meglio e fanno crescere la comunità dove operano nelle diverse componenti che formano la qualità della vita.

La Populorum Progressio rimane a distanza di 50 anni straordinariamente profetica, capace di leggere, interpretare i fenomeni, indicare con un ottimismo di fondo vie e sentieri da percorrere.

Dobbiamo investire in umanità, nel Nord e nel Sud del mondo.

Paolo VI
Paolo VI

I soldi sono necessari per realizzare lo sviluppo, ma lo sviluppo – quello individuato nella Populorum Progressio – non si fa solo con i soldi.

La povertà non è solo quella materiale, ma è anche quella di chi ha il cuore mutilato dall’egoismo. Credo che Paolo VI insisterebbe molto su questo tipo di nuove povertà che attanaglia l’occidente: la povertà valoriale, affettiva, di relazione, di partecipazione, di democrazia.

La Populorum Progressio, pur evidenziando problemi, ha una visione ottimistica di fondo, una fiducia, una speranza cristiana che l’umanità possa migliorare e progredire “in umanità”.

Mi chiedo però se Paolo VI avrebbe oggi ancora la stessa fiducia.
Io penso di sì, anche se la situazione per certi versi è peggiorata.

Abbiamo assistito ad una marcia nella direzione assolutamente opposta.
Paolo VI proponeva la creazione di un fondo mondiale con finalità redistributive.
In questi ultimi anni invece si è ulteriormente accentuata la straordinaria concentrazione della ricchezza. A livello mondiale un’esigua percentuale di persone detiene più ricchezza che miliardi di individui.

Lo stesso fenomeno di polarizzazione purtroppo si sta verificando all’interno delle stesse società occidentali, dove si sta assottigliando la cosiddetta classe media.
La società italiana da questo punto di vista per certi versi si sta sudamericanizzando.

Le indicazioni di Paolo VI rimangono quindi attuali e quanto mai necessarie.
Credo che se non le abbiamo seguite per “lungimiranza”, perché ci mancava la sua visione profetica, dovremo seguirle ora per “stato di necessità”.

Non per andare in Paradiso, ma per vivere meglio qui sulla Terra, per risolvere e prevenire problemi.

Avere una visione collettiva di bene comune rimane anche il modo migliore e più intelligente di tutelare un interesse personale diretto che, per essere ben difeso, deve necessariamente inserirsi in un contesto generale più ampio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *