L’attitudine del disegno a rincorrere le parole. La capacità delle parole ad ispirare i disegni. In un libro. La pubblicazione, edita dalla “Compagnia della Stampa”, dal titolo “Seriamente finti fintamente serii” (proprio con due i) ha come autrice la poetessa Angela Maria Zucchetti che accompagna una serie di propri scritti con altrettanti disegni di Giampaolo Belotti. Entrambi artisti per vocazioni espressive diverse. Ambedue di Rovato, sono protagonisti, rispettivamente per la parte femminile e per quella maschile, della pubblicazione che ne esemplifica la loro distinta stilistica compositiva.

Come può mettere sull’avviso la copertina nella scelta del titolo, posto in capo alla circoscritta raccolta di pagine non numerate, si tratta di curiose ideazioni lessicali, dove l’inventiva cede il passo all’estraniamento di un non senso, assecondando la distratta assonanza di un’inconscia rappresentazione, nella metamorfosi espressa mediante la corrispondenza di un ironico riferimento.

Ad esempio:Scipione l’Africano” ecco che testualmente diviene “Scimmione l’Africano”, con tanto di disegno che offre la caricatura dell’equivoca devianza fonetica inseritasi nel nome del noto condottiero romano.

Questa curiosa alleanza fra una sorta di translitterazioni in subbuglio e l’arte visiva dei contorni grafici che ne interpretano l’ispirazione, oltrepassa pure la soglia del sacro, nel momento in cui, mette a chiare lettere l’oggetto di una data espressione entro i termini di “Santa Teresa d’Avola”, con tanto di allusione al nero vino siciliano, giocando, di fatto, con l’assonanza di “Avila”, località, invece, effettivamente propria della famosa mistica spagnola.

Analogamente, fonemi imbizzarriti paiono volutamente essersi ricomposti nella dizione di “Lettera di San Paolo Apostolo agli Altoatesini”, piuttosto che, come, in effetti, tramanda il Vangelo, agli antichi abitanti di Efeso, i famosi efesini delle profonde scritture paoline.

Quest’intesa sistematica nel modo di esprimersi che amplifica, dell’uno e dell’altro modo, l’effetto, avvinto alla divertita scommessa del risalto di un dato aspetto, è introdotta da una serie di considerazioni a firma di “R.R.”, particolarmente riferite al personale estro creativo dell’autrice: “(…) C’è quasi la reattività di un meccanismo automatico in Angela Maria Zucchetti quando una parola o un concetto le frulla all’orecchio e, come se questi fossero batteri o virus da attaccare, ecco scattare le manipolazioni, i ribaltamenti di senso, i fonemi distruttivi e ricreatori di nuovi suoni. (…)”.

In questa proiezione creativa, la versatile caratura dell’artista Giampaolo Belotti ne prosegue l’efficacia intuitiva, spiritosamente deflagrata tra i tratti ed i contorni impressi nel bianco e nero di vivaci azioni sceniche sintetizzate nel disegno.

Opere, ricorrenti nel libro in una pacata armonia di uguale dimensione, che didascalicamente supportano, in una contestuale autonomia di rielaborazione grafica, ciò che nell’accennata introduzione al libro attiene allo “(…) incontenibile bisogno dell’autrice di rimettere in discussione (forse rimettere letteralmente in gioco, giocare) parole e frasi assediandole con subitanee variazioni, con possibili ribaltamenti, con innesti vitalizzanti e ricreatori di nuovi significati. (…)”.

Al suo fianco, in questo caso, Giampaolo Belotti di cui l’edizione del “Giornale di Brescia di sabato 15 settembre 2018 ne ha, fra l’altro, offerto una possibile presentazione, nel contesto di una sua mostra personale, in quei frangenti giunta al giorno dell’incombente inaugurazione: “(…) La sua carriera, lunga mezzo secolo, alterna una variegata attività di artista – che spazia da quadri a sculture fino ad opere murarie -a quella del mondo della grafica pubblicitaria e dell’umorismo. Abile caricaturista, la sua matita ha portato Giampaolo Belotti a mettere la firma su libri (come la fortunata collana benefica de “Le favole di Barbara”), ma anche vestiti, cartoline, (come quelle firmate, negli anni Novanta, per gli eventi di Pavarotti) e perfino decine di bottiglie. Quelle ovviamente di Franciacorta, disegnate una a una per personaggi dello spettacolo e dello sport come Vasco Rossi, Andrea Pirlo, Valentino Rossi e tanti altri”.

In quell’ultimo tratto estivo del mese avviato nel poi subentrato autunno, la sua iniziativa espositiva aveva trovato spazio nel bar “Il Rivellino” di piazza Cavour a Rovato, ispirando, alla non meglio identificata firma di “D.P.”, posta in calce a tale informazione giornalistica, anche la precisazione che “(…) Giampaolo Belotti – artista, pittore, illustratore, vignettista – mette in esposizione trent’anni di vignette, satiriche e non, “tra scene di genere – spiega – caricature, politica e tanto altro ancora”.

Definito “bohèmien”, nel titolo sviluppato a corredo della medesima notizia settembrina, l’artista, nel caso del ruolo da lui interpretato in questo libro, attraversa l’immaginazione altrui, valorizzandola con la propria, in quei “divertissment” che danno riscontro all’indugio di Angela Maria Zucchetti di soffermarsi nella duttilità verbale di disinvolte esternazioni, graficamente coniugate a divertite fascinazioni visive: “Avanti o polipo alla riscossa”, “Il Gattolico Protestante”, “Bradipo Re”, “I dolori del giovane Wertebrer”, “I Setter Samurai”, “Il dottor Jeckyll e Mister Heidi”, “Le avventure di Finocchio”,”Il Gallo in maschera”, “Il Gattico delle Creature”, “Lettera di San Paolo Apostolo agli Altoatesini”, “Odora il Padre e la Madre”, “Ridi Cagnaccio”, ”Santa Teresa d’Avola”, “Scimmione l’Africano”, ”Se son rogne fioriranno”.

Oltre a queste, anche altre, pubblicate in un analogo carattere di stampa, secondo un prosieguo di ideazione, senza che, per quest’altre, il disegno ne corrobori l’astrazione, quasi volendo lasciare al lettore una sua possibilità di immaginazione, come “Tutto il ricavato andrà in maldicenza”, “I morsi e i rimorsi storici” e, fra altre ancora, anche “Un’individualista della miglior specie”, condensando tale espressione nell’omogeneità ribelle della pubblicazione, caratterizzata anche una dedica di retrocopertina, anch’essa posta in una sua scherzosa manovra semantica diversiva: “Solo per pochi infimi”.