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Si chiama “Rupantara”, parola Hindi che significa cambiamento, ed è un progetto di sviluppo di comunità nato a Bangalore, città dell’India caratterizzata negli ultimi anni da uno sviluppo economico e sociale importante ma che presenta ancora comunità che vivono ai margini del progresso.

Una di queste è rappresentata dai grave diggers, persone che si occupano di scavare tombe all’interno dei cimiteri, dove vivono; proprio ai loro figli è rivolta l’iniziativa voluta fortemente da un giovane studente di social work che ha voluto creare una scuola per bambini portandola nel luogo dove sono costretti a vivere.

A raccontare il progetto è Valentina Calcaterra, ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, la quale per la rivista bimestrale ‘Lavoro Sociale’ ci porta dentro una realtà fatta di emarginazione e contrasti, che fanno da contraltare all’altra faccia di Bangalore costituita da palazzi, negozi, uffici, scuole e università.

Grave diggers. “La città di Bangalore – racconta Valentina Calcaterra – ha oltre 30 comunità di ‘grave diggers’ e il 90% delle persone che vivono in queste comunità non ha mai frequentato la scuola”. La necessità di aiutare concretamente i genitori nel lavoro, il timore dei pregiudizi da parte delle famiglie e soprattutto la sfiducia nella possibilità di un cambiamento della loro condizione sociale sono tra i fattori che influiscono maggiormente sulla scelta di non ottemperare all’obbligo scolastico vigente in India.

Istruzione come leva di cambiamento. “Se i bambini a scuola non ci vanno, sarà la scuola ad andare da loro”. A questo ha pensato Samuel Gladson, operatore sociale di Bangalore che ha incontrato i bambini in occasione della sua partecipazione ad un funerale e l’anno dopo, avendoli trovati nella stessa condizione, ha pensato a come fare per trovare un rimedio a questa situazione.

Nel 2016 ha dato avvio al progetto “Rupantara”, supportato dalla Ong Hand in Hand, che propone una sorta di dopo scuola per i bambini che vivono al cimitero anche se in realtà si tratta di una vera e propria scuola, dato sono in molti coloro che non ci vanno o faticano a frequentarla a causa di importanti difficoltà di apprendimento.

Obiettivo del progetto è assicurare che tutti i bambini seguiti possano avere occasione sia di conoscere e sviluppare al meglio le loro competenze, sia di allargare i confini della propria vita oltre il cimitero in cui si trovano attraverso il fare e lo sperimentare. Ed è così che i volontari organizzano gite ai musei, ai parchi della città, propongono laboratori creativi, non disdegnando lezioni di francese, spagnolo o italiano.

Un futuro diverso. Nel suo servizio Valentina Calcaterra pone l’attenzione infine sul bilancio del primo anno di progetto, utile in particolare a far acquisire ai bambini “la curiosità di scoprire il mondo e trovare legittima l’idea di potersi costruire un futuro diverso da quello che tradizionalmente spetterebbe a loro”.

Un aspetto quest’ultimo testimoniato dalle parole di una madre: “Non abbiamo mai mandato i nostri figli a scuola, ma dopo l’esperienza fatta con questi volontari abbiamo capito che anche loro possono studiare. Facciamo questo lavoro da cinque generazioni e non voglio che i miei figli finiscano come noi”.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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