Tempo di lettura: 2 minuti

Ognuno nella vita ha una serie che lo acchiappa e non lo molla più. Se si è fortunati, come per gli amori, di serie televisive nella vita nei puoi incontrare più d’una e piangere quando stai per iniziare l’ultima puntata. E pregare che un’altra stagione arrivi.

Ecco, io sto per piangere perché sto per vedere l’ultima puntata della terza stagione di “Chiami il mio agente” uscita in Francia nel 2015 e in Italia un anno fa, su Netflix.

Una serie tutta francese. Nello spirito, nel racconto, nella regia. Dix pour cent è il titolo originale di questa dramedy, un mix tra drama e comedy, più commedia che dramma per quanto è cinica e spiritosa. E molto ma molto francese (astenersi chi non ama il cinema made in France).

Siamo a Parigi. Nel cuore di Parigi. In scena i membri della ASK, un’agenzia di spettacolo, che si trovano a dover lottare per capire come andare avanti dopo la scomparsa del loro fondatore.

Ma soprattutto lottano ogni giorno per accontentare attori e attrici, registi e produttori svelandoci, con grande ironia e sarcasmo, il lato oscuro del mondo dello spettacolo, rivelandoci i capricci e le stravaganze di attrici e attori, ma anche facendoci  capire tutto il mondo (anche in termini economici) che nel bene e nel male c’è dietro a un film.

Al di là dei singoli protagonisti (tutti bravissimi, irresistibilmente francesi) che intrecciano vita privata e vita professionale, il bello è che molti attori e attrici clienti dell’agenzia, almeno uno a puntata, impersonano loro stessi. Con un’ironia molto ma molto divertente.

Formidabile è il racconto dello stacanovismo di Isabelle Huppert, musa del cinema francese, che non dorme mai, riesce a girare due film contemporaneamente, uno di notte e uno di giorno, in barba al contratto di esclusività, e che nei ritagli di tempo va a fare un’intervista con France2 e pure a una sfilata di moda (“E’ pur sempre la settimana della moda questa a Parigi…”.

Spiritosa e arguta è Juliette Binoche, nei panni di madrina di un festival di Cannes, che va in scena tutta spettinata e con il vestito strappato, ma che riesce a improvvisare e a tenere il pubblico incollato alle sue meravigliose labbra.

E che dire di Monica Bellucci, che, reduce da un horror in Australia, e in vista dell’inverno, si sente sola e vorrebbe accanto un uomo normale, magari un falegname o un insegnante di matematica? Tocca al suo agente aiutarla nell’impresa.

La buona notizia, per chi è alla ricerca di una serie da vedere tutta di un fiato, è che Chiami il mio agente si svolge per 18 puntate da un’oretta ciascuna. La brutta è che la serie si fermerà con la quarta stagione che da noi dovrebbe arrivare fra un anno.

L’idea, questa volta, è di scomodare qualche altro attore mitico: Gerard Depardieu e Marion Cotillard, tanto per cominciare.

 

 

CONDIVIDI
Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *